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Come si comporterà il Bitcoin durante l’emergenza Coronavirus? Ovviamente, nessuno può saperlo. Certo, si possono fare delle supposizioni, magari cercando di analizzare i movimenti della criptovalute in questa prima fase dell’emergenza e indagando il sentiment degli investitori.

Quella che proponiamo oggi è quindi una riflessione, un’ipotesi sui destini del Bitcoin in questa convulsa fase finanziaria (e non solo finanziaria).

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L’impatto del Coronavirus sui mercati

Prima di parlare del Bitcoin è bene fare una panoramica di quanto stia accadendo sui mercati. Se siete degli investitori attenti, e avete superato la fase del piccolo risparmiatore che si affida alle banche, questa panoramica non vi dirà nulla di nuovo. D’altronde l’impatto è stato così forte da non poter essere ignorato. Specifichiamo che questo articolo è aggiornato al 22 marzo 2020, una precisazione doverosa, dal momento che la situazione è in continua evoluzione, e tende a riservare sorprese (come tutti i periodi storici concitati e incerti del resto).

Possiamo dividere questi primi mesi di emergenza in tre fasi. La prima fase ha coinvolto esclusivamente la Cina e solo per riflesso il resto del mondo, che si attendeva ripercussioni di moderata gravità riguardanti l’economia reale. I mercati, tuttavia, non hanno subito grandi scossoni.

La seconda fase, che coincide con la scoppio dell’epidemia in Italia, invece è stata caratterizzata da momenti di panico. Abbiamo assistito al classico effetto domino: l’Italia ha scoperto di avere il virus in casa, i casi sono aumentati in maniera esponenziali, gli altri paesi hanno cercato il virus in casa propria… Trovandolo. L’epidemia si è trasformata in pandemia nel giro di pochi giorni. I mercati sono entrati in fibrillazione, spaventati di fronte alla prospettiva di un lockdown generalizzato e al crollo delle economie reali.

La terza fase è quella che stiamo vivendo adesso, quindi è tutto ancora in essere. Dopo un’iniziale smarrimento, i governi e le autorità monetarie hanno cercato di recuperare il timone della nave, promettendo da un lato interventi (certo di gradazione variabile) per contenere il contagio e dall’altro aiuti all’economia come raramente se ne sono visti. Il riferimento è in particolare ai 1500 miliardi annunciati dalla Federal Reserve e ai 750 miliardi della Banca Centrale Europea. I mercati hanno iniziato a calmarsi e certo tra alti (pochi) e bassi (molti) stanno recuperando poco alla volta le perdite dei giorni precedenti.

Come sta reagendo il Bitcoin durante l’emergenza del Coronavirus

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In tutto questo il Bitcoin come si è comportato? E’ sufficiente dare un’occhiata ai grafici per rispondere: male. Al 21 febbraio, data dello scoppio dell’epidemia in Italia, un Bitcoin valeva 9700 dollari, nemmeno venti giorni valeva 4857 dollari. Insomma, in meno di tre settimane ha perso più del 50%, troppo persino per un asset incredibilmente volatile come il Bitcoin.

Il tonfo fa ancora più specie se si considera che il Bitcoin stava vivendo un trend ribassista iniziato nell’ultimissima parte del 2019, figlio probabilmente della diffusione della tecnologia blockchain, della prospettiva di una regolamentazione morbida e delle voci riguardanti la nascita di criptovalute governative.

Va detto che dopo il minimo raggiunto il 12 marzo, il Bitcoin si è in qualche modo ripreso, e una settimana ha recuperato quota 6000 dollari. Se per si paragona la velocità della discesa con la velocità della risalita, non c’è storia. Insomma, il Bitcoin è ancora in affanno.

Eppure… Potrebbe non essere colpa della criptovaluta. Più semplicemente, ha seguito i destini del mercato in generale, certo esacerbando i momenti di panico e i sussulti di ripresa. Comportamento, questo, che non sorprende se si considera la volatilità e quindi la reattività dell’asset.

Tutto ciò, però, ci porta a una riflessione ulteriore. I movimenti del Bitcoin in queste prime fasi dell’emergenza aggiungono argomenti alla discussione circa la ragion d’essere del Bitcoin.

