La crisi mediorientale scuote i mercati globali
Il conflitto in Medio Oriente continua a rappresentare il fattore dominante nell’attuale contesto di investimento, generando un’ondata di avversione al rischio che si propaga attraverso tutte le asset class. Il dollaro statunitense si rafforza, i mercati azionari arretrano, i rendimenti obbligazionari salgono e il petrolio ha superato la soglia psicologica dei 100 dollari al barile. L’interruzione del traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz sta costringendo i produttori petroliferi a ridurre la produzione a causa della limitata capacità di stoccaggio. Le ripercussioni non si limitano al greggio: anche le forniture di zolfo, urea e gas naturale subiscono gravi perturbazioni, con un effetto a catena sui prezzi delle materie prime agricole che alimenta ulteriori pressioni inflazionistiche lungo tutta la catena produttiva.
G7 pronto a rilasciare riserve strategiche
Secondo fonti di mercato, il G7 potrebbe coordinare un rilascio delle riserve strategiche di petrolio per contenere l’impennata dei prezzi. Tuttavia, gli analisti considerano questa misura un palliativo temporaneo, insufficiente a sostituire la riapertura dello Stretto di Hormuz come soluzione strutturale. Il sentiment di risk-off domina i mercati, mentre lo scenario macroeconomico più discusso tra gli operatori è quello della stagflazione — una combinazione tossica di crescita economica stagnante e inflazione elevata. L’aumento della volatilità contribuisce inoltre a ridurre la liquidità sui mercati dei capitali, amplificando i movimenti di prezzo.
Valute G10: il dollaro si impone
EUR/USD sotto pressione
L’euro ha tentato un recupero dal minimo a tre giorni registrato dopo il debole rapporto sull’occupazione statunitense, raggiungendo un massimo di sessione vicino a 1,1620 dollari. Tuttavia, la moneta unica non è riuscita a superare il massimo della sessione precedente (~1,1650 dollari) e ha subito una nuova ondata di vendite che l’ha spinta fino a 1,1510 dollari, il livello più basso da novembre scorso. Dopo aver toccato questo minimo, l’euro ha recuperato parzialmente fino a circa 1,1575 dollari. Da segnalare la presenza di opzioni per 2,1 miliardi di euro con strike a 1,16 dollari in scadenza nella giornata odierna, un livello che potrebbe fungere da magnete per il prezzo.
USD/JPY in rialzo verso i massimi annuali
Il dollaro/yen ha testato senza successo un nuovo minimo di sessione dopo il rapporto sull’occupazione USA (~157,40 JPY), per poi recuperare rapidamente verso 158,10 JPY. L’acquisto proseguito nella sessione odierna ha portato il biglietto verde fino a quasi 159 JPY, il livello migliore dal 23 gennaio, quando la Fed e il Tesoro statunitense avrebbero verificato i livelli di prezzo. Il massimo annuale, registrato il 14 gennaio, si colloca vicino a 159,45 JPY, un livello che ora appare nuovamente a portata.
Sterlina: segnali tecnici contrastanti
La sterlina britannica ha mostrato un’azione di prezzo più convincente rispetto all’euro. I minimi di sessione sono stati registrati prima della pubblicazione dei dati sull’occupazione USA, seguiti da un rialzo irregolare fino a un massimo a tre giorni vicino a 1,3410 dollari. Tuttavia, nella sessione odierna il cable è stato venduto fino a un minimo a quattro giorni vicino a 1,3285 dollari prima di recuperare verso 1,3375 dollari. Per migliorare il quadro tecnico, la sterlina dovrebbe superare il massimo di martedì scorso (~1,3425 dollari). In assenza di questo breakout, il consolidamento resta lo scenario più probabile.
