Washington chiude alla diplomazia: nessun tavolo aperto con Teheran
Il presidente Donald Trump ha smentito martedì l’esistenza di qualsiasi canale negoziale con la Repubblica Islamica dell’Iran, rovesciando la narrativa sostenuta nelle settimane precedenti. In un messaggio pubblicato su Truth Social, il capo della Casa Bianca ha scritto che “non ci sono colloqui o conversazioni in corso, né programmati, con la Repubblica Islamica dell’Iran”.
La presa di posizione contraddice apertamente quanto affermato appena due settimane prima, quando Trump aveva accusato Teheran di essere “ambigua” per aver negato l’esistenza di trattative. Il governo iraniano, dal canto suo, ha sempre respinto la ricostruzione americana, sostenendo che nessun negoziato fosse mai stato avviato.
Il blocco navale e la questione delle mine
Nello stesso post, Trump ha ribadito che “il blocco navale resta pienamente in vigore” e che “lo Stretto di Hormuz è aperto e operativo”, aggiungendo che “tutte le mine marine sono state rimosse o fatte detonare”.
La versione ufficiale non trova però conferme indipendenti: lo U.S. Central Command non ha avallato la dichiarazione presidenziale, rinviando ogni richiesta di chiarimento alla Casa Bianca. Il transito attraverso il corridoio marittimo resta di fatto compromesso da quando è iniziato il conflitto, anche a causa della minaccia rappresentata dagli ordigni subacquei iraniani. Ad aprile gli Stati Uniti avevano avviato un’operazione di sminamento per garantire un passaggio sicuro alle navi mercantili.
Escalation militare: missili balistici verso gli Emirati
La tensione è salita ulteriormente nella giornata di martedì, quando la difesa aerea degli Emirati Arabi Uniti ha intercettato due missili balistici lanciati dall’Iran in direzione del territorio emiratino. Secondo il Ministero della Difesa di Abu Dhabi, il primo ordigno è caduto al di fuori delle acque territoriali, mentre il secondo è precipitato all’interno di esse.
L’episodio conferma il rischio di allargamento del conflitto a un’area che concentra alcune delle principali infrastrutture energetiche e finanziarie del Golfo, con potenziali ricadute sui premi assicurativi marittimi e sui differenziali di rischio applicati agli asset della regione.
Nave cargo colpita in transito
La UK Maritime Trade Operations ha riferito che un mercantile è stato centrato da un proiettile mentre attraversava lo stretto. L’impatto ha danneggiato la sala macchine e provocato una vittima tra l’equipaggio; i superstiti sono stati assistiti dalla Guardia Costiera dell’Oman.
Poco prima, il portavoce militare iraniano Ebrahim Zolfaghari aveva rilanciato le minacce di Teheran, avvertendo che le navi che tentano il passaggio troveranno “diversi bei buchi nello scafo”.
Lo Stretto di Hormuz come “territorio americano”
Il cambio di rotta sulla diplomazia è arrivato il giorno dopo il rifiuto di Trump di prorogare il cessate il fuoco di 60 giorni, scaduto lunedì e già di fatto disatteso da entrambe le parti.
Nel vuoto negoziale, il presidente ha rilanciato più volte l’ipotesi di trasformare lo stretto in un territorio statunitense. “È una grande idea”, ha dichiarato dallo Studio Ovale, aggiungendo: “Voglio dire, lo controlliamo noi. Lo controlliamo con il blocco navale”. In un ulteriore post su Truth Social, Trump ha diffuso un’immagine che definisce il corridoio marittimo “Nuovo Territorio USA”.
Gli esperti di diritto internazionale sottolineano che un’operazione del genere violerebbe apertamente la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che garantisce il regime di passaggio in transito negli stretti utilizzati per la navigazione internazionale. Non è chiaro quanto la dichiarazione rifletta un effettivo indirizzo di politica estera.
Il precedente dei pedaggi al 20%
Trump aveva già annunciato, per poi ritirarlo rapidamente, un piano per imporre pedaggi del 20% sulle merci in transito attraverso Hormuz. Operatori marittimi, autorità di regolamentazione e persino alti funzionari dell’amministrazione avevano evidenziato l’illegittimità della misura sul piano del diritto internazionale.
L’Oman nel mirino di Washington
Iran e Oman, i due Paesi che si affacciano sullo stretto, stanno negoziando un’intesa sul traffico commerciale nell’area. Una prospettiva che ha irritato la Casa Bianca: in un’intervista a Fox News, Trump ha minacciato di bombardare Muscat qualora “si mettesse di traverso” alle operazioni americane.
