Oro in ripresa: spinta dai progressi diplomatici tra Washington e Teheran

I metalli preziosi hanno registrato un significativo apprezzamento nella seduta di lunedì, sostenuti dagli sviluppi diplomatici tra Stati Uniti e Iran che hanno migliorato il sentiment di mercato e indebolito il dollaro americano. Tuttavia, gli analisti invitano alla prudenza: nonostante il rimbalzo, le quotazioni dell’oro restano ancora circa il 13% al di sotto dei livelli pre-conflitto registrati a fine febbraio.

I numeri della sessione

  • Spot gold: +1,2% a 4.561,41 dollari l’oncia durante le contrattazioni londinesi
  • Futures sull’oro: +0,8% a 4.593,34 dollari l’oncia
  • Argento spot: +2,9%, con un picco intraday del 3,1% a 77,86 dollari
  • Platino spot: +2% a 1.968,12 dollari l’oncia
  • Bloomberg Dollar Spot Index: -0,2%

Il quadro negoziale: cosa ha detto l’amministrazione Trump

Il rally è stato innescato dalle dichiarazioni rilasciate nel weekend dal Presidente Donald Trump, secondo cui i negoziatori avrebbero “in larga parte completato” l’impalcatura di un accordo di pace con l’Iran. Trump ha però sottolineato che la sua amministrazione non intende affrettare la finalizzazione dell’intesa.

Il Segretario di Stato Marco Rubio ha definito l’accordo preliminare tra Washington e Teheran “piuttosto solido”, in particolare per quanto riguarda la riapertura dello Stretto di Hormuz. Rubio ha precisato che gli Stati Uniti attendono la risposta formale di Teheran, avvertendo che le operazioni militari potrebbero riprendere qualora l’Iran rifiutasse i termini proposti. Nel frattempo, le forze navali statunitensi mantengono il blocco intorno all’Iran in attesa dell’eventuale finalizzazione dell’intesa.

I nodi irrisolti sul nucleare

Permangono divergenze sostanziali sul programma nucleare iraniano. Secondo le fonti, i rappresentanti di Teheran continuano a opporsi alle richieste americane di consegnare le scorte di uranio arricchito, un punto che rappresenta un significativo ostacolo per la chiusura definitiva del negoziato.

Lo Stretto di Hormuz: snodo cruciale per inflazione ed energia

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei principali chokepoint del commercio petrolifero globale: attraverso questo passaggio transita circa un quinto dell’offerta mondiale di greggio. Un eventuale ripristino dei normali flussi marittimi potrebbe abbattere significativamente i costi energetici, che dall’escalation di fine febbraio sono stati il principale motore delle pressioni inflazionistiche a livello globale.

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Implicazioni per la politica monetaria

L’aumento dell’inflazione ha alimentato le aspettative di un orientamento più restrittivo da parte delle banche centrali. I mercati prezzano attualmente con una probabilità prossima alla certezza un intervento della Federal Reserve sui tassi entro la fine dell’anno.

Poiché l’oro non genera rendimento, un contesto di tassi più elevati ne riduce strutturalmente l’attrattività come asset di portafoglio. Da qui il crollo di circa il 13% dall’inizio della crisi iraniana, riconducibile in parte proprio alle aspettative di un costo del denaro più alto. Nella sessione di lunedì, sia il dollaro sia i rendimenti dei Treasury sono arretrati grazie all’ottimismo sui progressi diplomatici, creando un terreno favorevole alla risalita del metallo giallo.

Mercati cauti: perché il rally resta contenuto

Gli operatori sottolineano come il rimbalzo dei prezzi sia rimasto “relativamente moderato” rispetto alla portata dell’annuncio. Justin Lin, analista di Global X ETFs a Sydney, ha osservato che gli investitori hanno già assistito a precedenti annunci dell’amministrazione Trump non seguiti da risultati concreti, e ora pretendono evidenze verificabili prima di spingere ulteriormente i prezzi al rialzo.

Christopher Wong di Oversea-Chinese Banking Corp ha evidenziato l’esitazione dei trader a inseguire aggressivamente il rally, soprattutto in presenza di interrogativi ancora aperti sul dossier nucleare iraniano. Wong ha inoltre segnalato che i volumi di scambio ridotti di lunedì sono stati condizionati dalla chiusura dei mercati di Stati Uniti, Regno Unito, Hong Kong e Corea del Sud per festività.

Riflettori puntati sulla nuova Fed

Sul fronte istituzionale, il neoinsediato Presidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha assunto formalmente l’incarico. Gli operatori monitorano con attenzione le sue prime dichiarazioni per cogliere indicazioni sull’orientamento di politica monetaria e sulla valutazione del quadro macroeconomico.

Prospettive: cosa attendersi nelle prossime settimane

Le quotazioni dell’oro continuano a muoversi sensibilmente al di sotto dei massimi recenti. La traiettoria futura dei prezzi dipenderà essenzialmente da tre fattori chiave:

  1. Finalizzazione dell’accordo con l’Iran e tempistiche concrete di attuazione
  2. Riapertura effettiva dello Stretto di Hormuz e ripercussioni sui prezzi del petrolio
  3. Evoluzione delle aspettative inflazionistiche e relative scelte della Federal Reserve

Per gli investitori italiani esposti ai metalli preziosi, sia attraverso ETF fisici sia tramite strumenti derivati, il consiglio degli analisti è di mantenere un approccio prudente: la volatilità potrebbe restare elevata fino a quando non emergeranno conferme tangibili sul fronte diplomatico. In uno scenario di accordo confermato, l’oro potrebbe consolidarsi in un range di assestamento; in caso di fallimento dei negoziati, invece, è probabile un rapido ritorno ai massimi precedenti, sostenuto dalla domanda di beni rifugio.