Bitcoin in calo del 40% dai massimi: la Fed congela le aspettative rialziste
Nelle notizie odierne sul mondo crypto, la Federal Reserve ha mantenuto invariato il tasso sui federal funds nell’intervallo 3,5%–3,75% mercoledì, in quella che con ogni probabilità è stata l’ultima riunione di Jerome Powell come presidente. La votazione del FOMC, conclusasi con un risultato di 8 contro 4, ha messo in evidenza un comitato profondamente diviso, ben oltre quanto suggerito dalla decisione finale di lasciare i tassi fermi.
Il Bitcoin è scambiato vicino ai 76.000 dollari nella tarda serata di mercoledì a New York, in calo rispetto ai 77.000 dollari della sessione precedente, prolungando un drawdown di circa il 40% dai massimi storici di ottobre 2025, quando aveva sfiorato i 126.000 dollari.
La tesi dei 250.000 dollari è ancora valida?
La domanda analitica non è più se la pausa monetaria possa ritardare lo scenario rialzista di un trimestre. Il vero interrogativo è se i tre venti favorevoli simultanei che avrebbero dovuto spingere la previsione di prezzo del Bitcoin a 250.000 dollari – ovvero allentamento monetario, chiarezza regolamentare sulle criptovalute e momentum del settore AI – si siano arrestati per un periodo sufficientemente lungo da rendere la tesi strutturalmente inoperativa per questo ciclo.
La pausa della Fed e il canale di trasmissione della liquidità
Il meccanismo che trasmette la decisione del FOMC alla traiettoria di prezzo del Bitcoin opera secondo logiche precise: il mantenimento dei tassi in un contesto di inflazione persistente comprime la propensione al rischio, sostenendo il costo opportunità reale sugli asset denominati in dollari e sottraendo quella liquidità incrementale di cui le posizioni speculative su asset ad alto beta necessitano per attrarre capitali marginali.
Il precedente del 2022 come modello empirico
L’episodio del 2022 ha stabilito un template empirico significativo: un crollo del 65% nel prezzo del Bitcoin si è dispiegato in diretta corrispondenza con il ciclo di stretta monetaria più aggressivo della Federal Reserve degli ultimi quarant’anni, mentre gli asset rischiosi sensibili alla duration venivano riprezzati simultaneamente.
La decisione di mercoledì non rappresenta un inasprimento, ma nemmeno l’allentamento che la tesi dei 250.000 dollari aveva incorporato nei prezzi. Il comitato ha citato gli “sviluppi in Medio Oriente” come fonte materiale di incertezza – un linguaggio in codice per uno shock dell’offerta petrolifera che sta producendo esattamente gli effetti tipici sull’ottica delle banche centrali.
Lo shock energetico mediorientale e i suoi effetti
Petrolio e benzina sotto pressione
Il Brent è rimasto saldamente sopra i 110 dollari al barile per gran parte di aprile 2026, con lo Stretto di Hormuz – attraverso cui transita circa il 20% del petrolio trasportato via mare – che continua a generare interruzioni nelle spedizioni. Il prezzo medio nazionale della benzina negli Stati Uniti ha raggiunto questa settimana i 4,22 dollari al gallone, segnando un incremento del 6,2% in un mese.
Le previsioni degli analisti
Jerry Tempelman, ex analista senior della Fed di New York e attualmente vicepresidente per la ricerca economica e sul reddito fisso presso Mutual of America Capital Management, ha definito l’interruzione come qualcosa che “potrebbe tradursi in uno stress prezzi prolungato che si propaga attraverso il mercato”, concludendo che un taglio nel 2026 appare improbabile in assenza di uno shock severo sul fronte energetico o del mercato del lavoro.
I dati del CME FedWatch corroborano questo giudizio, con i trader che prezzano tassi fermi fino a dicembre.
La struttura del dissenso nel FOMC
Una divisione che amplifica l’incertezza
La struttura del dissenso all’interno del FOMC è informativa ma non ancora decisiva. Il governatore Stephen Miran ha spinto per un taglio immediato, mentre altri tre membri hanno dissentito contro il linguaggio accomodante, producendo una votazione che segnala un disaccordo genuino piuttosto che un comitato che si muove coerentemente in una direzione.
Si tratta della decisione FOMC più divisa dall’ottobre 1992, con dissensi orientati in direzioni opposte: Miran a favore di un taglio dello 0,25%, mentre Hammack e altri due membri hanno preferito posizioni più restrittive.
Questa ambiguità rappresenta di per sé un ostacolo per il mercato: i mercati prezzano la certezza, non il dibattito interno. Per gli investitori in Bitcoin e asset digitali, l’assenza di una direzione chiara da parte della banca centrale americana traduce in un prolungato periodo di volatilità e in una compressione del premio al rischio che storicamente penalizza le asset class più speculative.
Implicazioni per gli investitori italiani
Per il pubblico italiano e europeo, il quadro presenta complessità aggiuntive. La BCE, che nel 2026 si trova in una fase di politica monetaria differente rispetto alla Fed, potrebbe accentuare le divergenze valutarie, con il cambio EUR/USD che riflette le diverse traiettorie monetarie. Gli investitori in Bitcoin denominati in euro devono considerare sia il rischio direzionale dell’asset sia l’esposizione valutaria implicita, fattori che possono amplificare o attenuare le performance in base all’evoluzione del dollaro.
