Il Tesoro USA cambia il tono dei mercati: buyback raddoppiati sulle scadenze lunghe

L’annuncio arrivato dal Dipartimento del Tesoro americano nella prima parte della seduta nordamericana di ieri ha ribaltato l’umore dei mercati globali. Washington ha comunicato che raddoppierà almeno la dimensione delle operazioni di riacquisto (buyback) destinate a sostenere la liquidità sui titoli a cedola nominale con scadenze più lunghe.

Attualmente il tetto massimo è fissato a 16 miliardi di dollari per trimestre. Il potenziamento degli acquisti entrerà in vigore il 9 settembre, mentre ulteriori dettagli sulle dimensioni future dei buyback saranno forniti in occasione del prossimo quarterly refunding, in calendario per il 4 novembre 2026.

Perché conta più il segnale della cifra

Rispetto ai volumi giornalieri scambiati sul mercato dei Treasury — che si misurano in centinaia di miliardi di dollari — l’importo in gioco resta modesto. È il timing e soprattutto l’effetto annuncio a produrre l’impatto maggiore: gli operatori hanno letto la mossa come una forma implicita di controllo della curva dei rendimenti, ovvero l’ennesimo tentativo di Washington di frenare la salita dei tassi a lungo termine.

Il risultato immediato è stato un triplo movimento: rendimenti a lunga in discesa, rimbalzo dell’azionario e dollaro in netto arretramento.

Il quadro odierno: dollaro ancora debole, Europa in affanno

blank

Oggi i rendimenti decennali e trentennali statunitensi risalgono di un paio di punti base, ma il biglietto verde resta più debole contro la quasi totalità delle divise. I mercati dell’Asia-Pacifico hanno cavalcato l’onda lunga del rally di ieri, mentre l’Europa fatica a seguire: lo Stoxx 600 non riesce a consolidare i tentativi di rimbalzo e rischia di allungare a sei-sette sedute la propria serie negativa.

Sul fronte energetico, il WTI ottobre guadagna oltre il 2,5% e prolunga il rialzo per la quinta seduta consecutiva: a quota 86,60 dollari tocca i massimi da un mese.

Valute G10: l’euro rompe quota 1,17

EUR/USD

La lettura “dovish” dell’annuncio del Tesoro ha spinto l’euro alla miglior seduta da fine marzo. La moneta unica ha chiuso la sessione nordamericana in rialzo di circa lo 0,90%, segnando nuovi massimi in prossimità di 1,1680 dollari. Gli acquisti di follow-through hanno poi portato il cambio sopra 1,17 per la prima volta da metà maggio.

Da un punto di vista tecnico, l’area 1,17 rappresenta il punto mediano del range annuale. Il successivo ritracciamento di Fibonacci (61,8%) si colloca poco sotto 1,18, livello che coincide anche con i massimi di maggio.

blank

USD/JPY

La correlazione tra il cambio dollaro-yen e le variazioni del rendimento decennale USA — tesi che sosteniamo da tempo — ha trovato ieri una conferma quasi didattica. Il JGB decennale ha ceduto cinque punti base, esattamente come il Treasury a 10 anni.

Il dollaro è scivolato da circa 159 yen prima dell’annuncio fino quasi a 158, minimo di sette sedute. Il livello coincide con il ritracciamento del 38,2% del recupero del biglietto verde dal minimo indotto dall’intervento del 3 agosto (area 155,25). Il supporto tiene anche oggi, complice la scadenza di opzioni per 1,3 miliardi di dollari proprio su quel livello. Il dollaro ha poi recuperato fino a 158,75, dove sono riemersi i venditori; il minimo della mattinata europea si colloca intorno a 158,20.

GBP/USD

Sulla scia del cedimento generalizzato del dollaro, la sterlina è balzata a 1,3630, il miglior livello dall’11 maggio, superando il ritracciamento del 61,8% della discesa iniziata dai massimi di fine gennaio (area 1,3870). Oggi il cambio si è avvicinato ai massimi di maggio (1,3650-1,3660), toccando quasi 1,3650, livello su cui scadono opzioni per circa 360 milioni di sterline.

USD/CAD

Il rinvio di tre giorni della minaccia tariffaria statunitense aveva già dato sostegno al dollaro canadese ancora prima dell’annuncio del Tesoro. Il biglietto verde è sceso da circa 1,3880 a quasi 1,38. Il ritracciamento del 61,8% del rally iniziato dai minimi del 1° maggio (area 1,3550) si trova poco sopra 1,3815. Oggi il dollaro ha allungato al ribasso fino a 1,3760, nuovo minimo di tre mesi, con il supporto successivo in area 1,3700.

