Allarme carburante: l’estate dei voli europei a rischio

La stagione di punta del turismo estivo si avvicina, ma l’Europa potrebbe non essere in grado di soddisfare la crescente domanda di jet fuel. A lanciare l’allarme è Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), che in un’intervista a CNBC durante il CONVERGE LIVE di Singapore ha delineato uno scenario potenzialmente critico per il settore dell’aviazione civile del Vecchio Continente.

Il problema nasce dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, canale strategico attraverso cui transitava circa il 20% della fornitura mondiale di petrolio, conseguenza diretta del perdurare della crisi in Medio Oriente.

Un divario tra domanda e offerta sempre più ampio

Secondo i dati forniti da Birol, ad agosto 2026 la domanda di carburante per aviazione risulterà superiore del 40% rispetto ai livelli di marzo. «Se l’offerta resterà ai livelli attuali, la sfida potrebbe diventare ancora più complessa», ha dichiarato il numero uno dell’IEA.

Il ruolo delle raffinerie mediorientali

Le raffinerie del Medio Oriente garantivano storicamente circa il 75% del jet fuel europeo, ma la produzione da questi impianti è oggi «praticamente azzerata». L’Europa sta quindi cercando di diversificare le fonti di approvvigionamento, rivolgendosi a Stati Uniti e Nigeria, poiché i grandi produttori asiatici hanno imposto restrizioni all’export.

«Se non riusciremo a ottenere importazioni aggiuntive da questi Paesi, ci troveremo in serie difficoltà», ha avvertito Birol, definendo la situazione come «la più grande minaccia alla sicurezza energetica della storia».

blank

Impatto economico sul turismo europeo

Il comparto aereo rappresenta un pilastro dell’economia continentale. Secondo i dati di ACI Europe, la connettività aerea genera 851 miliardi di euro di PIL per le economie europee (quasi 1.000 miliardi di dollari) e sostiene circa 14 milioni di posti di lavoro.

La dipendenza strutturale dell’Europa dalle importazioni di carburante espone i vettori del continente a un rischio decisamente maggiore rispetto ai competitor statunitensi, che possono contare su una filiera domestica più robusta.

Prezzi in impennata

Secondo la International Air Transport Association (IATA), i prezzi del jet fuel sono aumentati del 103% a fine marzo rispetto al mese precedente. Un incremento che mette sotto pressione i bilanci delle compagnie aeree.

«Le compagnie aeree operano tipicamente con margini operativi a una sola cifra e destinano tra il 20% e il 40% dei ricavi al carburante», ha spiegato Alex Irving, responsabile della ricerca equity sui trasporti europei di Bernstein. «L’aumento dei prezzi del jet fuel spinge inevitabilmente il settore verso perdite operative».

La risposta delle compagnie aeree: tagli e cancellazioni

blank

Lufthansa riduce le tratte brevi

Il gruppo tedesco Lufthansa ha annunciato la cancellazione di 20.000 voli a corto raggio fino a ottobre 2026, un provvedimento che consentirà un risparmio di 40.000 tonnellate metriche di carburante e l’eliminazione delle rotte meno redditizie. Il 16 aprile il vettore ha inoltre annunciato la chiusura della controllata Lufthansa Cityline per contenere ulteriori perdite.

SAS e KLM seguono la stessa strada

La compagnia scandinava SAS ha cancellato 1.000 voli ad aprile a causa dei costi del carburante, mentre l’olandese KLM ha ridotto la capacità di 80 voli per far fronte al rincaro del cherosene.

EasyJet: perdite record e prenotazioni in calo

Il vettore low-cost EasyJet ha registrato una perdita complessiva compresa tra 540 e 560 milioni di sterline (circa 675-700 milioni di dollari) nei sei mesi chiusi al 31 marzo, con 25 milioni di sterline di costi aggiuntivi per il carburante solo nel mese di marzo. La compagnia ha coperto con operazioni di hedging il 70% del fabbisogno estivo, fissando il prezzo a 706 dollari per tonnellata metrica, mentre il restante 30% resta esposto alla volatilità dei prezzi spot.

Prospettive: biglietti più cari e capacità ridotta

blank

Secondo Alex Irving, anche incrementando le coperture finanziarie, le compagnie dovranno inevitabilmente tagliare capacità e aumentare le tariffe per preservare la redditività. Il rischio, tuttavia, è quello di allontanare parte della clientela con rincari eccessivi.

Focus sulla profittabilità

Stephen Furlong, senior analyst di Davies per trasporti e logistica, ha sottolineato che le strategie dei vettori sono tutte orientate al rafforzamento dei margini: «In alcuni casi si riducono le frequenze anche sulle rotte più trafficate, perché con questi prezzi del petrolio certe tratte non hanno più senso economico». Le compagnie stanno inoltre accelerando la dismissione degli aeromobili più vecchi e meno efficienti dal punto di vista del consumo di carburante.

Turismo di prossimità: una nuova tendenza?

L’incertezza potrebbe modificare anche le abitudini di consumo dei viaggiatori europei. Secondo Furlong, nel breve termine si potrebbe assistere a un incremento della domanda per destinazioni leisure più vicine, come Spagna, Portogallo e Francia, a scapito del Mediterraneo orientale e delle mete più distanti.

Per l’Italia, questa dinamica potrebbe tradursi in un’opportunità: il Paese, già destinazione privilegiata del turismo europeo, potrebbe beneficiare dello spostamento dei flussi verso mete intra-continentali, compensando almeno in parte il calo del traffico aereo a lungo raggio. Resta però aperta la sfida per i vettori nazionali, chiamati a gestire un contesto operativo tra i più complessi degli ultimi decenni.