Un rally azionario sempre più vulnerabile

La sessione di martedì mette alla prova un mercato che ha continuato a salire nonostante il quadro di rischio circostante non sia affatto migliorato. Il conflitto con l’Iran continua a esercitare pressione sui prezzi del petrolio, mentre la Federal Reserve si prepara a mantenere invariati i tassi di interesse, pur in presenza di rischi inflazionistici sempre più difficili da ignorare. Dopo una corsa straordinaria dell’equity, gli investitori si trovano ora a dover valutare se utili societari e boom dell’intelligenza artificiale possano sostenere le valutazioni in una fase più costosa e incerta.

Lo Stretto di Hormuz e la pressione sul petrolio

Lo Stretto di Hormuz, la stretta via marittima attraverso cui transita una quota enorme del greggio mondiale, resta di fatto compromesso dal conflitto con Teheran. L’Iran ha avanzato una proposta per riaprire il passaggio, ma Washington si mostra scettica. Secondo diverse fonti, Donald Trump non è convinto che l’Iran stia negoziando in buona fede, soprattutto se i colloqui sul programma nucleare venissero accantonati. Va ricordato che proprio il programma nucleare è stata la ragione principale dello scoppio del conflitto, e cedere su questo punto sarebbe politicamente costoso in vista delle elezioni di metà mandato.

Il petrolio sopra i 110 dollari al barile

Il Brent è tornato sopra quota 110 dollari al barile, una soglia che si traduce in una sorta di “tassa indiretta” su trasporti, alimentari, plastica, biglietti aerei, margini industriali, bilanci familiari e — alla fine — sulla pazienza degli elettori. I future sul greggio continuano a salire e il mercato sta progressivamente abbandonando l’ipotesi rassicurante di un rapido ritorno dei prezzi su livelli più contenuti.

Il paradosso degli indici USA: record nonostante i rischi

Si tratta di uno scenario scomodo per gli investitori. Le borse statunitensi hanno messo a segno una performance notevole, con S&P 500, Nasdaq 100 e Nasdaq Composite che hanno recentemente aggiornato i massimi storici. Il rimbalzo è stato trainato in gran parte dall’intelligenza artificiale, ormai diventata la risposta preferita del mercato a ogni domanda difficile.

Un rally non limitato al tech

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Va riconosciuto che la salita non ha riguardato esclusivamente la tecnologia. La maggior parte dei principali settori ha guadagnato terreno nelle ultime settimane, e il Nasdaq 100 è salito in 16 delle ultime 19 sedute. Rispetto all’Europa, gli Stati Uniti hanno riconquistato la leadership di mercato. Tuttavia, nei confronti di alcune economie asiatiche — Giappone, Taiwan e Corea del Sud — gli USA appaiono meno dominanti: questi mercati hanno beneficiato pesantemente della corsa globale all’espansione della capacità di calcolo.

Tre narrative in conflitto sul tavolo degli investitori

La sessione in arrivo porta con sé diversi temi che si intrecciano:

1. La spinta inflazionistica dell’energia

I prezzi energetici stanno costringendo a una revisione delle stime sull’inflazione, complicando il lavoro delle banche centrali.

2. La riunione della Fed

La Federal Reserve si riunisce mercoledì e gli investitori si attendono pressoché unanimemente nessuna modifica ai tassi. La domanda davvero rilevante non è cosa farà Jerome Powell, ma se l’attuale pressione inflazionistica sia da considerarsi uno shock energetico temporaneo legato al conflitto in Medio Oriente, oppure se stia assumendo i contorni di un fenomeno più persistente.

3. La stagione delle trimestrali

Le aziende americane stanno pubblicando i risultati a ritmo serrato. Tra i nomi attesi figurano Coca-Cola, General Motors, Starbucks, UPS, UnitedHealth, Verizon, Visa e Mondelez: dati che forniranno indicazioni preziose sulla salute dei consumatori e sui costi operativi delle imprese.

Il trade sull’AI mostra le prime crepe

L’operatività sull’intelligenza artificiale appare improvvisamente meno invincibile. Oracle ha registrato un netto calo nelle contrattazioni pre-mercato dopo che, secondo il Wall Street Journal, OpenAI avrebbe mancato i target interni di ricavi e utenti. Le ambizioni cloud di Oracle sono strettamente collegate ai massicci piani di spesa in data center di OpenAI.

Sotto pressione anche CoreWeave, altro fornitore di infrastruttura per OpenAI, e SoftBank, importante investitore nella società di intelligenza artificiale. Anche i titoli dei semiconduttori — Nvidia, AMD e Arm — hanno chiuso in territorio negativo.

Trimestrali: un quadro contrastato

I risultati societari offrono segnali misti, sufficienti a tenere alta l’attenzione del mercato:

  • General Motors in rialzo dopo aver alzato la guidance annuale sugli utili, sostenuta da un mercato auto USA resiliente e da un atteso rimborso tariffario.
  • Coca-Cola in progresso dopo aver migliorato le stime sul profitto rettificato annuale.
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  • UPS in calo dopo un brusco arretramento dell’utile rettificato.
  • Spotify in flessione per una guidance del secondo trimestre più debole delle attese.
  • BP plc con utili più che raddoppiati, grazie soprattutto al trading petrolifero.
  • Barclays in ribasso dopo costi straordinari one-off.
  • CATL, gigante cinese delle batterie, in netto calo dopo l’annuncio di un collocamento azionario scontato da 5 miliardi di dollari.

Cosa monitorare nelle prossime sedute

Per gli investitori italiani esposti ai mercati USA, i punti di osservazione critici restano tre: l’evoluzione del prezzo del petrolio in funzione del dossier iraniano, la retorica della Fed sulla traiettoria inflazionistica, e la tenuta della narrativa AI dopo i primi segnali di delusione su OpenAI. In un mercato che scambia su multipli elevati, ogni delusione sugli utili o ogni sorpresa al rialzo sull’inflazione potrebbe innescare correzioni più ampie del previsto.