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Paypal ha in serbo delle importanti novità per i possessori di criptovalute (non tutti, sia chiaro, ma una buona parte). Il piano del colosso dovrebbe dare un impulso all’evoluzione di Bitcoin e affini nella direzione di una trasformazione, questa volta reale e non paventata, in mezzo di pagamento.

Ne parliamo in questo articolo, dove descriveremo cosa bolle nella pentola di Paypal e proporremo qualche riflessione sulle conseguenze per il mondo crypto e non solo.

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Il piano di Paypal

L’idea di Paypal è semplice quanto rivoluzionaria: permettere i pagamenti in Bitcoin e in altre criptovalute. In questa prospettiva, le valute virtuali verrebbero gestite come qualsiasi altra valuta estera. In buona sostanza, il proprio account Paypal potrebbe trasformarsi in un portafoglio misto virtuale-fiat, un po’ come avviene per i conti che hanno ricevuto accrediti in più valute.

Ovviamente, è tutto in itinere, sebbene qualche dettaglio ufficiale sia già trapelato. Quello più importante riguarda i beneficiari di questa novità. Ebbene, per ora essa riguarda solo gli utenti americani. Solo gli utenti residenti negli Stati Uniti, infatti, potranno ricevere o effettuare pagamenti in criptovaluta. Ad alcuni questo limite appare come il segno di una fase beta, destinata quindi a estendersi agli utenti di altri paesi.

Ad altri appare come una scelta obbligata e permanente, viste le differenze tra l’ordinamento americano e quello, ben più stringente, dell’Unione Europea (giusto per fare un esempio). Ma tant’è: per ora, la questione riguarda solo gli Stati Uniti. Non che la faccenda possa ritenersi di poco conto: d’altronde, Paypal è presente soprattutto negli USA, dove conta ben 346 milioni di clienti.

Interessante è anche il modo con cui Paypal intende rendere possibili i pagamenti in Bitcoin e affini. Il problema più pressante è quello della sicurezza, e quello tecnologico a seguire. La struttura tecnica di una criptovaluta è ben diversa dalla struttura tecnica di una valuta reale.

Per sopperire alle difficoltà, e rendere le transazioni agevoli e sicure, Paypal ha deciso di affidarsi a Paxos Trust Company, che si occuperà materialmente dei servizi di trading e custodia. Fondamentale è anche la collaborazione con il Dipartimento per i Servizi Finanziaria di New York, che di fatti ha concesso una sorta di “bitlicense” a Paypal.

Se vi state chiedendo in che cosa consisterà il nuovo servizio di Paypal, è tutto molto semplice: le criptovalute verrano trattate esattamente come una qualsiasi valuta estera. Per quanto riguarda il range di criptovalute disponibile, esse non dovrebbero andare oltre il Bitcoin, il Bitcoin Cash, il Litecoin e l’Ethereum. Un po’ pochino forse, ma va detto che – assieme – detengono la quota di mercato più elevata. Queste crypto, dunque, si aggiungeranno alle 24 valute fiat già supportate da Paypal.

L’elefante nella stanza: le caratteristiche delle criptovalute

Tutto bello, almeno a uno sguardo superficiale. Tuttavia, il piano di Paypal presenta almeno due problematiche, le quali – a dire il vero – vanno oltre le possibilità del colosso americano, e potrebbero essere considerati come immutabili condizioni di fatto. In primo luogo, va presa in considerazione la vera “natura” delle criptovalute, che è poi l’argomento che scatena con maggiore foga detrattori e appassionati.

La domanda da porsi è: le criptovalute possono essere considerate delle valute vere e proprie? Di certo, sono state create a questo scopo, per quanto in una prospettiva “rivoluzionaria”, e secondo un approccio decisamente alternativo rispetto alle valute tradizionali. Ebbene, almeno per ora le criptovalute non possono essere considerate degli strumenti di pagamento propriamente detti, e non solo perché trascurate dalle piattaforme e dai circuiti ufficiali.

La questione ruota attorno alla “stabilità” delle criptovalute, criterio imprescindibile per trasformare un qualsiasi asset in strumento di pagamento. Sia chiaro, anche le valute oscillano, e spesso in modo brutale, ma oltre un certo limite siamo nel campo dell’eccezione, non della regola. Le criptovalute, invece, sembrano “estremamente volatili” proprio in virtù della loro stessa struttura. Il riferimento è all’assenza di un ente centralizzato che, a differenza di quanto avviene per le valute tradizionali, possa risolvere gli squilibri. Non è un caso, quindi, che al giorno d’oggi ben poco possa essere acquistato con i Bitcoin, che pure è la criptovaluta più famosa e accreditata. La dimensione attuale delle criptovalute, dunque, è quella di asset di investimento, per giunta piuttosto rischioso.

A testimoniarlo ulteriormente, per quanto in modo paradossale, è proprio la reazione del Bitcoin all’annuncio di Paypal: in poche ore le sue quotazioni sono cresciute dell’8%. Non proprio una performance da “valuta stabile”.

L’altra problematica, solo all’apparenza di nicchia, riguarda invece la gestione delle valute estere di Paypal. Molto spesso, il tasso di conversione non è così reattivo, non segue il mercato. Ciò non rappresenta un problema quando si parla di euro e dollari, i cui cambiamenti, nel corso di una giornata, raramente vanno oltre “i millesimi”. Potrebbero esserlo, però, se l’oggetto del contendere fosse il Bitcoin, che nel giro di qualche ora può perdere o acquisire svariati punti percentuali.

Certo, le soluzioni a questa distorsione non mancano. Tuttavia, non sono state rilasciate indicazioni o previsioni in merito. D’altronde, è ancora presto per entrare in questi meccanismi.

Cosa cambia per il mondo crypto

Infine, una riflessione dell’impatto che l’entrata in scena di Paypal eserciterà sul mondo crypto. Di base, dovrebbe essere un impatto positivo. La mossa del colosso americano è vista come un grosso tassello al puzzle delle criptovalute, un passo in avanti verso la reale trasformazione di Bitcoin e compagni in strumenti di pagamento reali.

Tale trasformazione inevitabilmente passa per strappi e scatti, anche perché qualsiasi decisione a favore delle criptovalute è per definizione una mossa coraggiosa, vista l’opinione tutt’altro positiva che le banche centrali e gli organi di vigilanza esprimono regolarmente. L’idea di Paypal, dunque, crea scalpore, muove le coscienze, sposta le percezioni.

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Ma…. C’è un ma. Il rischio che l’operazione non vada in porto comunque c’è. Sia chiaro, non stiamo parlando del rischio che il sistema non funzioni, bensì che il servizio sia poco utilizzato o lasci indifferenti gli utenti. In questo caso, “l’effetto rebound” potrebbe essere imponente. Ecco che gli scettici, gli indecisi, ovvero coloro che posso realmente spostare l’ago della bilancia potrebbero maturare un convincimento del genere “se nemmeno Paypal è riuscito a trasformare le criptovalute in valute reali, allora non c’è speranza”. Ecco, questo sortirebbe un effetto tutt’altro che positivo, nella prospettiva evolutiva di Bitcoin e affini.

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