Il Bitcoin sta vivendo un inizio 2022 pessimo. Dietro alle performance negative della criptovaluta più famosa del mondo potrebbe celarsi la crisi del Kazakistan.

Un legame particolare, quello tra Bitcoin e le sommosse politiche in Kazakistan, e che tanti investitori stanno sottovalutando.

Vale la pena dunque spiegare cosa stia accadendo nel più grande paese dell’Asia centrale e l’impatto che potrebbe esercitare sui prezzi della criptovaluta.

Un inizio 2022 pessimo per il Bitcoin

Partiamo dalle prestazioni di Bitcoin. Il 2021 è stato per Bitcoin un buon anno. Certo, ha prodotto come al solito imponenti oscillazioni, ma alla fine della fiera ha chiuso molto meglio di come ha iniziato. Di conseguenza, il 2022 si è aperto con grandi speranze, considerando anche l’inflazione galoppante in Europa e negli Stati Uniti. Eppure, almeno nella prima parte di gennaio, Bitcoin ha prodotto performance piuttosto negative, perdendo oltre il 10% del suo valore.

Molti hanno associato questi movimenti alla proverbiale volatilità di Bitcoin, ma altri hanno rilevato la compartecipazione di un particolare evento, di natura squisitamente tecnica. L’hashrate, nel medesimo periodo in cui Bitcoin è andato incontro alla svalutazione, è diminuito del 14%.

Per inciso, l’hashrate è la potenza di calcolo dei computer che praticano il mining, ovvero individuano i codici di estrazione della nuova valuta. Il ragionamento è controintuitivo: se l’hashrate diminuisce, diminuisce anche l’offerta, dunque il prezzo dovrebbe aumentare. Il ragionamento però quadra se si inserisce una variabile specifica, che corrisponde proprio alla crisi in Kazakistan.

La crisi in Kazakistan e il Bitcoin, il legame che non ti aspetti

Cosa sta accadendo in Kazakistan? Il paese è scosso da violente proteste, di una gravità che non si registrava da parecchi decenni. Il causus belli è dato dall’aumento dei prezzi di energia, che ha compromesso il già precario potere di acquisto dei cittadini. La protesta ha assunto presto un carattere sistemico e si è rivolta all’attuale presidente, Kassym-Jomart Tokayev, colpevole di governare in modo autoritario.

Cosa c’entra il Kazakistan e in particolare la crisi in Kazakistan con il Bitcoin? In primo luogo, per quanto possa sembrare strano, il Kazakistan è il secondo principale “estrattore” di Bitcoin al mondo. Il 18% della nuova valuta si estrae da quelle parti. Un ruolo, questo, che il paese ha conquistato a seguito dei ban della Cina.

In secondo luogo, il presidente ha decretato già una volta, nel corso della crisi, il blocco di internet. Dunque, per un giorno intero i computer kazaki non hanno potuto lavorare. Ecco spiegato, tra le altre cose, il calo del 14% dell’hashrate.

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Rimane da spiegare perché al calo dell’hashrate è seguito la svalutazione del Bitcoin, piuttosto che una rivalutazione da calo dell’offerta. Una spiegazione c’è: essendo questo evento generato da un fenomeno politico, per giunto di difficile risoluzione, molti investitori potrebbero semplicemente essere usciti (temporaneamente) dal mercato. Insomma, all’incertezza hanno risposto con le vendite. Anche perché non è affatto esclude che nell’immediato futuro ci saranno nuovi blocchi di internet.

Una visione alternativa: le politiche della Fed

E’ difficile comprendere il reale peso della crisi in Kazakistan. Certo è che se il peso fosse davvero importante, per il Bitcoin si prospetterebbe un periodo negativo. La crisi infatti è ben lungi dall’essere risolta e il malcontento serpeggia ancora più forte nel paese.

Eppure la situazione potrebbe essere ancora più grave. Infatti, molti analisti intravedono, quale causa del calo di Bitcoin, non già un fenomeno politico dall’orizzonte temporale tutto sommato ristretto come la crisi kazaka, bensì un nuovo ciclo di politiche monetaria da parte della Fed.

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La banca centrale americana infatti starebbe pensando a un’accelerazione della politica monetaria restrittiva. In parole povere, a un più repentino rialzo dei tassi. Il motivo è semplice: l’inflazione sta diventando un problema grave, e rischia di assumere un carattere strutturale. In questo contesto,  il dollaro è destinato ad apprezzarsi. E lo stesso si può dire delle altre valute principali, che stanno affrontando le medesime problematiche.

Sarebbe un duro colpo per il Bitcoin, che seppur in maniera non compiuta. si pone come bene rifugio contrapposto alle valute tradizionali.

Insomma, tra crisi politiche e politiche monetaria aggressive, il 2022 si preannuncia un anno pericolosamente interessante per il Bitcoin e per tutti coloro che investono nelle criptovalute.