Marc Sievers, ambasciatore statunitense in Oman tra il 2016 e il 2019, ha commentato a CNBC che si tratta di un tentativo “di attirare l’attenzione più che di una minaccia concreta”, pur riconoscendo che il Sultanato sembra aver “perso il sostegno degli Stati Uniti”.
“È molto difficile immaginare il Central Command pianificare raid su obiettivi omaniti, dopo anni di stretta collaborazione e di sviluppo dei porti per l’accesso della Marina americana. Ma è evidente che alla Casa Bianca c’è frustrazione”, ha spiegato Sievers, aggiungendo che Washington vorrebbe che l’Oman “si facesse da parte” lasciando agli Stati Uniti la guida della riapertura del corridoio.
“Una soluzione diplomatica mai davvero sul tavolo”
Alla domanda se la diplomazia si sia arenata dopo la chiusura della finestra dei 60 giorni senza risultati, l’ex ambasciatore ha risposto che si tratta di “una descrizione corretta”. “Da oltre una settimana il presidente insiste sulla pressione economica esercitata sugli iraniani; loro, ovviamente, vedono nello stretto la propria leva negoziale”, ha osservato.
Sievers ha inoltre segnalato il rischio di un’escalation militare da parte di Teheran: “Non hanno ancora imboccato quella strada. È una possibilità, ma non credo finirebbe bene per loro: minacciano più di quanto siano in grado di fare, anche se qualche danno possono certamente causarlo”. Pur evitando critiche dirette all’amministrazione, ha ammesso che la crisi si è “trascinata, forse inutilmente, alla ricerca di una soluzione diplomatica che non è mai stata davvero sul tavolo”.
Impatto sui mercati energetici e sul traffico marittimo
Il petrolio ha chiuso martedì in rialzo per la terza seduta consecutiva, con gli operatori che scontano un allontanamento di qualsiasi accordo tra Washington e Teheran. Prima dello scoppio del conflitto, circa sei mesi fa, attraverso lo stretto transitava il 20% del commercio mondiale di greggio: oggi i flussi si sono ridotti a poche unità.
Secondo i dati di tracciamento navale di Kpler, domenica soltanto tre navi hanno attraversato Hormuz. Anche lo Stretto di Bab el-Mandeb, dove a metà luglio gli Houthi yemeniti hanno proclamato un blocco navale contro l’Arabia Saudita, ha registrato appena 49 transiti di navi da carico nel fine settimana, in calo dai 55 della settimana precedente (dati Reuters).
Perché i prezzi non sono esplosi oltre i 100 dollari
Nonostante la portata della crisi, il Brent non ha superato la soglia psicologica dei 100 dollari al barile. Il merito è della riuscita parziale delle rotte alternative per l’export di greggio e della capacità di adattamento dell’economia globale allo scenario di chiusura prolungata. Un contesto che, secondo Eurasia Group, consente agli Stati Uniti di “permettersi di aspettare”, riducendo la pressione politica per una riapertura immediata del corridoio.
Per l’Europa e per l’Italia, fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche, la situazione resta comunque delicata: un’interruzione più severa dei flussi si tradurrebbe rapidamente in pressioni sui prezzi del gas e dei carburanti, con effetti a catena sull’inflazione e sulle scelte di politica monetaria della BCE.
Prospettive: uno stallo destinato a durare
Gli analisti di Eurasia Group hanno rivisto le proprie previsioni: non è più atteso un accordo di pace entro settembre, con la de-escalation rinviata a fine anno. Lo scenario più probabile resta quello di un’intesa limitata, in grado di consentire un recupero soltanto parziale dei transiti attraverso Hormuz.
“Entrambe le parti si prepareranno a un confronto più lungo”, scrivono gli analisti della società di consulenza sul rischio politico, sottolineando come nessuno dei due schieramenti percepisca l’urgenza di concessioni. Trump ha del resto escluso una proroga della tregua affermando che l’Iran “non farà il tipo di accordo che ritengo necessario”.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, citando fonti di intelligence iraniane e arabe, la leadership di Teheran non intende ridimensionare il conflitto, puntando semmai ad allargarlo per aumentare i costi per gli Stati Uniti e i loro alleati regionali. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato via Telegram che i colloqui con l’Oman per definire una nuova rotta marittima attraverso Hormuz proseguono.
Il messaggio per gli investitori è chiaro: qualsiasi ripresa dei flussi sarà parziale e il rischio di nuove fiammate resta elevato, mantenendo alta la volatilità su energia, valute dei Paesi importatori netti e settori esposti alla logistica marittima.

