Wall Street in rialzo dopo la pausa della Fed

Seduta positiva per i listini statunitensi mercoledì 28 ottobre 2026: la Federal Reserve ha confermato i tassi di interesse invariati, mentre gli investitori hanno concentrato l’attenzione sulla raffica di trimestrali delle big tech.

La decisione della banca centrale americana era ampiamente attesa e non ha riservato sorprese sul fronte del costo del denaro. Ben più interessante è stata la reazione del mercato obbligazionario: l’irripidimento della curva dei rendimenti segnala che i gestori di bond non hanno pienamente creduto alle rassicurazioni del presidente della Fed, Kevin Warsh, secondo cui l’inflazione tornerà verso il target del 2% in tempi ragionevoli.

Il comunicato ufficiale ha ribadito che il FOMC resta in attesa dell'”accumulo di ulteriori informazioni” prima di muoversi nuovamente: una formula che lascia aperte tutte le opzioni per le prossime riunioni, anche alla luce della modifica del calendario dei meeting annunciata dall’istituto.

Il trade sull’intelligenza artificiale non ha alternative

Il tema dominante dell’azionario americano resta l’intelligenza artificiale, e la ragione è semplice: per gli investitori in equity USA mancano alternative realmente attraenti. Tecnologia e servizi di telecomunicazione dovrebbero generare da soli metà dell’intera crescita degli utili dell’S&P 500 nel 2026, mentre sei settori messi insieme contribuiscono per appena il 10% complessivo.

È una concentrazione estrema, che spiega perché il flusso di capitali continui a dirigersi verso gli stessi nomi anche quando le valutazioni appaiono tirate. Per l’investitore italiano esposto agli indici globali attraverso ETF o fondi, si tratta di un dato da non sottovalutare: la diversificazione geografica non equivale automaticamente a diversificazione settoriale.

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I movimenti di mercato della giornata

Azionario

  • Corea del Sud +7%, Giappone e Cina +1%
  • Europa e Regno Unito sostanzialmente invariati
  • Brasile -3%
  • Nasdaq e S&P 500 entrambi +0,3%, Dow Jones +0,2%

Settori e titoli

Otto settori dell’S&P 500 in rialzo, tre in calo: tecnologia +0,5%, immobiliare -0,7%. Nelle contrattazioni after-hours, dopo la pubblicazione dei risultati, Microsoft ha guadagnato il 6% mentre Alphabet ha perso il 10%. Brillante Oracle, +11%.

Valute

Dollaro USA -0,2%. Dollaro canadese stabile, dollaro neozelandese in calo dell’1% dopo le rispettive decisioni di politica monetaria. Pesante lo shekel israeliano, -2% dopo le elezioni: si tratta del peggior calo giornaliero dalla prima seduta successiva all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

Obbligazioni e materie prime

Rendimenti dei Gilt britannici in flessione dopo il budget del governo, tasso canadese a 2 anni ai massimi da due anni, curva USA in deciso irripidimento dopo la conferenza stampa di Warsh. Sul fronte energia, Brent +1,5% e WTI +3%, mentre il gas europeo tocca i massimi da quattro anni sopra i 100 euro/MWh: un dato che pesa direttamente sui costi industriali e sulle attese di inflazione nell’Eurozona.

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Tre banche centrali hanno deciso, ne mancano due

Delle cinque banche centrali del G10 in calendario questa settimana, tre hanno già annunciato le proprie mosse. Il quadro è stato tutt’altro che scontato: oltre alla Fed, si segnalano un rialzo dei tassi dalla Bank of Canada e una vera sorpresa dalla Reserve Bank of New Zealand, che ha spedito il kiwi dollar giù dell’1%.

Giovedì tocca alla Banca Centrale Europea, venerdì alla Bank of Japan. Le sfide comuni non mancano: prezzi energetici elevati e in crescita, pressioni inflazionistiche in riaccensione. Ma questo non significa che i banchieri centrali siano in modalità “stretta automatica”, come dimostra in modo lampante il caso neozelandese. L’effetto sorpresa resta un’arma nelle mani dei policymaker, e qualcosa suggerisce che Warsh la apprezzi particolarmente.

Il rischio di fondo è noto: con costi energetici e oneri finanziari elevati che iniziano a mordere in molte economie, la crescita potrebbe rallentare, rendendo ancora più complesso l’esercizio previsionale delle banche centrali. Per la BCE, in particolare, il margine per raffreddare le scommesse del mercato sui tassi esiste, ma non è detto che Francoforte voglia usarlo adesso.

Dopo le trimestrali, l’ondata di emissioni obbligazionarie

Conclusa la stagione degli utili americani, arriva il diluvio di carta. Gli analisti di Bank of America stimano 175 miliardi di dollari di emissioni investment grade a novembre, in netto aumento rispetto ai circa 100 miliardi di ottobre e record assoluto per il mese.

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Il motore principale, ancora una volta, è l’intelligenza artificiale, con un contributo rilevante anche dall’attività di fusioni e acquisizioni. Le emissioni legate all’AI da parte delle big tech statunitensi supereranno quest’anno i 200 miliardi di dollari, avvicinandosi forse ai 250 miliardi.

La domanda chiave è se il mercato del credito potrà continuare ad assorbire questa offerta senza indigestione. Finora ci è riuscito, ma i segmenti con rating più basso iniziano a mostrare tensione. È un tema che riguarda da vicino anche gli investitori obbligazionari europei: un allargamento degli spread creditizi oltreoceano tende a propagarsi rapidamente ai mercati del Vecchio Continente.

Il paradosso del term premium

Vale la pena tornare sul term premium, ossia il premio aggiuntivo — non osservabile direttamente — che gli investitori richiedono per detenere titoli a lunga scadenza anziché carta a breve. È la remunerazione stimata per una gamma di rischi imprevedibili lungo un orizzonte pluriennale.

All’inizio di ottobre la stima della Fed di New York per il term premium sul decennale USA sfiorava i 100 punti base, il livello più alto dal 2014, a fronte dei timori su inflazione, conti pubblici e massiccia emissione di debito legata all’AI.

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Quei timori non sono scomparsi, anzi: sotto diversi aspetti si sono intensificati. Eppure il term premium è sceso attorno ai 60 punti base, sotto la media annua di circa 70 bps. Come si spiega? I rendimenti sono arretrati dai massimi di due decenni, complice la ricerca di sicurezza innescata dal nervosismo su Wall Street attorno al tema AI, e le attese di stretta monetaria si sono parzialmente raffreddate. Nulla di più. Il term premium può essere un indicatore utile del sentiment e dei punti di stress del mercato, ma non va preso come bussola infallibile.

Cosa osservare nella prossima seduta

  • Fiducia dei consumatori in Giappone (ottobre)
  • Decisione sui tassi della Banca Centrale Europea
  • Asta USA per 44 miliardi di dollari di titoli a 7 anni
  • PIL statunitense del terzo trimestre (lettura preliminare)
  • Trimestrali USA: Amazon, Intel, Mastercard, Caterpillar ed Eli Lilly

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