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Sebbene l’immaginario collettivo assegni al trading un’aura di razionalità, e al trader vincente qualità come la freddezza, si tratta pur sempre di un fatto umano e, in quanto tale, soggetto alla sfera emotiva. La verità, che tutti i trader sperimentano a prescindere dalla loro posizione, dalle loro capacità e dalla loro esperienza, è la seguente: la psicologia, sia a livello collettivo e individuale, gioca un ruolo decisivo e può impattare profondamente – e a volte irreversibilmente – sulle prospettive di guadagno.

Fin quando un trader convive con le emozioni, e le gestisce in maniera intelligente, tutto sommato il trading procede spedito, senza grandi intoppi (ovviamente tra alti e bassi tipici di questa attività). I problemi nascono quando le emozioni prendono il sopravvento e degenerano. Si giunge, in questo caso, a situazioni al limite del patologico, che si caratterizzano per l’emersione di specifici sintomi e di una generale difficoltà a comportarsi con lucidità.

Tra le conseguenze di una cattiva gestione delle emozioni spicca, appunto, la comparsa dell’ansia da trading. In questo articolo parliamo approfonditamente di questo disturbo, illustrandone i sintomi e presentando qualche soluzione.

Cos’è l’ansia

L’ansia da trading, da quasi tutti i punti di vista, è semplicemente ansia. Dunque lo stato ansioso in cui può versare un trader non differisce granché dallo stato ansioso in cui può versare, ad esempio, un lavoratore, un padre di famiglia, uno studente etc. Fermo restando che ogni persona è dotata di una sua specificità, anche per ciò che concerne le dinamiche con cui questo disturbo nasce, si sviluppa e genera i suoi effetti.

Ad ogni modo, secondo l’OMS (Organismo Mondiale della Sanità), e stando alle evidenze accademiche maggiormente condivise, l’ansia è una condizione psichica che un individuo vive a livello cosciente e consapevole caratterizzata da una intensa preoccupazione, da un solido pessimismo e dalla paura. Nella maggior parte dei casi, queste emozioni si manifestano con una gravità non giustificata dalla reale situazione di pericolo. L’ansia, dunque, ha poco a che vedere con lo stress (in questo articolo ne parliamo dal punto di vista dei trader), che è in fondo una risposta fisiologica, benché eccessiva, a una reale condizione di pericolo.

Inoltre, lo stress è provvisorio e contingente, ovvero passa quando ci si allontana dalla fonte stressante. L’ansia è invece un sentimento che, pur diluendosi quanto più ci si allontana dal pericolo, esercita i suoi effetti in modo continuativo.

Tutti hanno vissuto l’ansia almeno una volta nella propria vita. O, almeno, una sensazione ansiosa. Per quanto riguarda quella patologica o para-patologica, la questione è un po’ diversa. Può essere scatenata da un trauma, oppure da una serie di eventi che, complessivamente, hanno lasciato un segno nella psiche dell’individuo. Ovviamente, ci sono individui più predisposti e individui meno predisposti. In ogni caso, se il malessere che si sta vivendo in un dato momento non è una semplice sensazione ma una vera e propria patologia, certo si possono adottare accorgimenti pratici per limitarne gli effetti, ma la risposta deve essere terapeutica.

Quanto detto fino ad ora vale anche per l’ansia da trading, che però si manifesta in maniera abbastanza tipica. Ecco come.

Come si manifesta l’ansia da trading

Il trader ansioso, e non semplicemente ansioso o preoccupato, adotta alcuni comportamenti particolari, che certamente non giovano alla sua attività e riducono le prospettive di guadagno. Eccone alcuni.

Gestione non razionale del rischio. Nella migliore delle ipotesi (tra quelle peggiori), ovvero quando il trader è sì ansioso, ma riesce comunque a fare trading, rischia di perdere la lucidità e di compiere scelte sbagliate. Queste riguardano soprattutto la gestione del rischio. Il trader ansioso si espone o troppo o troppo poco. Nella prima fattispecie, ciò accade perché deve recuperare da una recente sconfitta. Nella seconda fattispecie, ciò accade perché ha semplicemente paura di perdere denaro. Si tratta comunque di un atteggiamento deleterio, in quanto risk e money management dovrebbero procedere da evidenze tecniche e, per quanto possibile, scientifiche, non dalla condizione emotiva del momento.

Paralisi. Chi è semplicemente stressato, opera seppur in una condizione di malessere. Chi è ansioso, spesso e volentieri si blocca per la paura di perdere. Non si tratta di una soluzione, anche perché in gioco entra un tipo di preoccupazione che potremmo definire a “doppio binario” o “bidirezionale”.

Preoccupazione a doppio binario. Il trader ansioso quando deve fare trading è profondamente preoccupato in quanto prova una paura viscerale e quasi irrisolvibile di perdere. Tuttavia, quando non fa trading viene ugualmente colto dall’ansia perché anche in quel caso teme di perdere, e nello specifico di perdere le occasioni. Insomma, il trader ansioso si trova, dal suo punto di vista, in una situazione lose-lose.

Come si risolve l’ansia da trading

L’ansia, se patologica, non può essere risolta con qualche accorgimento, nemmeno se si tratta di ansia da trading. Va affrontata di petto, con un medico. Certo, questi accorgimenti possono essere utili a limitare gli effetti, nell’attesa di un trattamento specifico. L’utilità, poi, è massima se l’ansia da trading non è patologica ma ancora in una fase precedente, ovvero quella definibile come “sensazione ansiosa”.

Ad ogni modo, tutti gli accorgimenti che riguardano il modo di fare trading consistono nel diminuire, almeno provvisoriamente, l’esposizione. Non in modo casuale e disordinato, come il trader ansioso sarebbe portato a fare spontaneamente, bensì razionalmente e seguendo certe regole.

Una soluzione è utilizzare il criterio del surplus. Ovvero, si investe solamente l’utile che si è guadagnato nei trade precedenti. Sicché, anche nella peggiore delle ipotesi, il trader avrà la sensazione di non aver perso. E’, in realtà, un meccanismo tipico del gioco d’azzardo, ma in via del tutto eccezionale potrebbe funzionare per gestire provvisoriamente gli stati ansiosi.

La riduzione dell’esposizione, e quindi della posta, in gioco comunque dovrebbe essere realizzata all’insegna del money management. L’idea di base è di dimezzarla. Dunque, stando al mainstream, anziché investire al massimo il 2% si potrebbe investire al massimo l’1%.

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