Trading diretto o indiretto? E’ questa una delle scelte di campo che gli aspiranti trader sono chiamati a compiere. Una scelta che presenta degli elementi di complessità, viste le tante opportunità che offrono entrambe le alternative. Il primo passo per scegliere è bene è informarsi, ovviamente. 

Questo articolo nasce proprio allo scopo di fornire i rudimenti del trading diretto e del trading indiretto, e porre le migliori condizioni per una valutazione seria, basata sulla razionalità. 

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Nella prima parte dell’articolo forniremo delle definizioni abbastanza asciutte di trading indiretto e di trading indiretto. Nella seconda, parleremo dei pro e dei contro delle due alternative. Infine, tireremo le fila del discorso, cercando di offrire qualche spunto in più per una scelta efficace e in linea con le proprie esigenze.  

Cos’è il trading diretto e così il trading indiretto

Per il trading diretto si intende il trading condotto a partire dagli asset veri e propri. Si contrappone al trading indiretto, che invece è il trading condotto a partire da strumenti derivati che utilizzano gli asset come sottostanti.

E’ molto semplice spiegare, e comprendere, i fondamentali del trading diretto, in quanto sono i medesimi del commercio in tutte le sue forme. Lo scopo è vendere il prodotto a un prezzo più alto rispetto a quello di acquisto, in modo da realizzare un surplus, che poi rappresenta il guadagno vero e proprio. Il “trucco” sta nel riuscire a stimare il prezzo futuro, in modo da compiere le scelte migliori in quanto a tempismo (entrata e uscita dal mercato) e asset. 

Alcune asset class si prestano maggiormente a questo meccanismo, in quanto caratterizzate da forti e frequenti oscillazioni. In linea di massima, possiamo considerare le criptovalute come gli asset più volatili, con a seguire le azioni e le materie prime.

Per comprendere i meccanismi fondamentali del trading indiretto, invece, è necessario avere un’idea chiara del concetto di strumento derivato. Di base, si tratta di un asset a sé stante, molto spesso un contratto, il cui valore potenziale dipende dai prezzi stabiliti dai contraenti e dai movimenti di prezzo di un sottostante. Prendiamo il prodotto derivato più utilizzato, il CFD (Contract For Difference): quando un trader opera con un CFD stabilisce (o accetta) un prezzo e determina una scadenza. Quando tale scadenza si verifica, guadagna dalla differenza tra il prezzo stabilito/accettato e il prezzo reale. 

Esistono svariati prodotti derivati, alcuni regolati da meccanismi diversi. Il riferimento, tra gli altri, è agli ETF. Essi sono fondi di risparmio gestito il cui scopo è replicare le performance di un sottostante. Il gestore, anziché “rischiare” e puntare al massimo guadagno possibile, opera affinché alle oscillazioni di prezzo del sottostante corrispondano i rendimento del fondo. 

A loro volta, gli ETF possono essere trasformati in asset, e scambiati in “modalità diretta”. O, per meglio dire, è possibile farlo con le quote del fondo. Nello specifico, vengono acquistate e vendute per realizzare un surplus. 

La tipologia di prodotto derivato più diffuso, però, è quella dei CFD. Esiste una versione ancora più antica e istituzionale dei CFD. Essa prende il nome di Future. I Future sono emessi da enti istituzionali, a differenza dei CFD che sono emessi del broker. In virtù di ciò, i CFD sono parecchio più numerosi dei Future. A livello di garanzie di sicurezza, comunque, non vi sono grandi differenze tra i due prodotti. 

Pro e contro del trading diretto

Passiamo adesso ad analizzare i pro e i contro delle due modalità. Partiamo dal trading diretto.

Il più grande vantaggio del trading diretto consiste nella sua semplicità di fondo. Sia chiaro, non significa che sia facile guadagnare, bensì che i meccanismi sono comprensibili e alla portata di tutti. Si tratta, per l’appunto, di “comprare basso” e “vendere alto”. 

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L’altro vantaggio riguarda alcune specifiche asset class, ovvero quelle il cui possesso genera dei rendimenti. Pensiamo alle azioni: chi possiede delle azioni, e lo fa per un certo periodo di tempo, può godere dei dividendi aziendali. Un vantaggio precluso al trading indiretto, che non implica la proprietà dell’asset.

Per quanto concerne gli svantaggi, si segnala l’impossibilità di tradare su alcune asset class. Per esempio, quelle che non fanno riferimento a un bene “reale”. Il riferimento è agli indici. In teoria, le oscillazioni di prezzo, anzi di valore, potrebbero garantire dei guadagni. Tuttavia, non vi si può praticare il trading diretto in quanto è letteralmente impossibile possedere un indice. Possono però essere posti a mo’ di sottostante, ed essere tradati con il metodo indiretto.