AUD/USD

Il dollaro australiano, che nella prima parte della seduta sottoperformava, ha recuperato con decisione fino a testare il massimo di due mesi di lunedì, in area 0,7130. Ne è uscito un outside day rialzista, con scambi su entrambi i lati del range di martedì e chiusura sopra il massimo precedente. Oggi il movimento si è fermato, ma il mercato non sembra aver esaurito la spinta: il prossimo obiettivo tecnico è collocabile nella fascia 0,7175-0,7200.

Mercati emergenti: peso messicano ai massimi dal 2024, yuan al top dal 2023

America Latina

La combinazione tra vendite sul dollaro e recupero di Wall Street ha portato il peso messicano al livello più forte dai mesi precedenti le presidenziali del 2024. Il cambio è sceso a circa 16,9425, quota che regge anche oggi; l’area grafica successiva di rilievo si trova intorno a 16,88.

blankblank

A guidare il rally regionale è però il peso colombiano, in progresso dell’1,3% e ai massimi dall’ottobre 2018. Da segnalare, tuttavia, che il governo ha dichiarato ieri sera lo stato di emergenza economica, con nuove pressioni di spesa su una situazione fiscale già tesa: un elemento che potrebbe ridimensionare l’entusiasmo nel medio periodo.

Cina

La debolezza del dollaro si è tradotta in un netto arretramento anche contro lo yuan. Il cambio offshore è sceso a 6,7280 ieri e quasi a 6,72 oggi: si tratta di un nuovo minimo dal febbraio 2023, quando aveva toccato area 6,7060. La PBOC ha avuto poco margine di manovra e ha fissato il fix ufficiale su un nuovo minimo pluriennale, a 6,7808 contro 6,7854 di ieri.

India

I verbali di tono restrittivo dell’ultima riunione della banca centrale hanno inizialmente sostenuto la rupia, ma la debolezza strutturale è tornata a prevalere. Il dollaro, dopo un gap ribassista fino al minimo di tre sedute in area 95,5675, ha progressivamente recuperato, chiudendo il gap e attestandosi vicino ai massimi di seduta (circa 95,7175).

Azionario, obbligazionario e materie prime

Equity

Il recupero di Wall Street ha dato il “la” alle piazze asiatiche, che hanno interrotto due sedute consecutive di ribassi. Protagonista assoluta la Corea del Sud, con un balzo del 5,9%; quasi tutti i principali listini hanno chiuso in rialzo, con le eccezioni di Singapore e Nuova Zelanda. In Europa, invece, lo Stoxx 600 rischia la settima seduta consecutiva in rosso. I futures sugli indici USA sono sostanzialmente invariati, con una leggera inclinazione negativa.

Obbligazionario

Dopo l’annuncio sui buyback, i rendimenti decennali statunitensi hanno perso sei punti base, alimentando il recupero anche dei governativi europei. Oggi i rendimenti asiatici hanno recuperato il ritardo, quelli europei sono misti in un range stretto, mentre il Treasury a 10 anni risale di poco meno di tre punti base al 4,67%.

Metalli preziosi

Il calo dei rendimenti e il cedimento del dollaro hanno innescato un movimento esplosivo sull’oro: quasi 188 dollari di rialzo (+4,3%), fino a poco sopra 4.523 dollari l’oncia, il miglior livello in poco più di due mesi. Rilevante anche il fatto che il metallo abbia chiuso sopra la media mobile a 200 giorni (oggi in area 4.511) per la prima volta dal 4 giugno. Oggi l’estensione si è fermata a 4.527 dollari prima dell’ingresso di prese di profitto che hanno riportato le quotazioni verso 4.478.

L’argento è rimbalzato dal minimo di otto sedute (62,45 dollari) fino a quasi 66,85, con la chiusura più alta dal 17 giugno. Anche qui l’outside day rialzista ha avuto seguito limitato: oggi si è spinto fino a 67,30 prima di ripiegare verso 66,50.

Petrolio

Il WTI ottobre ha registrato un outside day, con scambi su entrambi i lati del range di martedì ma chiusura (circa 84,35 dollari) interna al range stesso. Il contratto ha toccato quasi 85,85 ieri e 86,85 oggi; il massimo del mese scorso si collocava poco sopra 88 dollari. Sul fronte al consumo, il prezzo medio della benzina alla pompa negli USA sta risalendo, pur restando sotto i livelli di inizio mese, mentre secondo i dati AAA il prezzo medio del diesel è ai massimi da fine maggio.

Agenda macro e dati in evidenza

Stati Uniti

L’Empire manufacturing survey di agosto, diffuso a inizio settimana, è balzato a 20,6 da 15,6, il livello più alto da fine 2021. Oggi tocca al Philadelphia Fed Business Outlook: gli economisti interpellati da Bloomberg si attendono un calo, con mediana a 25,0 dal 41,4 di luglio (a sua volta il valore migliore da novembre 2021).

