Yen giapponese protagonista tra le valute G10
In un’inversione di tendenza significativa, lo yen giapponese si è imposto come l’unica valuta del G10 in grado di guadagnare terreno sul dollaro durante la sessione europea. Paradossalmente, nella giornata precedente era stata l’unica divisa del gruppo a indebolirsi contro il biglietto verde. Il quadro generale del mercato forex resta tuttavia improntato al consolidamento, con movimenti contenuti sulla maggior parte delle coppie valutarie principali. L’eccezione più rilevante è rappresentata dallo yuan cinese, che continua a rafforzarsi in modo deciso. Lo yuan onshore ha registrato la decima sessione consecutiva di apprezzamento, la serie positiva più lunga dal 2010, raggiungendo i livelli migliori dall’aprile 2023. Un segnale che la campagna di Pechino per il rafforzamento della propria valuta è tutt’altro che conclusa.
Agenda macroeconomica: Fed, dati USA e banche centrali emergenti
La sessione nordamericana offre diversi spunti operativi. Sul fronte dei dati, sono attese le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti, previste ancora al di sotto della media mobile a quattro settimane (219.000 unità). Due funzionari della Fed, Miran e Goolsbee, intervengono in televisione, mentre la governatrice Bowman testimonia davanti alla Commissione Bancaria del Senato in materia di regolamentazione. Dal Canada arrivano i dati sul conto corrente del quarto trimestre, mentre il Messico pubblica il tasso di disoccupazione di gennaio, in attesa del rapporto sull’inflazione di Banxico nel pomeriggio. La banca centrale messicana potrebbe aggiornare le proprie proiezioni economiche: attualmente stima una crescita dell’1,1% per quest’anno, dopo lo 0,6% registrato nel 2025.
Analisi delle principali coppie valutarie G10
EUR/USD: consolidamento sotto area 1,1835
L’euro ha mantenuto un tono costruttivo senza tuttavia uscire dal range recente. Nella sessione precedente ha toccato un massimo in area $1,1815, chiudendo sopra la media mobile a cinque giorni (~$1,1785) per la prima volta dall’11 febbraio. I guadagni iniziali della giornata odierna si sono arrestati nei pressi di $1,1830, appena sotto il massimo settimanale fissato lunedì a circa $1,1835. La trendline discendente dal massimo del mese scorso transita intorno a $1,18, livello dove scadono opzioni per quasi 2 miliardi di euro. La moneta unica ha trovato supporto in tarda mattinata europea vicino a $1,1790.
USD/JPY: nomine alla BOJ e implicazioni per lo yen
Lo yen ha subito pressioni dopo la nomina di due esponenti considerati colomba al board della Bank of Japan, confermando i sospetti del mercato sulla preferenza del primo ministro per una politica monetaria accomodante e, di riflesso, per uno yen debole. Questa dinamica sembra diluire la minaccia di interventi valutari e incoraggia il mercato a testare la soglia di tolleranza delle autorità giapponesi. Con il rialzo della sessione precedente, il dollaro ha raggiunto l’obiettivo di ritracciamento del 61,8% del calo dal massimo del mese scorso (~JPY159,45). Oggi il cambio si muove in un range contenuto tra JPY155,70 e JPY156,45, con supporto immediato individuato in area JPY155,50.
GBP/USD: sterlina in lieve rialzo prima dell’elezione suppletiva
In vista dell’elezione suppletiva nel collegio di Gorton e Denton, la sterlina ha toccato un nuovo massimo a sei sessioni vicino a $1,3575, dove si colloca la trendline discendente dal picco del mese scorso. Dopo un ritracciamento a $1,3520 nella prima parte della sessione europea, il cable ha trovato supporto. La resistenza tecnica più significativa si posiziona nell’area $1,3590-$1,3600.
USD/CAD: dollaro canadese in recupero
Il dollaro canadese ha mostrato un tono più solido dopo aver testato i minimi mensili martedì. Il biglietto verde è arretrato da CAD1,3725 fino a circa CAD1,3675, scivolando oggi a un minimo a tre giorni vicino a CAD1,3660. Il supporto chiave si trova nella fascia CAD1,3640-1,3650: una rottura al ribasso potrebbe aprire la strada verso l’area CAD1,3590-CAD1,3615.
AUD/USD: dato CPI robusto alimenta aspettative di rialzo tassi RBA
Il dato sull’inflazione di gennaio superiore alle attese ha rafforzato la fiducia del mercato in un possibile rialzo dei tassi da parte della Reserve Bank of Australia a maggio, spingendo il dollaro australiano fino a quasi $0,7125. Il follow-through odierno ha portato il cambio leggermente sopra $0,7135, ma i venditori sono emersi prima di $0,7145, livello dove scadono opzioni per oltre 1 miliardo di dollari australiani. Il massimo triennale, registrato a inizio mese, si colloca appena sotto $0,7150.