Bitcoin bene rifugio: la fine del sogno?

Il riferimento è ovviamente ai tentativi di associare il Bitcoin al concetto di bene rifugio. Secondo alcuni, una prospettiva da realizzare. Secondo altri, una illusione, un malinteso, un pregiudizio positivo (ma pur sempre un pregiudizio). Il Bitcoin è stato annunciato spesso come il nuovo oro, come l’asset che avrebbe sostituito il metallo giallo in qualità di “bene di conforto” durante gli shock.

Questa ipotesi è nata intorno al 2012, quando la seconda parte della crisi economica e la conseguente guerra di valute era coincisa con il primo balzo in avanti del Bitcoin, con la sua entrata in scena. L’ipotesi si è rafforzata durante il 2017, quando il Bitcoin si è reso protagonista di una rivalutazione che non ha eguali nella storia dei mercati. Certo, le fasi successive hanno visto una criptovaluta in sofferenza, oggettivamente troppo volatile per essere pensata anche in prospettiva come un bene rifugio. Tuttavia, l’ipotesi, le speranze del “Bitcoin nuovo oro” non si sono mai spente del tutto.

Probabilmente quello attuale è il primo shock veramente pesante che il Bitcoin ha dovuto affrontare. Certo un battesimo di sangue. Tuttavia, come abbiamo visto, si è comportato né più né meno come un… Asset qualsiasi. Ha seguito il mercato, non si è posto come baluardo. A dire il vero, a questo giro, questo compito è risultato difficile pure all’oro. Certo, nei primissimi giorni della pandemia si è rivalutato in maniera importante, come ci si aspetterebbe per il metallo giallo, ma ha comunque subito il contraccolpo del 12 marzo, che oggettivamente si è configurata come una delle giornate più nere della storia del mercato.

Per concludere, cosa ci suggerisce la reazione del Bitcoin a questa prima fase dell’emergenza Bitcoin? L’uovo di Colombo, o l’acqua calda se preferite: il Bitcoin è percepito come un asset normale, anzi come un asset di investimento rischioso, come e più di un titolo azionario.

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Forse è ancora presto per dirlo, ma forse questa potrebbe essere la fine delle speranze di chi vorrebbe vedere il Bitcoin come nuovo oro. Attualmente, date le premesse, il passato e il presente del Bitcoin, la sua stessa struttura… E’ veramente difficile che una tale speranza possa realizzarsi, non nel breve e nel medio periodo almeno.

Una prospettiva realistica

Dunque, cosa ne sarà del Bitcoin nel prossimo futuro? Come reagirà complessivamente all’emergenza Coronavirus. Ovviamente, dipende tutto dalla durata di questa emergenza. Ad oggi, nessuno, nemmeno il miglior virologo, può fare previsioni. Il mondo della scienza se non naviga a vista, poco ci manca. E’ la prima volta che una pandemia irrompe in un mondo completamente globalizzato. Se vige l’incertezza nella scienza, vige ancora di più l’incertezza nella finanza. Per ora, gli investitori sembrano aver apprezzato le mosse delle banche centrali e dei governi, ma in prospettiva i segni più di metà marzo potrebbero essere visti come un mero rimbalzo.

In questo contesto, è lecito aspettarsi che il Bitcoin si comporterà come il mercato gli dirà di comportarsi, ovvero si allineerà con le performance generali. Ad oggi, la criptovaluta non sembra avere una forza intrinseca sufficiente ad andare contro corrente. Ovviamente, ci teniamo a specificarlo, queste sono solo supposizioni, l’opinione personale di chi scrive, basata non su evidenze di analisi tecnica, che nel medio periodo appare veramente complicata da redigere, ma sulla semplice logica, sulla conoscenza del passato recente e sulla consapevolezza del vero marchio del Bitcoin: la sua volatilità.

L’unico consiglio che ad oggi può essere dato è utile quanto banale: agire con prudenza, tenere le antenne ben dritte, ora più che mai rimanere sintonizzate con quanto accade al di fuori del mercati, nella vita reale, dove si sta giocando una partita di cui non si conosce né la vera entità né tantomeno la fine.

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