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Bitcoin 2020: come sarà il nuovo anno per la criptovaluta più famoso del mondo? A giudicare dalle performance di queste prime settimane, le prestazioni potrebbe rivelarsi persino migliori del previsto. D’altronde, la valuta virtuale ha iniziato un percorso di riprese già qualche mese fa e ora sta rafforzando il trend.

Il 2020 potrebbe però rivelare delle sorprese, anche perché si annuncia un anno ricco di avvenimenti. In questo articolo cercheremo di spiegare le ragioni del successo delle ultime settimane di Bitcoin e di fare qualche previsione per il resto dell’anno, elencando le maggiori sfide e le più temibili minacce per la valuta virtuale.

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Bitcoin nel 2020: cosa sta accadendo

Fino a un anno e mezzo fa, il Bitcoin sembrava destinato a morte certa. Dopo le performance strabilianti del 2017, infatti, è iniziato a svalutarsi, fino a perdere quote superiori al 70% (rispetto al suo massimo storico). I detrattori avevano subito urlato alla bolla, e si erano spinti fino a paragonare il fenomeno della valuta virtuale alla drammatica ed emblematica bolla dei Tulipani del XVII secolo. A quanto pare la storia (e i mercati) li ha già smentiti, dal momento che Bitcoin è tornato a crescere, come si evince dando anche solo una rapida lettura dei grafici. Lo si evince ancora di più dalle performance di questo inizio anno.

Può sembrare fantascienza, e in effetti i valori sono letteralmente fuori scala per qualsiasi altro asset, ma nelle prime due settimane Bitcoin ha guadagnato più del 22% portandosi a quota 9.000 dollari. Un inizio così non lo si vedeva dal 2012. Quali sono le motivazioni di questo trend estremamente rialzista? Ne parleremo nel prossimo paragrafo.

Le ragioni della crescita di Bitcoin

Ovviamente non è semplice circoscrivere i fattori che stanno sostenendo le quotazioni di Bitcoin, anche perché in genere il comportamento degli investitori è dominato da regole complesse, difficile da inquadrare in una manciata di dinamiche. Ad ogni modo, ha senz’altro influito il lancio dei future sui Bitcoin da parte della CME Group, che in un certo senso hanno conferito legittimità alla valuta virtuale, andando incontro alle esigenze degli investitori “soft”, che ancora nutrono qualche dubbio.

Certo, ad aver influito potrebbero essere dinamiche più tecniche, e meno confortanti. Può darsi, ad esempio, che gli investitori stiano già scontando l’halving che si terrà a maggio. Per chi non lo sapesse, l’halving è la diminuzione della resa del mining, evento che per la legge della domanda e dell’offerta riduce quest’ultima e fa salire i prezzi. Ad ogni modo, si avrà contezza di questa dinamica solo quando l’halving verrà effettivamente realizzato.

Bitcoin: come andrà nel 2020

Quali sono le prospettive per il Bitcoin 2020? Ebbene, attualmente (metà gennaio 2020) esse sono piuttosto rosee, anche perché il trend parla di una valuta virtuale in crescita tutt’altro che estemporanea. Tra l’altro, il potenziale è ancora considerevole, se si considera che Bitcoin è ancora al 45% del suo massimo storico. Ovviamente, è tutto scritto sulla sabbia, sicché le migliori speranze si potrebbero trasformare nelle più cocenti delusioni. D’altronde è la valuta stessa ad aver abituato gli investitori a colpi di scena “memorabili”, a crolli apparentemente inspiegabili.

L’unico esercizio veramente utile, quindi, non è la speranza o la fiducia, bensì l’analisi degli elementi che potrebbero sancire un aumento o un crollo del Bitcoin. Elementi che, in un senso e nell’altro, nel bene e nel male, dovrebbero abbondare in questo 2020.

Le opportunità

L’opportunità più grande risiede proprio nel lancio dei futures della CME Group. Certo, l’emissione in realtà c’è stata, ma questo evento da solo non basta per garantire un sostegno duraturo al prezzo del Bitcoin. Affinché l’impatto si riveli positivo nel lungo periodo è necessario che i futures vadano bene, ovvero vadano incontro a una domanda significativa. Niente è scontato quando si parla di Bitcoin, dunque è possibile che i futures “vendano” meno di quanto auspicato. Di contro, è possibile che si dimostrino essere un successo, d’altronde la struttura sembra abbastanza solida. Quindi, vanno considerati come una opportunità.

Un’altra opportunità è data dal già citato halving. Le dinamiche, in questo caso, sono tecniche. Se diminuisce la resa del mining, ovvero cala la quantità di Bitcoin che può essere estratta, si riduce l’offerta, di conseguenza – appunto per una questione tecnica – il prezzo aumenta. D’altronde l’halving è quanto di più vicino all’aumento dei tassi di interesse che le valute virtuali, e in primis il Bitcoin, possano vantare.

Sullo sfondo, i movimenti di alcune multinazionali che stanno accarezzando l’idea di accettare pagamenti in Bitcoin, evento che darebbe lustro alla valuta virtuale e la farebbe apparire come qualcosa vicino alle valute vere e proprie.

Le minacce

Di contro, si segnalano eventi e dinamiche che potrebbero non giovare al Bitcoin. In particolare, la possibile emersione di progetti che puntano a strappargli di mano lo scettro di valuta più importante. Il riferimento è soprattutto a Libra, criptovaluta di Facebook, il cui sviluppo è a una fase molto avanzata. Certo, il progetto ha perso lo slancio iniziale, soprattutto a seguito dell’abbandono di alcune multinazionali che fino a poco fa intendevano partecipare in qualità di partner, ma il rischio per il Bitcoin c’è tutto.

Senza dimenticare il progetto della Cina, che intende creare una criptovaluta di Stato. Ancora non è dato sapere dettagli e tempistiche, ma che possa esordire entro l’anno è più di una sensazione. L’entrata in scena del colosso asiatico, con tutto ciò che ne consegue in termini di struttura a supporto, potrebbe rivelarsi una grave minaccia per Bitcoin.

Infine, vanno segnalati i possibili movimenti dei policy maker. L’argomento che terrà banco è quello della regolamentazione. Per ora banche centrali e politici si sono limitati a “guardare in cagnesco” il fenomeno Bitcoin, rifuggendo l’equazione con le valute normali e anzi addirittura tacciandolo di essere un investimento troppo pericoloso. Gli interventi legislativi potrebbero essere profondi. Se ciò da un lato porrà delle tutele per gli investitori, dall’altro potrà privare gli investitori di quella sensazione di libertà, fino a compromettere i valori fondanti del fenomeno. L’allarme, c’è da dire, riguarda però soprattutto l’aspetto fiscale, piuttosto che quello finanziario.

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