Dollaro canadese e australiano
Il dollaro canadese ha beneficiato di un cambio di sentiment. Dopo ripetuti tentativi falliti di stabilizzarsi sopra CAD 1,37, il mercato ha ceduto e il dollaro USA è sceso al livello più basso in oltre tre settimane (~CAD 1,3565). Nella sessione odierna, il biglietto verde ha appena superato CAD 1,3600, dove scadono opzioni per 650 milioni di dollari, prima di essere venduto attraverso il supporto grafico intorno a CAD 1,3545. Il minimo del mese scorso si colloca vicino a CAD 1,35, mentre quello di gennaio è più prossimo a CAD 1,3480. Il dollaro australiano ha recuperato rapidamente dai minimi di sessione post-dati USA, rimbalzando da sotto 0,6980 dollari e avvicinandosi alla resistenza vicino a 0,7050 dollari prima di arrestarsi. Nella sessione odierna è stato inizialmente venduto fino a un minimo a quattro giorni vicino a 0,6955 dollari, per poi rimbalzare sopra 0,7000 dollari, dove scadono opzioni per quasi 1,2 miliardi di dollari australiani.
Valute emergenti: peso messicano e yuan sotto pressione
Peso messicano ai minimi di due mesi
L’ambiente di risk-off ha mantenuto la pressione sul peso messicano, che ha chiuso al livello più basso dal 13 gennaio. Le vendite proseguite nella sessione odierna hanno spinto la valuta a un minimo di due mesi, con il dollaro che ha toccato brevemente quota MXN 18,02 prima che i venditori intervenissero riportandolo verso MXN 17,87. Il supporto chiave è individuato vicino a MXN 17,80.
Yuan offshore e intervento della PBOC
Il dollaro/yuan offshore ha operato nel range più ristretto della sessione precedente (~CNH 6,8890-6,92), raggiungendo CNH 6,9340 nella giornata odierna ma rimanendo all’interno del range fissato martedì scorso (~CNH 6,8750-6,9435). La PBOC ha fissato il tasso di riferimento del dollaro a CNY 6,9158, in calo rispetto a CNY 6,9236 del lunedì precedente e in rialzo rispetto a CNY 6,9025 di fine settimana scorsa, segnalando un approccio calibrato nella gestione della valuta.
Rupia indiana ai minimi storici nonostante l’intervento della RBI
L’intervento della Reserve Bank of India non è riuscito a impedire alla rupia di scivolare a nuovi minimi storici. Il dollaro ha raggiunto INR 92,36, con fonti di stampa che suggeriscono un intervento della banca centrale non particolarmente aggressivo, alimentando dubbi sulla determinazione delle autorità monetarie indiane nel difendere la valuta.
Mercati azionari: sell-off globale in accelerazione
La forte ondata di vendite sui mercati azionari prosegue senza sosta. Diverse importanti borse dell’area Asia-Pacifico, tra cui il Nikkei, il Kospi e il Taiex, hanno registrato perdite comprese tra il 4% e il 5%. I mercati cinesi hanno mostrato una maggiore resilienza, con il CSI 300 in calo di poco meno dell’1%. L’indice MSCI Asia Pacific ha perso quasi il 6,4% nella settimana precedente. In Europa, lo Stoxx 600 ha ceduto quasi il 5,6% la settimana scorsa e perde circa l’1,5% nella sessione odierna. I futures sugli indici statunitensi segnano un calo di circa l’1%, dopo aver perso tra l’1,2% e il 3,0% la settimana precedente. Il quadro complessivo suggerisce che il mercato non ha ancora trovato un punto di equilibrio.
Obbligazioni: rendimenti in rialzo, spread periferici in allargamento
Il rialzo dei rendimenti obbligazionari prosegue nella sessione odierna. I rendimenti benchmark europei sono in aumento di 5-7 punti base, con eccezioni significative: il rendimento del Gilt decennale britannico sale di 11 punti base, avvicinandosi al 4,75%, mentre il Bund tedesco e il decennale svizzero registrano incrementi più contenuti di 2-3 punti base. I premi al rischio dei paesi periferici si stanno allargando, un fenomeno tipico in contesti di tassi in rialzo che merita particolare attenzione per gli investitori esposti al debito sovrano dell’eurozona. Il rendimento del Treasury decennale statunitense sale di 3 punti base al 4,17%.
