Le ultime decisioni di politica monetaria del 2025 in Europa

Gli investitori si preparano alle ultime decisioni sui tassi di interesse del 2025, con quattro banche centrali europee pronte ad annunciare le proprie politiche monetarie e le prospettive macroeconomiche nella giornata di giovedì. La Banca Centrale Europea, la Bank of England, la Riksbank e la Norges Bank si riuniranno tutte nella stessa giornata, ma solo una di esse dovrebbe modificare il proprio tasso di riferimento.

Banca Centrale Europea: tassi fermi ma tensioni interne

La BCE dovrebbe mantenere i tassi invariati, considerando che i dati economici recenti non suggeriscono la necessità di un aggiustamento. Tuttavia, l’attenzione degli investitori sarà rivolta principalmente ai commenti sulle crescenti tensioni all’interno del Consiglio direttivo. Alcuni membri, come Isabel Schnabel, hanno apertamente sostenuto la visione del mercato secondo cui la prossima mossa sui tassi sarà un rialzo, mentre altri ritengono che ci sia ancora spazio per ulteriori tagli.

Le previsioni degli esperti

Christian Kopf, responsabile della gestione del portafoglio obbligazionario di Union Investment, ha dichiarato: “Non mi aspetto alcuna variazione dei tassi nell’area euro per il momento. Se ci sarà un cambiamento nel 2026, molto probabilmente assisteremo a un rialzo verso la fine del 2026 o all’inizio del 2027.” La BCE dovrebbe inoltre rivedere al rialzo le previsioni di crescita per l’Eurozona nella nuova tornata di proiezioni macroeconomiche elaborate dal proprio staff interno.

Norges Bank: tassi fermi al 4%, taglio rimandato all’estate 2026

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La banca centrale norvegese dovrebbe mantenere i tassi invariati al 4%, con gli economisti che suggeriscono come il prossimo taglio potrebbe non arrivare prima dell’estate 2026.

Aspettative di mercato troppo ottimistiche

Morten Lund, capo economista per la Scandinavia di JPMorgan, ha commentato che le indicazioni della banca dovrebbero rappresentare “un freno alle crescenti aspettative dei mercati” riguardo a un possibile taglio a marzo, attualmente considerato come una probabilità del 50%. JPMorgan prevede invece che il prossimo taglio avverrà a giugno, sebbene la Norges Bank difficilmente sarà esplicita sulla tempistica. “La forward guidance dovrebbe rimanere vaga, affermando che ‘se l’economia evolverà sostanzialmente come attualmente previsto, il tasso di riferimento sarà ulteriormente ridotto nel corso del prossimo anno’. Riteniamo inoltre che il Governatore ribadirà che l’inflazione rimane troppo elevata e ripeterà che ‘non abbiamo fretta di ridurre il tasso di riferimento'”, ha aggiunto Lund.

Riksbank: ciclo di allentamento concluso

La banca centrale svedese dovrebbe mantenere il tasso di riferimento invariato all’1,75%. Secondo Franziska Fischer di UBS Investment Bank, non sono previste variazioni nemmeno nei prossimi trimestri, poiché il ciclo di allentamento della Riksbank si è concluso. “La Riksbank ha tagliato il tasso di riferimento di 25 punti base a settembre ma è rimasta ferma a novembre, segnalando che il tasso rimarrà probabilmente invariato ‘per un certo periodo'”, ha spiegato Fischer, aggiungendo che gli sviluppi successivi a novembre non giustificano modifiche alle prospettive sui tassi.

Bank of England: atteso taglio di 25 punti base

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La Bank of England è l’unica banca centrale che dovrebbe tagliare i tassi giovedì. Una stretta maggioranza dei nove membri del Monetary Policy Committee (MPC) dovrebbe optare per una riduzione di 25 punti base, portando il tasso base al 3,75%.

I fattori che spingono verso il taglio

Le aspettative di un taglio sono aumentate dopo che gli ultimi dati sull’inflazione hanno mostrato un calo significativo al 3,2% a novembre, accompagnato da dati economici deludenti nel Regno Unito, tra cui cifre di crescita modeste e un aumento della disoccupazione. Sebbene l’inflazione rimanga al di sopra dell’obiettivo del 2% della banca, la tendenza al ribasso offre margine di manovra per abbassare i tassi e stimolare l’economia, i consumi e il credito.

L’impatto del Budget autunnale

Anche il Budget autunnale del governo è stato considerato disinflazionistico, includendo misure per ridurre le bollette energetiche e congelare le accise sui carburanti e le tariffe ferroviarie. Questi interventi dovrebbero contribuire a contenere le pressioni inflazionistiche nel breve termine, fornendo ulteriore supporto alla decisione di allentare la politica monetaria.