Stesso discorso per quei beni che possono essere teoricamente posseduti, ma che nella pratica non sono compatibili con un concetto di proprietà reale. Pensiamo solo agli asset che richiedono uno sforzo logistico. Sostanzialmente, tutte le commodities. Ebbene, fare trading con le commodities, almeno a un livello retail, significa fare trading indiretto, ovvero a mezzo di prodotti derivati (CFD, Future, ETF etc.).

Un’altro vantaggio riguarda i costi e i tempi. Muovere un asset reale, rispetto alla “stipula” di un Future o di un CFD, è più impegnativo. Da qui, tempi di transazione leggermente più lunghi e costi più elevati. Spesso è necessario corrispondere delle commissioni fisse, le quali rischiano di erodere i guadagni. 

Pro e contro del trading indiretto

I pro e i contro del trading indiretto sono sostanzialmente speculari a quelli del trading diretto.

Il vantaggio più grande è la possibilità di fare trading con asset class che, di norma, precludono la possibilità di trading. Abbiamo già fornito abbondanti esempi nel paragrafo precedente: gli indici, le materie prime etc.

Un altro vantaggio consiste nella possibilità di guadagnare anche quando il trend è discendente. Il meccanismo di derivazione fornisce questa opportunità, in quanto consente di invertire i momenti dell’acquisto e della vendita. 

Un altro vantaggio, che getta le sue radici in dinamiche di tipo tecnico (e persino tecnologico) riguarda la leva finanziaria. Di base, fare trading con CFD e Future permette di utilizzare una leva un po’ più elevata, proprio perché non si muove asset reale, ma se ne stanno semplicemente sfruttando i movimenti di prezzo. 

Un ultimo vantaggio riguardano i tempi e i costi, che sono entrambi ridotti. La questione dei tempi è fondamentale soprattutto in certi ambiti. Per esempio, fare trading con i CFD delle criptovalute è molto più comodo e veloce che fare trading con le criptovalute reali (acquistandole e vendendole). 

Per quanto concerne i costi, va specificato che in genere le commissioni sono blande. In alcuni casi, sono del tutto abolite. Nella fattispecie, il modello economico dei Broker si fonda sul concetto di spread, ovvero la differenza tra il prezzo imposto al trader e il prezzo reale. Ovviamente, gli spread sono limpidamente dichiarati. Si tratta di un modello che accontenta tutti. Permette al Broker di guadagnare da un lato e differenziarsi dai concorrenti dall’altro (es. proponendo spread competitivi); permette al trader di guadagnare senza temere che i propri risultati vengano compromessi o addirittura annullati dalle commissioni. 

Per quanto concerne gli svantaggi, va menzionata l’impossibilità di godere degli eventuali benefit determinati dalla proprietà reale. L’esempio più limpido, e che abbiamo trattato nel paragrafo precedente, riguarda proprio le azioni. Se si fa trading con i CFD o i Future dell’azionario, in nessun caso è possibile ottenere dei dividendi. 

Vi è infine uno svantaggio, che però è sintomo di un contesto tutto sommato florido. Alcune classi di prodotti derivati sono presenti in quantità… Forse eccessiva, L’offerta dei CFD è infatti straordinaria, sia in termini di Broker che offrono servizi relativi per farci del trading; sia in termini di sottostanti. Ciò può causare disorientamento nel trader principiante, e portarlo a compiere scelte affrettate o sbagliate. 

Una conclusione

Dunque, cosa scegliere tra trading diretto e trading indiretto? Come capita sempre per questo genere di “scelte”, non è possibile fornire una risposta univoca, che vada bene per tutti. D’altronde, le caratteristiche dell’una e dell’altra alternativa sono estremamente variegate, ed entrambe offrono buone opportunità. Il consiglio è di esplorare a fondo, e ragionare alla luce non di un ideale di perfezione, bensì delle proprie caratteristiche di trader. 

Esplorare al fondo significa anche fare pratica con entrambe le alternative. Di base, un approccio rischioso. Per fortuna, i Broker predispongono degli account demo con i quali è possibile simulare le operazioni del mercato reale, senza rischiare alcunché. 

Infine, una precisazione. Occorre certo decidere tra trading diretto e trading indiretto. Tale processo decisionale però non va inteso in modo esclusivo. Di fatti, le due alternative non si escludono necessariamente a vicenda. Anzi, in una prospettiva di diversificazione possono – devono – essere praticate entrambe. La decisione dovrebbe vertere, piuttosto, sulla modalità di trading.