Mercati valutari sotto pressione: lo yen rimbalza dopo l’intervento verbale di Tokyo
La sessione nordamericana di ieri ha interpretato la decisione della Federal Reserve e i tre voti dissenzienti a favore di un orientamento neutrale come un hawkish hold, alimentando un robusto rialzo del dollaro. Tuttavia, oggi il follow-through di acquisti sul biglietto verde è stato modesto, con la valuta statunitense che mostra un profilo più debole.
Protagonista assoluto della giornata è lo yen giapponese, che dopo essere precipitato ai minimi da luglio 2024, ha invertito decisamente la rotta in seguito all’intensificazione dell’intervento verbale delle autorità nipponiche. Le minacce di un intervento concreto sui mercati hanno funzionato: il dollaro si è ritirato dall’area JPY 160,70 fino a sfiorare JPY 159,00 durante la mattinata europea.
Tensioni geopolitiche e impatto sul petrolio
Sul fronte geopolitico, alcune indiscrezioni indicano che gli Stati Uniti starebbero valutando nuovi attacchi militari contro l’Iran, dopo lo stallo nei negoziati seguito al rigetto della proposta iraniana da parte del Presidente Trump. Tuttavia, dopo l’iniziale impennata che ha spinto i futures petroliferi verso nuovi massimi, sia il WTI di giugno che il Brent di luglio hanno invertito la direzione, perdendo circa mezzo dollaro prima dell’apertura nordamericana.
Analisi delle principali coppie valutarie G10
EUR/USD: pressione ribassista sotto $1,17
I solidi dati economici statunitensi e l’hawkish hold della Fed hanno spinto al ribasso l’euro, che ha bucato i minimi della scorsa settimana intorno a $1,1670. La moneta unica è stata venduta fino a $1,1655 nella sessione asiatica, per poi recuperare verso $1,17. Oggi scadono opzioni per quasi 1,5 miliardi di euro a $1,1725. Il supporto più immediato si trova in area $1,1645: una sua rottura potrebbe innescare ulteriori perdite tra mezzo e un cent intero.
USD/JPY: il messaggio chiaro delle autorità nipponiche
Lo yen è rimasto sotto pressione a causa del rafforzamento generalizzato del dollaro e del balzo dei tassi USA. Il rendimento del Treasury a 30 anni ha toccato il 5% per la prima volta da luglio 2024. Il dollaro ha sfiorato JPY 160,70 prima del deciso intervento verbale dei vertici giapponesi.
Il Ministro delle Finanze Katayama ha minacciato “azioni decise”, mentre il Capo della divisione FX Mimura ha avvertito che si trattava dell'”ultimo avviso per chi vuole salvarsi”. Il dollaro è crollato fino a circa JPY 158,75. Riteniamo che il biglietto verde possa recuperare verso JPY 160 nella sessione americana. La BOJ non ha ancora alzato i tassi, e queste condizioni non sono ideali per un intervento valutario diretto.
GBP/USD: in attesa della Bank of England
La sterlina ha registrato ieri nuovi minimi settimanali leggermente sotto $1,3460. Una rottura dell’area $1,3440 aprirebbe spazio per un’ulteriore discesa di un cent, in un contesto di indicatori di momentum in deterioramento. Il massimo di ieri vicino a $1,3530 rappresenta la resistenza chiave.
USD/CAD e AUD/USD: dinamiche divergenti
Il dollaro canadese ha chiuso ieri praticamente invariato nonostante la decisione neutrale della Bank of Canada e l’orientamento hawkish della Fed. Il biglietto verde ha testato il limite superiore del recente range CAD 1,3710-15. Servirebbe un movimento sopra CAD 1,3730 per confermare un minimo.
Il dollaro australiano, dopo aver toccato $0,7200 lunedì, è sceso vicino a $0,7100 ieri. Oggi ha recuperato fino a quasi $0,7150. Una rottura di $0,7075 potrebbe innescare un’ulteriore perdita di mezzo cent.
Mercati emergenti: peso messicano e real brasiliano sotto i riflettori
Il dollaro è salito ai massimi di tre settimane contro il peso messicano, raggiungendo MXN 17,5840 prima di ripiegare a MXN 17,5165. Finché regge l’area MXN 17,50, il potenziale a breve termine punta verso MXN 17,60-17,65.
