Il dollaro statunitense ha mantenuto una posizione di forza nei confronti della maggior parte delle valute concorrenti, sostenuto dall’incertezza sull’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran. La pressione sul biglietto verde ha spinto lo yen giapponese verso un minimo che non si vedeva da oltre due anni, una soglia oltre la quale la valuta nipponica toccherebbe i suoi livelli più deboli degli ultimi 40 anni.

Lo yen alle soglie di un minimo storico

Nella sessione di giovedì, il dollaro ha toccato un picco di 161,8 yen, avvicinandosi pericolosamente al massimo di luglio 2024 a quota 161,96. Il superamento di questa soglia porterebbe la valuta americana ai livelli più alti contro lo yen dal 1986, segnando un evento di portata storica per il mercato dei cambi.

Il cambio dollaro/yen si è poi attestato attorno a 161,3, rimanendo sostanzialmente stabile nel corso della giornata. Tuttavia, gli operatori restano in allerta, pronti a un possibile intervento diretto delle autorità giapponesi sul mercato valutario, sulla scia di quanto già accaduto tra la fine di aprile e l’inizio di maggio per sostenere la divisa nazionale.

Il rischio di un intervento di Tokyo

Secondo Francesco Pesole, currency strategist di ING, “nel breve termine il dollaro potrebbe godere ancora per un po’ dell’entusiasmo post-Fed, con i mercati probabilmente pronti a scontare pienamente due rialzi entro dicembre al primo dato macroeconomico solido”.

Pesole ha inoltre sottolineato come la chiusura dei mercati statunitensi per festività abbia creato “un contesto di liquidità ridotta, una finestra durante la quale le autorità giapponesi hanno già mostrato in passato una preferenza per intervenire”. Lo stratega ha aggiunto: “Il cambio dollaro/yen è già ampiamente entrato nella zona di intervento. L’assenza di un’azione oggi lascerebbe spazio agli speculatori per spingere verso quota 162-163, dato il contesto favorevole al dollaro”.

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I fattori che indeboliscono la valuta giapponese

A penalizzare lo yen sono soprattutto i tassi d’interesse giapponesi, ancora nettamente inferiori rispetto a quelli delle altre principali economie. Questo divario persiste nonostante la Bank of Japan abbia recentemente portato i tassi al livello più alto degli ultimi 31 anni.

A complicare il quadro contribuiscono anche le preoccupazioni legate ai piani di spesa della premier Sanae Takaichi, che hanno minato la fiducia degli investitori alimentando le aspettative su ulteriori interventi sul mercato dei cambi.

Geopolitica e domanda di beni rifugio

Il dollaro, nella sua veste di valuta rifugio, ha tratto sostegno anche dalle tensioni legate all’accordo tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto. La Svizzera ha comunicato che i colloqui tra Washington e i negoziatori iraniani non si sarebbero tenuti nella giornata di venerdì.

Sul fronte opposto, segnali di distensione sono giunti dalla notizia di un cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah in Libano, secondo quanto riferito da un funzionario statunitense. Un’escalation degli scontri nel Paese aveva infatti messo a rischio l’intesa provvisoria tra USA e Iran.

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La spinta della Federal Reserve

Il dollaro ha messo a segno un forte rialzo nel corso della settimana, guadagnando l’1% rispetto a un paniere di valute principali e toccando il massimo degli ultimi 13 mesi. Determinante è stata la riunione della Federal Reserve, durante la quale le nuove proiezioni trimestrali hanno evidenziato che nove dei diciannove membri del comitato si aspettano ora un rialzo dei tassi entro la fine dell’anno.

Euro e sterlina: dinamiche divergenti

Il dollaro aveva guadagnato terreno sulle valute europee nelle prime ore della giornata, ma la spinta è andata affievolendosi verso metà mattinata in Europa. L’euro ha toccato un minimo di tre mesi a 1,1418 dollari, per poi recuperare e attestarsi marginalmente in rialzo a quota 1,1464.

La sterlina sostenuta dai dati macro

La sterlina ha registrato un minimo di oltre due mesi a 1,3164 dollari, salvo poi risalire fino a 1,322, in progresso dello 0,1% nell’arco della giornata. Gli operatori sulla valuta britannica hanno dovuto digerire diversi elementi:

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  • Vendite al dettaglio di maggio superiori alle attese;
  • Un deficit di bilancio più ampio del previsto;
  • La netta vittoria del sindaco laburista Andy Burnham in un seggio parlamentare del nord dell’Inghilterra, sviluppo che potrebbe aprire la strada a una sfida alla leadership del primo ministro Keir Starmer.

Il franco svizzero indebolito dalla SNB

Il franco svizzero ha mostrato debolezza, con l’euro in rialzo dello 0,39% a 0,9254 franchi. Il movimento è arrivato all’indomani della decisione della Banca Nazionale Svizzera di mantenere invariato il tasso di riferimento, ribadendo al contempo la propria accresciuta disponibilità a intervenire sui mercati per frenare l’apprezzamento della valuta.

Il dollaro è salito a 0,8091 franchi, il livello più elevato da novembre 2025, segnando un guadagno dello 0,35%.