Escalation nel Golfo Persico: tre nuove navi colpite in poche ore

Nella notte tra mercoledì e giovedì, tre ulteriori navi straniere sono state attaccate nelle acque del Golfo Persico, segnando una drammatica intensificazione delle ostilità nella regione dello Stretto di Hormuz. Gli episodi si aggiungono ai tre attacchi già registrati nella giornata di mercoledì, portando a sei il numero totale di imbarcazioni commerciali danneggiate in sole 48 ore. Il contesto è quello di un conflitto aperto tra Iran da un lato e Stati Uniti e Israele dall’altro, con ripercussioni devastanti sulle rotte marittime più strategiche del pianeta e sui mercati energetici globali.

I dettagli degli attacchi: dal porto di Jebel Ali alle acque irachene

Nave portacontainer colpita vicino a Dubai

Secondo quanto comunicato dal United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO), una nave portacontainer è stata colpita da un proiettile non identificato a circa 35 miglia nautiche a nord di Jebel Ali, uno dei principali hub portuali degli Emirati Arabi Uniti, situato nelle vicinanze di Dubai. L’impatto ha provocato un incendio a bordo, successivamente contenuto. Tutto l’equipaggio è stato dichiarato in sicurezza.

Due petroliere in fiamme nelle acque irachene

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In un episodio ancora più grave, due petroliere straniere sono state incendiate nelle acque territoriali irachene, nei pressi del porto di Umm Qasr, vicino alla città di Basra. Secondo fonti portuali irachene riportate da diverse agenzie internazionali, almeno una persona ha perso la vita nell’attacco, mentre 38 membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo. Una delle petroliere trasportava olio combustibile iracheno destinato all’esportazione.

Lo Stretto di Hormuz: traffico marittimo paralizzato

Il traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz si è praticamente azzerato da quando, il 28 febbraio 2026, Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi aerei contro l’Iran. Da quel momento, Teheran ha risposto colpendo sistematicamente le navi che tentano di attraversare lo stretto. Lo Stretto di Hormuz è un corridoio marittimo largo appena 33 chilometri nel suo punto più stretto, che collega il Golfo Persico al Golfo di Oman. Si tratta di un passaggio di importanza strategica assoluta: circa il 20% del petrolio e del gas naturale scambiato a livello globale transita normalmente attraverso queste acque. La sua chiusura di fatto rappresenta uno shock senza precedenti per i mercati energetici mondiali.

L’Iran minaccia petrolio a 200 dollari al barile

Le dichiarazioni provenienti da Teheran hanno ulteriormente alimentato il panico sui mercati. Ebrahim Zolfaqari, portavoce del comando militare iraniano, ha lanciato un avvertimento esplicito mercoledì: “Preparatevi a un petrolio a 200 dollari al barile, perché il prezzo del greggio dipende dalla sicurezza regionale, che voi avete destabilizzato”, ha dichiarato secondo quanto riportato da Reuters.

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Il nuovo leader supremo ordina la chiusura dello Stretto

A far impennare ulteriormente le quotazioni del greggio giovedì è stata la prima dichiarazione pubblica di Mojtaba Khamenei, nuovo leader supremo dell’Iran, figlio dell’Ayatollah Ali Khamenei, ucciso nei bombardamenti iniziali del conflitto. Mojtaba Khamenei ha affermato che lo Stretto di Hormuz deve restare chiuso come “strumento per fare pressione sul nemico” e ha chiesto la chiusura immediata di tutte le basi militari statunitensi in Medio Oriente, avvertendo che saranno oggetto di attacchi.

Mercato petrolifero in fiamme: Brent vicino ai 100 dollari

La reazione dei mercati è stata immediata e violenta. Nella sessione di giovedì: Brent crude (contratti con consegna a maggio): +8%, a quota 99,35 dollari al barile, sfiorando la soglia psicologica dei 100 dollari. WTI (West Texas Intermediate) (contratti con consegna ad aprile): +8,2%, a quota 94,52 dollari al barile. Si tratta di rialzi giornalieri eccezionali, che riflettono il timore di una crisi energetica prolungata con effetti a catena sull’inflazione globale, sui costi di produzione industriale e sul potere d’acquisto dei consumatori.

Per il mercato forex e i trader: implicazioni operative

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L’impennata del petrolio ha conseguenze dirette su diversi asset e coppie valutarie. I petrodollari rafforzano le valute dei paesi esportatori, mentre le economie importatrici nette — come quella europea e giapponese — subiscono pressioni ribassiste sulle rispettive divise. I trader forex dovrebbero monitorare con attenzione le coppie USD/CAD, USD/NOK e EUR/USD, oltre ai movimenti sui futures energetici e sugli indici azionari legati al settore energy.

La risposta dell’AIE: rilascio record di riserve strategiche

Per cercare di contenere lo shock sui mercati, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha annunciato mercoledì che i suoi 32 paesi membri rilasceranno 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche di emergenza. Si tratta del più grande rilascio coordinato nella storia dell’agenzia, superando qualsiasi intervento precedente, inclusi quelli effettuati durante la crisi petrolifera del 1973 che portò alla creazione stessa dell’AIE. Questa mossa mira a stabilizzare l’offerta globale nel breve termine, ma gli analisti avvertono che, se il blocco dello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi per settimane o mesi, le riserve strategiche non saranno sufficienti a compensare la perdita di flussi dal Golfo Persico.

Scenario geopolitico e prospettive per i mercati

La situazione nel Golfo Persico rappresenta oggi il principale fattore di rischio per i mercati finanziari globali. Un petrolio stabilmente sopra i 100 dollari al barile — e potenzialmente in rotta verso i 150 o 200 dollari come paventato dall’Iran — avrebbe effetti macroeconomici profondi: Inflazione in forte rialzo nelle economie avanzate, complicando il lavoro delle banche centrali che stavano valutando tagli dei tassi di interesse nel 2026. Rallentamento della crescita economica globale, con rischio concreto di stagflazione in Europa e in altre aree fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche. Volatilità estrema sui mercati azionari, obbligazionari e valutari, con flussi verso i beni rifugio come oro, franco svizzero e titoli di Stato americani. Gli investitori e i trader dovranno mantenere la massima attenzione sull’evoluzione del conflitto, sulle decisioni dell’OPEC+ e sulle eventuali iniziative diplomatiche che potrebbero riaprire le rotte marittime nel Golfo Persico.