Il quadro dei mercati energetici: la geopolitica detta la direzione
I mercati dell’energia stanno vivendo una fase in cui i fattori geopolitici prevalgono nettamente sui fondamentali di domanda e offerta. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il Presidente Trump avrebbe ricevuto un briefing sulle opzioni militari a disposizione degli Stati Uniti contro l’Iran, alimentando i timori di un’escalation nel Medio Oriente e sostenendo le quotazioni del greggio.
Sul fronte opposto, il gas naturale continua a perdere terreno, appesantito da scorte più abbondanti del previsto. Di seguito l’analisi dettagliata dei tre principali contratti energetici.
Gas naturale: nuovi minimi dopo il report EIA
Il gas naturale resta sotto pressione dopo la pubblicazione del report settimanale dell’EIA (Energy Information Administration), che ha evidenziato un incremento delle scorte pari a +80 miliardi di piedi cubi (Bcf) rispetto alla settimana precedente. Un dato superiore alle attese del mercato, che conferma l’abbondanza dell’offerta e frena qualsiasi tentativo di recupero dei prezzi.
Livelli tecnici da monitorare
Il primo supporto rilevante si colloca nell’area compresa tra 2,80 e 2,83 dollari. Una chiusura stabile sotto quota 2,80 dollari aprirebbe la strada verso il successivo supporto, individuabile nella fascia 2,65 – 2,68 dollari.
L’RSI (Relative Strength Index) si mantiene in territorio moderato, segnalando che non siamo in condizioni di ipervenduto: esiste quindi ancora spazio tecnico per un’accelerazione ribassista nel breve periodo.
Sul fronte rialzista, il superamento di 2,90 dollari proietterebbe le quotazioni verso la resistenza collocata tra 3,00 e 3,03 dollari.
Petrolio WTI: il rischio di un conflitto spinge i prezzi
Il WTI guadagna terreno mentre gli operatori temono che Washington possa riprendere gli attacchi contro l’Iran una volta archiviate le elezioni di midterm negli Stati Uniti.
Il tentativo di mediazione del Qatar
Fonti di stampa riferiscono dell’arrivo a Teheran di una delegazione qatariota, impegnata nel ruolo di mediatore tra Stati Uniti e Iran. Doha punta a scongiurare un attacco che potrebbe innescare un conflitto su scala regionale, con conseguenze dirette sui flussi di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo attraverso cui transita circa un quinto del petrolio scambiato via mare a livello globale.
Trump ha dichiarato che la questione iraniana si risolverà molto presto, “in un modo o nell’altro”. Il mercato tende a scontare l’ipotesi militare, dal momento che Teheran non appare disposta a concessioni e rifiuta in particolare di discutere il proprio programma nucleare – il motivo principale che ha spinto Stati Uniti e Israele a colpire il Paese. Il Presidente americano ha ribadito più volte che l’Iran non dovrà dotarsi di armi nucleari.
Analisi tecnica del WTI
Attualmente il WTI sta tentando di consolidarsi sopra la soglia dei 104,00 dollari. In caso di successo, il prossimo obiettivo sarebbe la resistenza compresa tra 106,00 e 106,15 dollari. Il superamento di quest’area aprirebbe la strada verso il test della resistenza successiva, posizionata tra 110,50 e 111,00 dollari.
Brent: quotazioni bloccate sotto i 115 dollari
Il Brent si è assestato in prossimità dei 113,00 dollari, complice il passaggio degli operatori dal contratto di dicembre a quello di gennaio. Il contratto di dicembre tratta sopra i 117,50 dollari, ma con volumi ormai ridotti, un elemento che rende meno significativo quel riferimento di prezzo.
Volatilità attesa e posizionamento degli operatori
Resta da capire se gli investitori saranno disposti ad assumere posizioni direzionali aggressive alla vigilia delle elezioni di midterm statunitensi. Al momento la geopolitica è l’unico driver del mercato petrolifero: gli operatori hanno infatti ignorato completamente la marcata ondata di vendite che ha colpito i mercati azionari americani, un comportamento che evidenzia quanto il premio al rischio geopolitico stia dominando la formazione dei prezzi.
Livelli chiave sul Brent
Il quadro tecnico rimane invariato: il Brent resta intrappolato sotto la resistenza compresa tra 114,50 e 115,00 dollari. Il superamento di quest’area proietterebbe le quotazioni verso la fascia 119,50 – 120,00 dollari. Una rottura sopra i 120,00 dollari fornirebbe al Brent lo slancio necessario per ulteriori allunghi rialzisti.
Cosa monitorare nelle prossime sedute
Per gli operatori attivi sulle commodity energetiche, i principali catalizzatori da tenere d’occhio nel breve termine sono:
- L’esito dei negoziati mediati dal Qatar tra Washington e Teheran.
- Il risultato delle elezioni di midterm negli Stati Uniti e le possibili implicazioni sulla politica estera americana.
- I prossimi report settimanali EIA su scorte di greggio e gas naturale.
- Eventuali segnali di contagio dalla debolezza dei mercati azionari verso le materie prime.
In un contesto così fortemente condizionato dal rischio geopolitico, la gestione del rischio diventa prioritaria: movimenti improvvisi e gap di apertura sono scenari concreti, soprattutto per chi opera con strumenti a leva su petrolio e gas naturale.