Amadeux Prop Regulated Broker

In agenda anche i Leading Economic Indicators di luglio. La lettura piatta del secondo trimestre era stata la migliore su base trimestrale da fine 2021, ma il mercato tende a ignorare questo indicatore per due ragioni: aggrega dati già pubblicati e, storicamente, ha mostrato scarsa capacità predittiva sui punti di svolta del ciclo.

Attesi infine i sussidi settimanali di disoccupazione. Dopo essere scesi sotto quota 200mila per un paio di settimane a fine mese scorso, sono risaliti per tre settimane consecutive fino a 209mila. I continuing claims hanno toccato il minimo ad aprile (1,758 milioni) ma a fine luglio erano a quasi 1,78 milioni: un livello che suggerisce un mercato del lavoro ancora in grado di assorbire i disoccupati.

Messico

I verbali dell’ultima riunione di Banxico raramente muovono i mercati. La politica monetaria è ferma dal taglio di 25 punti base consegnato a maggio, il secondo dell’anno. Le attese sono per un mantenimento dei tassi nei prossimi mesi, anche se il mercato degli swap sconta come prossima mossa un rialzo tra fine 2026 e inizio 2027. Se la forza del peso dovesse persistere, la banca centrale avrebbe però margine per restare alla finestra.

Area euro

La spesa in costruzioni è calata dell’1,3%, mentre il progresso di marzo è stato rivisto al ribasso allo 0,4% dimezzato. Il dato è negativo su base annua (-0,7%) per la prima volta da marzo. Va ricordato che la BCE stima la crescita potenziale non inflazionistica dell’area nell’ordine dell’1,2%-1,3%, in linea con quanto realizzato lo scorso anno. Per il 2026 Francoforte prevede un rallentamento allo 0,8%, con ritorno al trend nel 2027.

Key to Markets Broker ECN

Svezia

La Riksbank ha optato per un “hawkish hold”: tasso di riferimento confermato all’1,75%, ma con l’indicazione che un rialzo entro fine anno potrebbe ancora rendersi necessario. Il mercato degli swap ha però continuato a ridurre le probabilità di più di un intervento, contribuendo alla sottoperformance della corona svedese, che insieme allo yen è l’unica valuta G10 a non guadagnare terreno contro il dollaro oggi.

Australia

Il mercato del lavoro australiano resiste ai tre rialzi dei tassi decisi dalla banca centrale. Nel secondo trimestre sono stati creati in media 27,2mila posti al mese, dopo i 26,5mila del primo trimestre — un netto miglioramento rispetto alla media di 10,1mila mensili del primo semestre 2025. A luglio i posti a tempo pieno sono aumentati di 16,3mila, mentre il dato di giugno è stato rivisto al rialzo a 48,9mila da 29,3mila.

Il tasso di disoccupazione è comunque salito dal 4,1% di fine 2025 al 4,5% di aprile, poi sceso al 4,4% a maggio e giugno e nuovamente al 4,5% a luglio. Il tasso di partecipazione, oscillante tra 66,7% e 66,8% per gran parte dell’anno, è balzato al 67% a giugno per assestarsi al 66,9% a luglio.

Giappone

Il deficit commerciale di luglio, pari a quasi 635 miliardi di yen, è il più ampio da gennaio. Un anno fa, nel luglio 2025, il rosso si era fermato a poco più di 156 miliardi. Nonostante la marcata sottovalutazione dello yen secondo la gran parte dei modelli di fair value, il persistente deficit commerciale giapponese dimostra come il legame tra valore della divisa e saldi commerciali sia tutt’altro che lineare e vari nel tempo.

Il conflitto in Medio Oriente ha inoltre compromesso le forniture energetiche del Paese: Tokyo ha risposto aumentando drasticamente il valore delle importazioni di greggio dagli Stati Uniti. In termini di valore (volumi e prezzi), a luglio le importazioni giapponesi sono cresciute del 27,8% su base annua e le esportazioni del 23,2%.

Cina

Come ampiamente atteso, le banche cinesi hanno lasciato invariati i loan prime rate a uno e cinque anni, rispettivamente al 3,0% e al 3,5%. Mentre gran parte del mondo fa i conti con rendimenti obbligazionari in salita, il decennale cinese ha perso 16 punti base da inizio anno, scendendo all’1,66%, il livello più basso da luglio 2025.

Il costo del denaro così contenuto sta spingendo numerosi emittenti a sostituire debito in dollari con debito in yuan, con un’emissione di Panda bond particolarmente vivace: un fenomeno da monitorare, perché contribuisce indirettamente alla domanda strutturale di valuta cinese.