Valute emergenti: yuan in accelerazione, peso stabile
Yuan cinese: rally inarrestabile guidato dalla PBOC
L’apprezzamento dello yuan ha subito un’accelerazione significativa. Lo yuan offshore si rafforza per la quinta sessione consecutiva, con il guadagno di quasi lo 0,40% contro il dollaro della giornata precedente che rappresenta il più ampio dallo scorso agosto. Il dollaro è sceso fino a quasi CNH6,8265, con lo yuan in rialzo di circa il 2% nel mese corrente dopo un apprezzamento dello 0,3% il mese precedente. Tra le valute asiatiche, solo il ringgit malese (~4,4%) e il peso filippino (~2,1%) hanno sovraperformato lo yuan onshore a febbraio. La PBOC ha fissato il tasso di riferimento del dollaro a CNY6,9228 (da CNY6,9321 del giorno precedente): la direzione ribassista e l’entità della variazione (~0,13%) suggeriscono che la campagna di Pechino per il rafforzamento dello yuan prosegue con determinazione.
Peso messicano e rupia indiana: movimenti contenuti
Il peso messicano è rimasto stabile, con il dollaro confinato nel range MXN17,1385-MXN17,2250, all’interno dell’intervallo di lunedì per la seconda sessione consecutiva. Il tasso di disoccupazione messicano di gennaio potrebbe essere salito al 2,7% dal 2,4% precedente, in linea con il dato di gennaio 2025. La rupia indiana continua a muoversi in un range eccezionalmente ristretto (~INR90,8125-INR90,9250), con il secondo giorno consecutivo di minimi e massimi decrescenti per il dollaro.
Equity, obbligazioni e materie prime: il quadro completo
Mercati azionari: Seoul protagonista, Europa in lieve rialzo
Le borse dell’Asia-Pacifico hanno mostrato un andamento misto. Tokyo ha toccato nuovi massimi storici, mentre i mercati cinesi e di Hong Kong hanno registrato prese di profitto. Il dato più eclatante arriva dalla Corea del Sud, dove il Kospi ha messo a segno un impressionante +3,65%, portando il rally da inizio anno a quasi il 49,7%. In Europa, lo Stoxx 600 avanza per la terza sessione consecutiva, seppur con incrementi marginali. I futures sugli indici statunitensi mostrano un tono leggermente negativo.
Obbligazioni: rendimenti in range stretto
I rendimenti obbligazionari si muovono in modo contenuto. Il JGB decennale giapponese è salito di circa due punti base al 2,14%. I rendimenti europei oscillano di ±0,5 punti base, mentre il Treasury decennale USA è in lieve calo, tornando sotto la soglia del 4,05%. Il Tesoro americano mette all’asta titoli a breve termine e 44 miliardi di dollari in note a sette anni, l’ultima asta con cedola prima dei titoli triennali del 10 marzo.
Oro, argento e petrolio: consolidamento e pressioni ribassiste sul WTI
L’oro prosegue la fase di consolidamento, scambiando tra circa $5.156 e $5.205, all’interno del range della sessione precedente. L’argento mostra un tono leggermente più debole dopo aver raggiunto un massimo a tre settimane sopra $91. Il petrolio WTI con consegna aprile è scivolato a un minimo a sei sessioni vicino a $64,20, in un contesto di negoziati tra funzionari statunitensi e iraniani a Ginevra, descritti come le ultime trattative prima della scadenza fissata dal presidente Trump.
Dati macro in evidenza: eurozona e Australia
Sul fronte europeo, i dati sulla massa monetaria e il credito dell’eurozona per gennaio hanno mostrato un’accelerazione della crescita di M3 al 3,3% dal 2,8%, il ritmo più rapido dallo scorso luglio. I sondaggi di fiducia della Commissione Europea si sono per lo più indeboliti, segnalando un quadro congiunturale ancora fragile. In Australia, gli investimenti privati in conto capitale sono cresciuti dello 0,4% nel quarto trimestre, meglio delle attese di stagnazione e dopo il balzo del 6,4% nel terzo trimestre, che aveva rappresentato il maggiore incremento trimestrale dal terzo trimestre del 2011. Un dato che conferma la resilienza dell’economia australiana e supporta le aspettative di una politica monetaria più restrittiva da parte della RBA.
