Warsh separa la politica monetaria dal voto di midterm

Il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha respinto con nettezza mercoledì l’ipotesi che le elezioni di midterm, in programma la prossima settimana, abbiano influenzato la decisione del Federal Open Market Committee (FOMC) di lasciare i tassi di interesse invariati. Nel corso della conferenza stampa successiva al meeting, il numero uno della banca centrale americana ha ripetutamente schivato le domande sui temi politici e sulle pressioni provenienti dalla Casa Bianca.

“La politica non ha avuto alcun ruolo nella decisione“, ha dichiarato Warsh, aggiungendo: “Ho appena trascorso due giorni con i miei colleghi al piano di sopra. Non ho sentito una sola parola sulla politica“.

Nessun commento sulle critiche di Trump

Quando i giornalisti hanno citato le dichiarazioni del presidente Donald Trump, secondo cui i tassi dovrebbero essere più bassi e i membri del FOMC sarebbero “politici”, Warsh ha mantenuto il punto: “Apprezzo la domanda, ma non commenterò le dichiarazioni di esponenti pubblici”.

Un atteggiamento prudente che il presidente della Fed ha esteso anche a temi apparentemente marginali: interrogato sulla spinta dell’amministrazione a ribattezzare l’intelligenza artificiale (AI) come “super intelligenza” (SI), Warsh ha liquidato la questione con un laconico “che la si pronunci AI o SI… dipende da voi”.

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Il caso Lisa Cook resta fuori dal perimetro della Fed

Tra le domande più delicate, quella relativa all’audizione prevista la prossima settimana da parte di una commissione della Casa Bianca incaricata di indagare sulle accuse mosse contro la governatrice della Federal Reserve Lisa Cook. Si tratta dell’ultimo capitolo del tentativo dell’esecutivo di rimuovere Cook dal board della banca centrale, una vicenda che tocca direttamente il tema dell’indipendenza della Fed.

Alla domanda se lui personalmente o l’istituzione sarebbero stati coinvolti nel procedimento, Warsh ha risposto: “Non che io sappia“.

Perché l’indipendenza della banca centrale conta per i mercati

Per gli investitori, e in particolare per il mercato forex, la percezione di una banca centrale soggetta a influenze politiche è un fattore di rischio rilevante. Una Fed considerata non indipendente tende a generare un aumento del premio per il rischio sui Treasury a lunga scadenza, pressioni sul dollaro e un ampliamento delle aspettative di inflazione implicite nei titoli indicizzati (breakeven inflation rate). È uno dei motivi per cui ogni parola del presidente della Fed su questi temi viene analizzata con estrema attenzione dagli operatori.

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Il precedente storico: la Fed e il calendario elettorale

Il timing politicamente scomodo della riunione non è una novità per la banca centrale statunitense. Nel 2022 la Fed alzò i tassi poco prima del voto di metà mandato, attirando le critiche dei Democratici. Nel 2024 tagliò il costo del denaro, mossa che l’allora candidato Donald Trump definì immediatamente “una manovra politica per cercare di tenere qualcuno in carica”.

Questa volta la scelta è stata quella dello status quo. Trump non ha commentato nel merito la decisione, limitandosi a dire ai giornalisti nel pomeriggio di mercoledì di non aver parlato con Warsh in vista di questo meeting. Il mese scorso, al contrario, il presidente aveva dichiarato di aver avuto un colloquio con il capo della Fed prima della riunione precedente.

Le reazioni bipartisan: tutti vogliono tassi più bassi

Dal Congresso è arrivata una raffica di commenti, con accuse incrociate tra i due schieramenti.

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Il presidente repubblicano della Ways and Means Committee, Jason Smith, ha puntato il dito contro la banca centrale: “È ampiamente ora che i tassi scendano… Spero che la Fed riduca presto i costi di finanziamento, così da continuare a costruire un futuro più solido per le famiglie americane”.

Anche i Democratici chiedono tassi più bassi, ma individuano un diverso responsabile. La senatrice Elizabeth Warren ha dichiarato: “Gli americani meritano tassi di interesse e costi più bassi, ma Donald Trump si mette di traverso”.

Il mercato scommette su un rialzo a dicembre

Contrariamente ai desideri espressi da entrambi gli schieramenti politici, la prossima mossa della Federal Reserve potrebbe andare nella direzione opposta. Secondo il CME FedWatch Tool, che misura le aspettative degli operatori sulle decisioni della banca centrale a partire dai futures sui Fed funds, mercoledì pomeriggio la probabilità di un rialzo di 25 punti base nella riunione di dicembre era stimata sopra l’80%.

Warsh ha difeso la decisione di mantenere i tassi fermi a meno di una settimana dal voto e ha ribadito la propria determinazione a riportare l’inflazione verso l’obiettivo del 2%, il mandato statutario della Fed insieme alla massima occupazione.

Cosa monitorare nelle prossime settimane

Per gli investitori europei e italiani, tre elementi meritano attenzione:

  • Il differenziale di politica monetaria tra Fed e BCE: un eventuale rialzo americano a dicembre, in presenza di una BCE ferma o orientata all’allentamento, tenderebbe a sostenere il dollaro e a comprimere il cambio EUR/USD.
  • I dati su inflazione e mercato del lavoro statunitensi, che resteranno il principale driver delle decisioni del FOMC e della volatilità sui Treasury.
  • L’evoluzione del caso Cook e, più in generale, del braccio di ferro tra Casa Bianca e Federal Reserve, variabile che può incidere sulla credibilità istituzionale della banca centrale e quindi sui tassi a lungo termine.