Euro tra volatilità e riprezzamento: il quadro attuale
Il cambio EUR/USD ha vissuto una fase di forte oscillazione, con una flessione di circa l’1,65% nel primo trimestre, seguita da un recupero dell’1,25% ad aprile. A prima vista, potrebbe sembrare semplice rumore di mercato all’interno di un range più ampio. In realtà, si tratta del riflesso di un mercato costretto più volte a rivedere bruscamente le proprie aspettative sulla politica monetaria, sotto la pressione di tensioni geopolitiche e correnti macroeconomiche contrastanti.
La riunione BCE: hawkish hold come scenario base
La Banca Centrale Europea si riunisce domani e lo scenario più probabile resta quello di un “hawkish hold”, ovvero un mantenimento dei tassi accompagnato da un tono restrittivo. Le probabilità implicite di un rialzo immediato si aggirano intorno al 10%, mentre per giugno il mercato sconta integralmente un incremento di un quarto di punto.
Questa asimmetria racconta qualcosa di rilevante: la soglia per agire domani è alta, ma quella per segnalare un cambio di rotta no. La BCE ha ampi margini per orientare le aspettative senza dover muovere immediatamente i tassi.
Un riprezzamento drammatico delle aspettative
L’evoluzione delle attese sui tassi nelle ultime settimane è stata particolarmente intensa. Prima dell’escalation del conflitto in Medio Oriente, il mercato propendeva ancora per un ulteriore taglio entro l’anno, con una probabilità del 55%. È seguito poi un brusco capovolgimento: al picco del riprezzamento, il 7 aprile, erano scontati pienamente tre rialzi, con il mercato che flirtava con un quarto. Pur sembrando esagerato, anche oggi il mercato dei swap incorpora completamente tre rialzi.
Energia e inflazione: i veri driver del riprezzamento
Il principale canale di trasmissione resta quello energetico. Il Brent con scadenza luglio ha toccato un nuovo massimo di contratto, attestandosi oggi a 108-109 dollari al barile. Anche con la cessazione delle ostilità, il premium per il rischio di approvvigionamento difficilmente svanirà rapidamente.
Per l’Europa, ciò pesa più che altrove: l’area resta acutamente esposta ai costi energetici importati e gli effetti di secondo impatto, sebbene non ancora visibili nei dati, costituiscono un rischio che la BCE non può ignorare.
Aspettative di inflazione in aumento
I dati delle indagini condotte dalla stessa BCE confermano questa tendenza: le aspettative inflazionistiche stanno salendo. Questo spiega perché il mercato sia stato disposto a passare con tale aggressività dal prezzare tagli al prezzare rialzi. Spiega anche perché la BCE difficilmente contrasterà con forza il pricing attuale: dopo aver lavorato per quasi due anni ad ancorare le aspettative, l’istituto di Francoforte non ha alcun interesse a vederle deragliare nuovamente.
I dati macroeconomici in arrivo
Il quadro che precede la decisione di domani è significativo:
- PIL del primo trimestre: atteso intorno allo 0,2%, in linea con il quarto trimestre precedente. Non recessivo, ma neppure rassicurante.
- CPI preliminare di aprile: stimato in salita al 3,0% dal 2,6%, con una variazione mensile prossima all’1,0% dopo l’1,3% di marzo.
- Tasso di disoccupazione: previsto vicino al 6,2%, in pratica al minimo storico dell’era UEM.
L’impulso inflazionistico arriva soprattutto da energia e alimentari, mentre il core inflation resta sostanzialmente stabile. La storia dell’inflazione è dunque visibile, ma non ancora abbastanza estesa da imporre una risposta immediata. Allo stesso tempo, un mercato del lavoro solido offre alla BCE il margine per mantenere un orientamento restrittivo anche in presenza di una crescita contenuta.
Differenziali di tasso e dinamiche del cambio
Dal punto di vista dei mercati, la traiettoria dell’euro resta strettamente legata ai differenziali di rendimento. Il premio del Treasury USA a due anni rispetto al Bund tedesco, indicatore chiave per il forex, si è ridotto bruscamente nel corso dell’anno:
- Da oltre 150 punti base a metà gennaio
- A poco più di 100 punti base a inizio mese, il livello più stretto in tre anni
- Successivo allargamento verso 130 punti base
- Recente compressione attorno a 118 punti base
Per avere un termine di paragone, un anno fa il differenziale si trovava vicino ai 200 punti base. Questa compressione è stata uno dei sostegni più affidabili per l’euro. Inoltre, una eventuale fine del conflitto in Medio Oriente potrebbe generare un movimento di risk-on da parte degli investitori, ulteriormente favorevole alla moneta unica.
Analisi tecnica: l’euro mostra segnali di cautela
Il quadro tecnico, tuttavia, è diventato più prudente. L’EUR/USD ha toccato il massimo a 1,1850 il 17 aprile, per poi invertire la rotta. L’obiettivo iniziale nell’area 1,1675–1,1700 è stato raggiunto, ma la pressione in vendita non appare esaurita. Gli indicatori di momentum suggeriscono spazio per ulteriori cali, con il prossimo livello di interesse intorno a 1,1650.
Volatilità in compressione
La volatilità implicita a tre mesi sull’euro è scesa a un minimo di tre mesi all’inizio della settimana, appena sotto il 5,8%, contro una media mobile a 50 giorni vicina al 6,7% e una a 100 giorni intorno al 6,3%. La compressione suggerisce che il mercato è meno preoccupato per movimenti direzionali ampi e più orientato a esprimere posizioni tramite carry e tassi relativi. Tuttavia, riteniamo che la volatilità implicita sia destinata a risalire.
Il consenso degli analisti si fa più cauto
Il consensus sul cambio si è leggermente raffreddato. L’ultima rilevazione di Bloomberg colloca l’euro a 1,1750 a fine giugno e a 1,19 entro settembre e fine anno, entrambi valori leggermente inferiori a quelli di un mese fa. Il cambiamento può sembrare marginale, ma riflette il riconoscimento più diffuso che il percorso al rialzo difficilmente sarà lineare.
Cosa aspettarsi dalla BCE e dall’euro
Il breve termine dipende in larga misura da come la BCE gestirà la riunione di domani. Un hawkish hold validerebbe gran parte del recente riprezzamento senza imporre un’azione immediata, e potrebbe essere sufficiente per ora. Ma con prezzi energetici elevati, aspettative di inflazione in movimento e rischi geopolitici irrisolti, l’equilibrio dei rischi resta fluido.
La ripresa dell’euro è reale, ma non ancora consolidata. Per gli operatori sul forex, la prudenza resta d’obbligo: la combinazione di fattori macroeconomici, geopolitici e tecnici suggerisce che la fase di volatilità è destinata a proseguire, con opportunità sia per chi opera in ottica direzionale, sia per chi predilige strategie basate su differenziali di tasso.

