Trimestrale deludente per Google: il titolo perde oltre l’8%

Alphabet (GOOG, GOOGL) ha pubblicato i conti del terzo trimestre dopo la chiusura di Wall Street, mancando le stime degli analisti sia sul fronte dei ricavi complessivi sia su quello dell’utile per azione. A pesare è stata soprattutto la raccolta pubblicitaria, cresciuta meno di quanto il mercato si attendesse, nonostante il contributo esplosivo della divisione cloud.

La reazione degli investitori è stata immediata: nelle contrattazioni after-hours il titolo ha ceduto oltre l’8%, un movimento di ampiezza rilevante per una società che rientra nel gruppo delle mega cap tecnologiche e che pesa in modo significativo sugli indici S&P 500 e Nasdaq 100, oltre che su gran parte degli ETF azionari globali detenuti dai risparmiatori italiani.

I numeri del terzo trimestre a confronto con le stime

Ricavi e utili

  • Utile per azione (EPS): 2,12 dollari contro i 3,01 dollari attesi dal consensus
  • Ricavi totali: 127,58 miliardi di dollari contro i 127,93 miliardi stimati
  • Ricavi al netto dei costi di acquisizione del traffico (ex-TAC): 111,21 miliardi contro i 111,29 miliardi previsti

Lo scarto più vistoso riguarda la redditività: il divario di quasi un dollaro per azione rispetto alle attese segnala una pressione sui margini ben superiore a quella sui volumi di fatturato, un elemento tipicamente legato all’aumento degli ammortamenti e dei costi operativi connessi all’infrastruttura per l’intelligenza artificiale.

Advertising in frenata, Cloud in accelerazione

La divisione pubblicitaria, che resta il motore economico del gruppo, ha generato 82,01 miliardi di dollari contro una stima di 83,5 miliardi. Un miss di circa 1,5 miliardi che riapre il dibattito su quanto l’avvento degli assistenti conversazionali stia erodendo il tradizionale modello di monetizzazione della ricerca online.

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Di segno opposto il contributo di Google Cloud: 30,71 miliardi di dollari di ricavi contro i 29,1 miliardi attesi, con una crescita del 103% su base annua. Un dato che certifica la domanda record di capacità di calcolo per l’AI, ma che da solo non è bastato a compensare il rallentamento del business storico.

Il nodo del cash flow: investimenti record e flussi negativi

Il punto più delicato della trimestrale riguarda la generazione di cassa. Il free cash flow è risultato negativo per 9,06 miliardi di dollari, in peggioramento rispetto ai -5,85 miliardi del secondo trimestre.

Si tratta di una discontinuità storica per un gruppo che per anni è stato uno dei maggiori generatori di cassa al mondo. La causa è nota: la corsa al capex per data center, chip proprietari e infrastruttura di rete. Per gli analisti la domanda centrale resta quella del ritorno sul capitale investito: quanto tempo servirà perché questi investimenti si traducano in utili incrementali?

Gemini 4 Carbon: la risposta tecnologica arriva poche ore prima dei conti

I risultati sono stati diffusi a poche ore di distanza dal lancio del nuovo modello di frontiera del gruppo, Gemini 4 Carbon, presentato come superiore al Gemini 4 Argon rilasciato appena due settimane prima. Secondo l’azienda, il nuovo modello supera anche i principali concorrenti, tra cui GPT-6 Astra di OpenAI e Claude Opus 5.5 di Anthropic.

FTMO Futures

Il CEO Sundar Pichai ha sottolineato come l’app Gemini abbia superato il miliardo di utenti, diventando l’applicazione a più rapida crescita nella storia del gruppo. Un dato impressionante sul piano dell’adozione, che però non si è ancora tradotto in un corrispondente contributo ai ricavi pubblicitari.

Il contesto di mercato: tra entusiasmo e timori sulla bolla AI

La trimestrale arriva in una fase in cui Wall Street oscilla tra euforia e scetticismo sulla sostenibilità del ciclo di investimenti degli hyperscaler. La scorsa settimana le vendite sul titolo CoreWeave, innescate dai dubbi sull’elevato indebitamento della società, avevano già trascinato al ribasso ampi comparti del mercato tecnologico.

Sul fronte opposto, un segnale positivo è arrivato da Oracle, che ha annunciato di essere la prima società a acquistare i processori AI sviluppati da Google per impiegarli nei propri data center: un’apertura potenzialmente strategica, che trasforma l’infrastruttura interna di Mountain View in una nuova linea di business rivolta a terzi.

La minaccia competitiva di Meta

La pressione concorrenziale arriva soprattutto da Meta e dal suo nuovo agente AI Muse. Secondo Mark Zuckerberg, 10 milioni di utenti hanno già attivato il servizio, utilizzandolo in larga parte per attività di shopping online, cioè proprio il segmento a più alto valore pubblicitario.

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Se Muse dovesse consolidare la propria base utenti e guadagnare quote nelle ricerche con intento commerciale, rappresenterebbe una minaccia strutturale per il modello di business di Google. Come sintetizzato da un analista, “l’utilizzo e la crescita della ricerca tornano al centro dell’attenzione dopo il lancio di Muse, così come le difficoltà che Google potrebbe incontrare nel migrare gli utenti verso l’AI agentica mantenendo una monetizzazione solida”.

Cosa monitorare nelle prossime sedute

  • Guidance sul capex: eventuali revisioni al rialzo potrebbero accentuare la pressione sul free cash flow e sul titolo.
  • Tenuta dei margini della pubblicità: è l’indicatore chiave per capire se l’AI stia cannibalizzando o integrando la ricerca tradizionale.
  • Monetizzazione di Gemini: oltre un miliardo di utenti rappresenta un asset enorme, ma il mercato pretende ora evidenze sui ricavi.
  • Effetto contagio sul comparto tech: il ribasso di Alphabet può riverberarsi su Nasdaq, futures sugli indici e, indirettamente, sul cambio EUR/USD attraverso i flussi sull’equity statunitense.

Per l’investitore italiano esposto al settore tecnologico USA tramite fondi o ETF, la trimestrale di Alphabet conferma un tema ormai centrale del 2026: il mercato non premia più la crescita in sé, ma la capacità di trasformare gli investimenti in intelligenza artificiale in cassa e utili concreti.