Eurozona: l’inflazione torna sopra il 4% e riaccende i timori sul core

L’analisi di Dr. Vincent Stamer, economista di Commerzbank, mette in guardia sul rischio di una nuova accelerazione dei prezzi nell’area euro. Il dato headline di ottobre è salito al 4,0%, il livello più alto degli ultimi tre anni, mentre l’inflazione core – depurata dalle componenti volatili di energia e alimentari – è rimasta stabile al 2,5%. Ma secondo la banca tedesca, questa stabilità è destinata a non durare.

Il percorso del dato headline

Il ritorno sopra la soglia psicologica del 4% non è arrivato all’improvviso: a settembre l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (HICP) era già salito al 3,8%, con una progressione coerente con le attese del consensus. L’elemento rilevante, tuttavia, non è tanto il livello assoluto quanto la natura diffusa dei rincari.

Come sottolinea Stamer, la spinta non proviene esclusivamente dai prezzi energetici, ma da un aumento generalizzato che interessa l’intero paniere dei consumi. È un segnale tipicamente più preoccupante per una banca centrale, perché indica che la pressione sui prezzi sta penetrando nelle componenti più vischiose dell’economia.

L’effetto di trasmissione dei costi energetici

Il meccanismo descritto da Commerzbank è quello classico degli effetti di secondo impatto (second-round effects): le imprese, di fronte a bollette e costi di produzione più elevati, tendono a scaricare l’aumento sui prezzi finali di beni e servizi.

Carburanti e gas naturale al centro della dinamica

Oltre al rincaro dei carburanti, l’elemento decisivo è il prezzo del gas naturale, che nei prossimi trimestri è destinato a tradursi in costi più alti anche per l’elettricità. Per l’industria europea – e in particolare per i settori energivori come chimica, siderurgia, vetro e ceramica, comparti di peso rilevante anche nel tessuto manifatturiero italiano – si tratta di un fattore che erode i margini e spinge verso aggiustamenti dei listini.

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Il risultato atteso è un progressivo travaso dell’energia nell’inflazione di fondo, con un ritardo fisiologico di alcuni mesi rispetto al movimento delle materie prime.

Il segnale dei dati ad alta frequenza

Un indicatore particolarmente utile per anticipare le svolte del trend è il tasso core annualizzato a 3 mesi, che misura la dinamica recente dei prezzi proiettata su base annua. Questo parametro si attesta oggi vicino al 3%, quindi sopra la variazione tendenziale anno su anno del 2,5%.

Si tratta di un classico segnale di momentum inflazionistico in accelerazione: quando la dinamica di breve periodo supera quella annuale, il dato tendenziale tende a convergere verso l’alto nei mesi successivi. Secondo Commerzbank, entro la metà del prossimo anno l’inflazione core potrebbe superare quota 3%.

Cosa significa per la BCE

Uno scenario di questo tipo andrebbe oltre le proiezioni ufficiali della Banca Centrale Europea, che costruisce la propria strategia attorno all’obiettivo simmetrico del 2% di inflazione nel medio termine. Un core stabilmente sopra il 3% renderebbe difficile per Francoforte mantenere l’attuale impostazione di politica monetaria.

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Il rischio di un nuovo rialzo dei tassi

La conclusione dell’analisi è netta: aumenta il rischio di un ulteriore rialzo dei tassi d’interesse nel corso del prossimo anno. Un’ipotesi che, fino a pochi mesi fa, era largamente esclusa dal mercato.

Implicazioni per i mercati

Per gli operatori, un riprezzamento delle aspettative sui tassi avrebbe conseguenze su più fronti:

  • Forex: un orientamento più restrittivo della BCE tende a offrire sostegno all’EUR/USD, soprattutto se contrapposto a una Federal Reserve orientata all’allentamento. Il differenziale di tasso resta la variabile chiave per il cambio.
  • Obbligazionario: pressione al rialzo sui rendimenti dei titoli di Stato dell’area euro, con possibile ampliamento dello spread BTP-Bund in caso di aumento dell’avversione al rischio.
  • Equity: penalizzazione per i settori a maggiore leva finanziaria e per i titoli growth, mentre il comparto bancario tende storicamente a beneficiare di tassi più elevati.
  • Economia reale italiana: costo del credito più alto per famiglie e imprese, con impatto diretto sui mutui a tasso variabile indicizzati all’Euribor.

I punti da monitorare nelle prossime settimane

Gli elementi decisivi per verificare la tesi di Commerzbank saranno la dinamica dei prezzi all’ingrosso del gas (TTF), l’evoluzione dei prezzi alla produzione (PPI) come indicatore anticipatore dei listini al consumo, la crescita dei salari negoziati nell’area euro e, naturalmente, il tono delle comunicazioni del Consiglio direttivo della BCE e delle nuove proiezioni macroeconomiche dello staff.