Materie prime: petrolio volatile, oro in difficoltà
Petrolio WTI: dalla corsa a 119 dollari al ritracciamento
Il WTI con consegna aprile ha chiuso poco sopra i 90 dollari prima del fine settimana, per poi impennarsi fino a quasi 119,50 dollari al barile. Le notizie relative a una possibile conferenza del G7 per discutere un rilascio coordinato delle riserve governative hanno innescato un rapido ritracciamento fino a circa 96 dollari, prima di un nuovo recupero sopra la soglia dei 100 dollari. Questa estrema volatilità riflette l’incertezza geopolitica e la fragilità dell’equilibrio tra domanda e offerta nel mercato petrolifero globale.
Oro e argento: metalli preziosi sotto pressione
L’oro continua a faticare nonostante il contesto di avversione al rischio, un segnale insolito che potrebbe riflettere la necessità degli investitori di liquidare posizioni per coprire margin call su altri mercati. Il metallo giallo ha chiuso vicino a 5.172 dollari l’oncia e scambia attualmente intorno a 5.110 dollari, registrando un’escursione su entrambi i lati del range di venerdì. L’argento registra un outside day, con un breve passaggio sotto gli 80 dollari seguito da un recupero sopra gli 84 dollari, evidenziando un’elevata indecisione tra gli operatori.
Dati macroeconomici: focus sull’inflazione
Stati Uniti: CPI e PCE deflator in primo piano
L’attenzione dei mercati si sposta questa settimana sui dati sull’inflazione statunitense. Il sondaggio della Fed di New York di febbraio, pubblicato oggi, difficilmente catturerà l’attenzione degli operatori in vista dei dati più rilevanti: il CPI di febbraio atteso mercoledì (previsioni: 2,4% sia per il dato headline che per il core) e il deflatore PCE di gennaio in uscita venerdì (previsioni: 2,9% headline e 3,0% core). Questi dati saranno cruciali per valutare l’impatto dello shock petrolifero sulle aspettative di politica monetaria della Fed.
Messico: inflazione vicina al tetto del target
Il Messico pubblica oggi il CPI di febbraio. Il tasso headline potrebbe avvicinarsi al limite superiore del range obiettivo del 2-4%, mentre l’inflazione core dovrebbe rimanere sopra il 4%, come accade da maggio scorso. La banca centrale messicana si riunirà il 26 marzo e il mercato si aspetta ampiamente una pausa nel ciclo di politica monetaria.
Germania: crollo degli ordini industriali
La Germania ha riportato un drammatico calo dell’11,1% negli ordini alle fabbriche di gennaio, ben peggiore del -4,3% previsto dal consenso di Bloomberg, dopo il robusto +6,4% di dicembre (inizialmente stimato al +7,8%). La produzione industriale di gennaio è scesa dello 0,5%, contro un’attesa di crescita dell’1,0%. Il dato di dicembre è stato rivisto da -1,9% a -1,0%. Questi numeri confermano le persistenti difficoltà del settore manifatturiero tedesco, aggravate ora dallo shock energetico.
Elezioni regionali in Germania
Nella prima delle cinque elezioni regionali previste in Germania quest’anno, i Verdi hanno vinto nel Baden-Württemberg con quasi un terzo dei voti. La CDU si è piazzata seconda con poco meno del 30%, mentre l’AfD ha ottenuto circa il 18%. Poiché la CDU esclude coalizioni con l’AfD, un nuovo governo Verde-CDU appare lo scenario più probabile. I Socialdemocratici hanno raggiunto a malapena la soglia di sbarramento con un minimo storico del 5,5%, mentre FDP e Linke non sono riusciti a superarla.
Giappone: salari reali in crescita per la prima volta da fine 2024
Il Giappone ha registrato il primo aumento dei salari reali di gennaio dalla fine del 2024, con un incremento dell’1,4% su base annua che eguaglia la crescita più forte da maggio 2021. Questo dato dovrebbe sostenere i consumi interni. La spesa delle famiglie, attesa domani, dovrebbe crescere di circa il 2,5% su base annua dopo il calo del 2,6% di dicembre. In controtendenza risp