La banca centrale brasiliana ha tagliato i tassi di un quarto di punto per la seconda riunione consecutiva, portandoli al 14,50%. Il dollaro ha chiuso poco sotto BRL 5,00, con il prossimo target intorno a BRL 5,03.
Yuan cinese e rupia indiana
Il dollaro è salito a quasi CNH 6,85 ieri, ai massimi di tre settimane. La PBOC ha rialzato il fix del dollaro per il terzo giorno consecutivo (CNY 6,8628 contro CNY 6,8608). Le quotazioni petrolifere più elevate hanno alimentato la pressione sulla rupia indiana, scesa a un nuovo minimo storico contro il dollaro a circa INR 95,3337, prima dell’intervento riportato della Reserve Bank of India.
Mercati azionari, obbligazionari e materie prime
Azioni miste e rendimenti in calo
Le borse asiatiche hanno chiuso in territorio negativo, con la notevole eccezione di Singapore (+1%). Lo Stoxx 600 europeo tenta di interrompere una serie di quattro sedute negative. I rendimenti dei titoli decennali in Asia-Pacifico sono saliti di 4-6 punti base, mentre in Europa sono più deboli in attesa delle decisioni di BoE e BCE. Il Treasury USA a 10 anni oscilla intorno al 4,40%.
Oro e argento in forte recupero
L’oro aveva avuto difficoltà ieri con il rialzo di dollaro e tassi, scendendo verso $4.510, nuovo minimo del mese. Oggi è tornato a salire vicino a $4.625, con un guadagno dell’1,7% che, se confermato, sarebbe il più ampio in quasi tre settimane. L’argento guadagna circa il 3%, attestandosi intorno a $73,50.
Petrolio: WTI verso massimi storici di contratto
Il WTI di giugno ha chiuso a un nuovo massimo di contratto a quasi $108,20 al barile, con un balzo dell’8,25% nella seduta. Si tratta del terzo rialzo consecutivo e del settimo nelle ultime otto sessioni. Oggi ha sfiorato $111 prima di ripiegare a circa $107.
Agenda economica: focus sul PIL USA del Q1
Stati Uniti: dati cruciali in arrivo
L’agenda macro statunitense è particolarmente densa. Il deflatore PCE di marzo è atteso in rialzo dello 0,7%, portando l’indice headline al 3,5% dal 2,8%. Il tasso core dovrebbe salire dello 0,3% (3,2% anno su anno dal 3,0%). Tuttavia, l’attenzione principale sarà rivolta alla prima stima del PIL del primo trimestre: il tracker della Fed di Atlanta indica un +1,2%, mentre il consensus di Bloomberg si attesta al 2,2% annualizzato.
BCE e Bank of England verso un hawkish hold
L’eurozona ha riportato una crescita del PIL del Q1 dello 0,1%, leggermente al di sotto delle attese. L’IPC preliminare di aprile è salito dell’1%, portando il tasso annuale al 3,0%. Il tasso core è sceso al 2,2% dal 2,3%. Lo scenario più probabile per la BCE è un hawkish hold, con il mercato che sconta con elevata fiducia un rialzo a giugno.
Per la Bank of England, è quasi unanime l’aspettativa di tassi fermi. Il mercato degli swap prezza una probabilità del 70% di rialzo a giugno, due rialzi pienamente prezzati per l’anno e una probabilità del 40% per un terzo.
Canada, Messico e Asia-Pacifico
Il Canada pubblica il PIL di febbraio: StatCan stima una crescita dello 0,2% dopo lo 0,1% di gennaio. Il Messico dovrebbe riportare una contrazione trimestrale dello 0,6% nel Q1 2026, dopo il +0,9% del Q4 2025. La debolezza economica e gli alti tassi di criminalità stanno erodendo il consenso della Presidente Sheinbaum.
Il Giappone ha sorpreso al rialzo con vendite al dettaglio in crescita dell’1,3% a marzo, mentre la produzione industriale ha deluso (-0,5%). La BOJ ha dimezzato la previsione di crescita del PIL all’0,5% per l’anno in corso. In Cina, il PMI manifatturiero ufficiale è sceso a 50,3 da 50,4, mentre il RatingDog manufacturing PMI (ex Caixin) è balzato a 52,2 da 50,8, segnalando dinamiche divergenti tra settori e dimensioni aziendali.

