Il Bitcoin si appresta a vivere un anno all’insegna dell’incertezza, come sarebbe ovvio per una criptovaluta. Tuttavia, i dubbi si fanno più intensi del previsto, dal momento che da più parti si parla della bolla Bitcoin. Infatti, dopo l’incredibile rally di inizio 2021, la criptovaluta sta attraversando un periodo non proprio roseo. 

Ne parliamo in questo articolo, dando spazio ad alcune voci pessimistiche, come quella della Deutsche Bank e di Christine Lagarde, il presidente della BCE.

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Cosa sta accadendo 

Il Bitcoin negli ultimi mesi è tornato nuovamente a far parlare di sé. Non che fosse sparito dai radar, semplicemente non occupava i palcoscenici della comunicazione generalista. A partire dallo scorso autunno, però, qualcosa è cambiato. Dopo un anno e mezzo di cali, di ritracciamenti e di falsi rally, la criptovaluta ha iniziato a macinare terreno, impegnandosi in un trend che dapprima ha ricordato quello del 2017 e poi l’ha addirittura superato. Sicché l’8 gennaio 2021 il Bitcoin aveva toccato l’incredibile quota di 32.930 euro.

Un percorso che ha stupito tutti, analisti e investitori, e ha posto nuovamente sul tavolo temi quali la strana equazione tra Bitcoin e oro, la sostituzione almeno parziale delle valute fiat etc. Parallelamente, però, il rally estremo del Bitcoin ha alimentato gli scetticismi e le paura di chi prospettava, nel breve o nel lungo periodo, l’esplosione della bolla. Ora, di bolla Bitcoin si parla da parecchi anni, ma in effetti l’asset tra alti e bassi (anche notevoli) ha dimostrato tenere. Attualmente, tali prospettive si sono intensificate.

Il motivo? Dopo il picco di inizio gennaio, il Bitcoin ha iniziato una rapida discesa, perdendo quasi un quarto del suo valore in poco in meno di due settimane. Mentre stiamo scrivendo questo articolo (fine gennaio) il Bitcoin sta attraversando una “strana” fase laterale, vista da alcuni come la quiete prima della tempesta mentre da altri come il preludio alla tanta stabilità.

E’ praticamente inutile fare previsioni sul futuro del Bitcoin. Stimare i prezzi è complicato per qualsiasi asset, e lo è a maggior ragione per le criptovalute, che si caratterizzano per una volatilità spiccata. La loro indipendenza, la quasi totale assenza di vincoli, è una forza ma anche una debolezza. Il Bitcoin non è legato a nessuna economia in particolare, non è suscettibile alle decisioni di una istituzione (es. banche centrali per le valute fiat), non sottende ad alcun bene materiale o astratto che sia. E’ possibile solo a posteriori ragionare sui motivi dei rally o delle svalutazioni, e anche in quel caso le analisi potrebbero essere discordanti. 

Per esempio, si crede che il rally di fine 2020 – inizio 2021 sia stato scatenato dall’halving, ovvero dalla riduzione della quota di criptovaluta “estraibile” attraverso il mining, meccanismo automatico finalizzato a sostenere i prezzi. Tuttavia, non è detta che a incidere non siano stati anche fattori esterni, come un contesto economico globale in crisi e le politiche monetarie ultra-espansive di praticamente tutte le banche centrali, le quali a ben vedere indeboliscono le monete tradizionali. 

Il sondaggio di Deutsche Bank

La bolla Bitcoin sta per scoppiare? Come al solito, gli analisti, i portatori di interesse e gli investitori si dividono tra pessimisti e ottimisti. E’ comunque utile ragionare sulle opinioni di chi si occupa di economia, di chi frequenta i mercati. E’ con questo approccio che Deutsche Bank, la più grande banca commerciale tedesca, ha organizzato un sondaggio nel quale, appunto, ha chiesto un’opinione circa la possibilità che l’era del Bitcoin possa giungere presto al tramonto. Il campione è abbastanza ampio, pari a seicento tra persone fisiche e aziende, dunque è in grado di restituire un po’ di sentiment collettivo. 

Ebbene, il sondaggio non ha restituito un clima di particolare fiducia. Anzi, l’89% degli intervistati ha espresso molto scetticismo sulla possibilità che il Bitcoin possa conservare le quotazioni di inizio anni. Allo stesso tempo, si sono detti possibilisti circa l’esplosione di una bolla. Ora, i professionisti della finanza tedeschi sono generalmente prudenti, dunque potrebbe non stupire il risultato del sondaggio. Tuttavia, questo 89% può fare comunque specie. Significa che c’è generale consenso circa l’ipotesi di un Bitcoin in discesa o addirittura… In disgrazia.

Il monito di Lagarde

Il sondaggio di Deutsche Bank fa il paio con le ultime dichiarazioni di Christine Lagarde, presidente della BCE. In passato ha dimostrato di non avere affatto paura delle proprie opinioni, anche quando queste promettono di suscitare clamori. Non è un caso, dunque, che le parole spese per il Bitcoin non siano state particolarmente dolci, tutt’altro. In primis ha dichiarato che il Bitcoin è stato in grado di porre in essere “business divertenti”, menzionando una categoria, quella del divertimento, che certamente ha poco a che vedere con un trading professionale e razionale. In secondo luogo, ha ribadito che si tratta comunque di un asset speculativo, spesso utilizzato per il riciclaggio.

Ora, che il Bitcoin sia un asset speculativo, nessuno può dubitare. D’altronde, è nella migliore delle ipotesi associato a un titolo azionario molto volatile, sebbene le sue oscillazioni siano mediamente più frequenti e più profonde. Che sia uno strumento per il riciclaggio, però, è comunque una dichiarazione forte. Tra l’altro le evidenze del rapporto tra Bitcoin e attività illegali non sono necessariamente solide, e anzi c’è chi obietta, persino tra alcuni importanti analisti. 

Queste dichiarazioni, tra l’altro, sono state condivise indirettamente dall’ex governatore della Fed, Janet Yellen, che di recente ha espresso opinioni simili.

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Non che Bitcoin abbia mai difettato in detrattori. Quello più autorevole, forse, è proprio il mitico Warren Buffet, asceso da molto tempo a guru degli investimenti finanziari. In passato, Warren Buffett aveva associato il Bitcoin al veleno per i topi e aveva previsto che le criptovalute sarebbero finite male. 

Ovviamente, nessuno ha la palla di vetro, dunque non rimane che aspettare, analizzare i pochi punti fermi che il mercato è in grado di restituire, cercare di difendersi dalla volatilità e se del caso sfruttarla.