L’oro resta il pilastro delle riserve ufficiali
Nonostante decenni di trasformazioni nel sistema monetario internazionale, l’oro continua a occupare un ruolo centrale nei bilanci delle banche centrali. Ciò che cambia radicalmente da Paese a Paese non è tanto la presenza del metallo giallo, quanto il suo peso relativo sul totale delle riserve ufficiali: si passa dallo 0% del Canada a oltre l’80% di Stati Uniti e Germania.
La classifica che segue si basa sui dati del World Gold Council aggiornati a dicembre 2025 e mette a confronto le principali economie mondiali in base alla quota di riserve detenuta in oro.
I punti chiave
- Stati Uniti e Germania guidano la graduatoria con una quota dell’82% circa delle riserve delle rispettive banche centrali investita in oro.
- La Cina detiene 2.306 tonnellate — il quarto stock più elevato del campione — ma l’oro pesa meno del 9% sulle sue riserve totali.
- Il Canada, pur essendo uno dei maggiori produttori auriferi al mondo, non possiede più alcuna riserva ufficiale in oro.
Occidente in testa: quando l’oro vale quattro quinti delle riserve
Le economie avanzate occidentali dominano la parte alta della classifica. Quattro Paesi — Stati Uniti, Germania, Francia e Italia — allocano circa quattro quinti delle proprie riserve in oro, mentre i Paesi Bassi completano la top five con il 72,9%.
Un dato particolarmente rilevante per il lettore italiano: la Banca d’Italia custodisce 2.452 tonnellate d’oro, il terzo stock nazionale al mondo dopo Stati Uniti e Germania, pari al 79,3% delle riserve ufficiali del Paese. Una porzione significativa di questo tesoro è conservata all’estero, in particolare presso la Federal Reserve Bank di New York, la Banca Nazionale Svizzera e la Bank of England.
La classifica completa per quota di oro sulle riserve
| Economia | Riserve auree (tonnellate) | Quota sulle riserve (%) |
|---|---|---|
| Stati Uniti | 8.133 | 82,4 |
| Germania | 3.350 | 82,2 |
| Francia | 2.437 | 79,9 |
| Italia | 2.452 | 79,3 |
| Paesi Bassi | 612 | 72,9 |
| Turchia | 614 | 54,6 |
| Spagna | 282 | 30,8 |
| Regno Unito | 310 | 20,3 |
| India | 880 | 17,7 |
| Australia | 80 | 15,3 |
| Svizzera | 1.040 | 13,6 |
| Arabia Saudita | 323 | 9,0 |
| Giappone | 846 | 8,7 |
| Cina | 2.306 | 8,6 |
| Indonesia | 86 | 7,7 |
| Brasile | 172 | 6,8 |
| Messico | 120 | 6,6 |
| Corea del Sud | 104 | 3,4 |
| Canada | 0 | 0,0 |
Cina: tante tonnellate, poca incidenza percentuale
Il caso cinese dimostra che la dimensione assoluta dello stock aureo racconta solo metà della storia. La quota dell’oro dipende infatti anche dalla scala e dalla composizione degli altri asset di riserva.
Pechino detiene 2.306 tonnellate, ma il metallo rappresenta appena l’8,6% delle riserve complessive. Il motivo è semplice: la Cina possiede una montagna di riserve valutarie in dollari e titoli di Stato esteri, superiori a 3.000 miliardi di dollari, che diluiscono meccanicamente il peso dell’oro.
Situazione analoga per il Giappone, all’8,7% con 846 tonnellate, mentre l’India si colloca su un livello intermedio: 880 tonnellate pari al 17,7% delle riserve ufficiali.
Perché le banche centrali emergenti continuano ad accumulare
Negli ultimi anni le banche centrali dei mercati emergenti sono state acquirenti netti strutturali di oro, con volumi annui che si sono stabilmente collocati sopra le 1.000 tonnellate a livello aggregato. Le motivazioni sono essenzialmente tre:
- Diversificazione dal dollaro USA, in un contesto di crescente frammentazione geopolitica.
- Protezione dal rischio di sanzioni: l’oro custodito internamente non è congelabile da terze parti.
- Copertura contro l’inflazione e contro la volatilità dei tassi di interesse.
Canada: il produttore d’oro senza oro
All’ultimo posto della classifica si trova il Canada, con zero riserve auree ufficiali, un paradosso considerando che il Paese è tra i primi produttori mondiali del metallo e ospita alcune delle maggiori società minerarie globali.
Ottawa ha venduto le ultime once residue nel 2016, ma la decisione era frutto di un processo lungo decenni. Dopo il collasso del sistema di Bretton Woods nei primi anni Settanta, l’oro ha perso il ruolo di ancoraggio delle valute nazionali.
Il Canada ha così progressivamente spostato le proprie riserve verso titoli di Stato esteri e altri strumenti finanziari, cedendo oltre il 90% delle proprie disponibilità auree già tra il 1970 e il 1980. All’inizio degli anni Ottanta il governo federale formalizzò la scelta di proseguire la dismissione.
Secondo il Dipartimento delle Finanze canadese, i titoli obbligazionari a elevato merito creditizio risultavano più adatti agli obiettivi di gestione delle riserve: maggiore liquidità, generazione di interessi attivi e minore volatilità rispetto all’oro.
Cosa significa per gli investitori
La struttura delle riserve ufficiali è un indicatore prezioso per chi opera sui mercati. Un’elevata quota aurea segnala tipicamente economie mature con valute di riserva o con una lunga tradizione monetaria, mentre quote basse indicano Paesi che privilegiano liquidità in valuta estera per gestire cambio e bilancia dei pagamenti.
Per gli operatori sul forex e sulle materie prime, il flusso di acquisti delle banche centrali rappresenta una componente di domanda strutturale che negli ultimi anni ha contribuito in modo determinante al rialzo delle quotazioni dell’oro. Monitorare i report mensili del World Gold Council e i dati del Fondo Monetario Internazionale resta quindi uno strumento utile per anticipare le dinamiche di medio periodo del mercato aureo.

