Accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran: i mercati festeggiano
I mercati finanziari globali hanno accolto con entusiasmo l’intesa preliminare raggiunta tra Stati Uniti e Iran, finalizzata a porre fine al conflitto che, per quasi quattro mesi, ha innescato un rallentamento dell’economia mondiale. Le borse hanno registrato un forte rally lunedì, mentre i prezzi del petrolio e i rendimenti obbligazionari hanno subito un netto ribasso.
Sebbene non sia ancora stato firmato un accordo definitivo, le parti hanno sottoscritto un “memorandum d’intesa” e cessato le operazioni militari. Secondo quanto dichiarato dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, l’intesa prevede inoltre la riapertura dello strategico Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio globale di greggio.
Iran ha firmato un accordo di pace?
Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha confermato che il testo è stato finalizzato e sarà firmato venerdì a Ginevra, in Svizzera. “È stata dichiarata la fine permanente e immediata della guerra su tutti i fronti”, ha dichiarato. Trump, dal canto suo, ha annunciato che il blocco navale statunitense sull’Iran sarà revocato.
Il testo del Memorandum d’Intesa non è stato ancora reso pubblico. Le informazioni disponibili derivano esclusivamente dalle dichiarazioni rilasciate dai protagonisti dei negoziati.
La situazione dello Stretto di Hormuz
Lo Stretto di Hormuz non risulta ancora ufficialmente riaperto, ma sia il Presidente Trump sia il viceministro degli Esteri iraniano hanno confermato che la riapertura avverrà venerdì, contestualmente alla firma a Ginevra.
Il messaggio di Trump su Truth Social
La reazione di Trump all’accordo si è concentrata quasi esclusivamente sullo Stretto di Hormuz. In un post su Truth Social, il Presidente ha dichiarato: “Autorizzo formalmente l’apertura senza pedaggi dello Stretto di Hormuz e, contestualmente, dispongo la rimozione immediata del blocco navale degli Stati Uniti. Navi del mondo, accendete i motori. Lasciate scorrere il petrolio!”
In un successivo intervento, Trump ha precisato che lo stretto verrà aperto “al momento della firma dell’accordo venerdì, a fini di sminamento”. L’agenzia di stampa statale iraniana Mehr ha però riferito che la riapertura sarà soggetta a “disposizioni iraniane”.
Il Qatar ha accolto positivamente l’accordo, sottolineando l’importanza di “garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”, da cui transita circa il 20% del commercio mondiale di petrolio.
La guerra è davvero finita?
Stati Uniti e Iran hanno sospeso le ostilità immediate. L’accordo prevede un’estensione del cessate il fuoco di 60 giorni, creando un quadro per future trattative su tre temi cruciali:
- Il programma nucleare iraniano
- Le sanzioni economiche
- La sicurezza regionale in Medio Oriente
Le condizioni iraniane e la posizione USA
Gharibabadi ha precisato che i 60 giorni di negoziati nucleari potranno iniziare soltanto se gli Stati Uniti sbloccheranno miliardi di dollari di fondi iraniani congelati. Washington ha respinto la richiesta.
Trump ha ribadito domenica che “l’Iran non avrà mai un’arma nucleare”, aggiungendo al New York Times che gli Stati Uniti potrebbero nuovamente attaccare l’Iran qualora i negoziati non producano una soluzione sul programma atomico.
“La minaccia di un nuovo conflitto resterà nei prossimi mesi. Rinviare le questioni più complesse a negoziati futuri prolunga l’incertezza e lascia irrisolto lo scontro di fondo”, ha dichiarato a CNBC Torbjorn Soltvedt, analista principale per il Medio Oriente presso la società di risk intelligence Verisk Maplecroft.
Il ruolo di Israele: la grande incognita
Un elemento critico riguarda Israele, che non è parte dell’accordo. Il Paese è coinvolto militarmente dal 28 febbraio, quando furono sferrati i primi attacchi. Le operazioni israeliane su obiettivi in Libano hanno più volte messo a rischio la tenuta del cessate il fuoco.
Gharibabadi ha specificato che la “fine permanente e immediata della guerra” da lui annunciata include anche il Libano, ma non è chiaro se Israele accetti questa interpretazione.
Lunedì, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che le Forze di Difesa Israeliane resteranno nelle cosiddette “zone di sicurezza” in Libano, Gaza e Siria, aggiungendo che Israele risponderà militarmente in caso di attacchi iraniani in seguito agli eventi libanesi.
La cerimonia di Ginevra: chi parteciperà?
Teheran non ha ancora diffuso la lista ufficiale dei partecipanti, un dettaglio che potrebbe rivelare il grado di sostegno politico interno all’accordo.
Possibili firmatari iraniani
Abbas Araghchi, ministro degli Esteri iraniano, è stato figura centrale nei negoziati mediati dal Pakistan ed è il più probabile firmatario senior per Teheran.
- La presenza del presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf segnalerebbe l’adesione dell’establishment conservatore e securitario.
- La partecipazione del capo della sicurezza Mohammad Bagher Zolghadr indicherebbe l’approvazione della Guida Suprema, sebbene egli sia soggetto a sanzioni internazionali.
Delegazione statunitense ancora non confermata
Nessuna delegazione ufficiale degli Stati Uniti è stata confermata. Il vicepresidente JD Vance sarebbe in valutazione per la cerimonia di firma. Trump potrebbe raggiungere Ginevra direttamente dal vertice G7 di Evian, in Francia. L’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, che ha guidato gran parte del negoziato con l’Iran, è considerato un probabile partecipante.
Il ruolo dei Paesi del Golfo
Il conflitto ha coinvolto numerose parti oltre a Stati Uniti e Iran. Uno dei segnali più importanti sarà la presenza di rappresentanti di gabinetto di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, entrambi trascinati nel conflitto. La loro partecipazione confermerebbe un sostegno più ampio all’accordo da parte dei Paesi della regione. Non è prevista, invece, la presenza di rappresentanti israeliani.
Implicazioni per i mercati finanziari
L’intesa, se confermata, avrà ripercussioni significative sui mercati globali. La riapertura dello Stretto di Hormuz dovrebbe normalizzare i flussi di greggio, con un impatto ribassista sui prezzi del Brent e del WTI. Gli operatori del forex guarderanno con attenzione al dollaro e alle valute rifugio come franco svizzero e yen, mentre il settore equity europeo, particolarmente esposto ai rischi energetici, potrebbe beneficiare di un rinnovato appetito al rischio. Resta tuttavia elevato il livello di incertezza geopolitica, che continuerà a influenzare la volatilità nei prossimi 60 giorni di negoziati.
