Quadro generale: ottimismo sui mercati e ridimensionamento del dollaro
I progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran, insieme al cessate il fuoco tra Israele e Libano, hanno alimentato la propensione al rischio degli investitori. Gli indici azionari statunitensi S&P 500 e Nasdaq hanno aggiornato i massimi storici, proseguendo un rally che dura ormai da diverse settimane. Sul fronte delle materie prime, il WTI scadenza giugno ha ceduto il 7,6% la scorsa settimana, dopo il -8,6% della precedente, scendendo brevemente sotto i 79 dollari al barile, ben lontano dal picco del 9 marzo attorno a 104,35 dollari.
Anche le aspettative sui tassi hanno subito un riassestamento significativo. In Europa i rendimenti biennali sono calati di 20-25 punti base, mentre negli Stati Uniti il rendimento a 2 anni ha perso 7-8 punti base. In Giappone, pur con un calo minimo del biennale (-3 pb), il mercato degli swap ha drasticamente ridotto le probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan entro fine mese: sotto il 20%, contro circa il 55% di una settimana prima.
Stati Uniti: dollaro in flessione e attesa per le trimestrali tech
Fattori trainanti
Le prospettive di una risoluzione del conflitto in Medio Oriente hanno favorito il risk-on e penalizzato il biglietto verde. Il Dollar Index ha registrato la terza settimana consecutiva in calo, eguagliando la più lunga serie negativa dell’ultimo anno. I futures sui Fed funds scontano ora una probabilità di taglio entro fine 2026 di circa il 65%, il livello più alto dell’ultimo mese.
Dati macro in arrivo
Le vendite al dettaglio di marzo dovrebbero riflettere il rafforzamento delle vendite di auto e il rincaro della benzina. Al netto di queste due componenti, il dato core potrebbe registrare un incremento modesto dello 0,1-0,2%. In programma anche il PMI preliminare di aprile e i sondaggi delle Fed regionali (Philadelphia e Kansas City), che potrebbero iniziare a riflettere le turbolenze del conflitto mediorientale.
Da monitorare inoltre il GDP del Q4 2025, rivisto al ribasso dallo 0,5% (seconda stima) e il nowcast dell’Atlanta Fed per il Q1 2026 all’1,3%, che verrà aggiornato dopo la pubblicazione delle retail sales. Attenzione anche all’audizione di conferma di Kevin Warsh, che potrebbe essere rinviata: fintanto che proseguiranno le indagini sulla Fed, sembra esserci una maggioranza di blocco in Senato. Se il successore di Powell non verrà confermato entro la fine del suo mandato come presidente (15 maggio), è probabile che il board lo riconfermi nel ruolo. Il suo mandato come governatore scade solo nel 2028.
Analisi tecnica del Dollar Index
Il Dollar Index ha inanellato otto sedute consecutive in ribasso fino al 15 aprile, eguagliando la peggiore serie degli ultimi 15 anni. Ha perforato quota 97,65, raggiungendo il ritracciamento del 50% del rally partito dai minimi di gennaio a 95,55. Il rimbalzo di fine settimana a 98,25 non cancella la debolezza strutturale. Solo il superamento di 98,40-98,50 confermerebbe la formazione di un minimo di breve termine.
Eurozona: euro sostenuto dal risk-on
Fattori trainanti
L’euro ha beneficiato più del contesto favorevole al rischio e della debolezza del dollaro che di specifici sviluppi europei. Il mercato degli swap, che a fine marzo prezzava tre rialzi della BCE entro fine anno, ora ne sconta solo due con una probabilità inferiore al 10% di un terzo. Anche questo scenario appare eccessivo. La probabilità di un rialzo ad aprile è scesa dall’85% al 12%.
Dati in focus
Il PMI preliminare di aprile sarà il dato più atteso. L’indice composito, già in rallentamento negli ultimi tre mesi su quattro, potrebbe subire l’impatto del conflitto mediorientale. Attesi anche gli indici tedeschi ZEW e IFO di aprile.
Livelli tecnici dell’euro
L’euro ha chiuso in positivo 9 delle ultime 10 sedute. Prima del weekend ha superato il massimo pre-conflitto (1,1830) per poi ritracciare a 1,1760. Il potenziale key reversal suggerisce che il rally di 4 cent dell’ultimo mese potrebbe essere esaurito. Primo target correttivo nell’area 1,1675-1,1700.
Cina: PBOC prosegue con l’apprezzamento graduale dello yuan
Politica monetaria
La People’s Bank of China prosegue la campagna iniziata nel 2025 per rafforzare lo yuan, fissando tassi di riferimento del dollaro sempre più bassi, ora ai minimi triennali. Il 20 aprile le banche cinesi fisseranno i loan prime rates: il tasso a 1 anno è al 3,0%, quello a 5 anni al 3,50%. L’uso crescente del sistema CIPS cinese per i pagamenti internazionali rende meno rilevante la quota dello yuan sul circuito SWIFT, scesa dal picco di luglio 2024 (4,75%) al 2,75% di febbraio.
Dinamiche valutarie
Nel mercato offshore lo yuan ha raggiunto i massimi da febbraio 2023. Il dollaro ha trovato supporto a CNH 6,80, con una resistenza nell’area CNH 6,85-6,86.
Giappone: yen sotto pressione triplice
Principali driver del dollaro-yen
- Direzione generale del dollaro (correlazione con Dollar Index a 0,75)
- Variazioni del rendimento USA a 10 anni (correlazione a 0,65)
- Componente di rischio, con correlazione inversa con l’S&P 500 a -0,55, la più estrema da fine 2022
Contesto economico
L’inflazione core di Tokyo si è attestata all’1,6% a febbraio, sotto l’obiettivo del 2% per la prima volta da marzo 2022. Nonostante il consenso sul fatto che lo yen sia sottovalutato, il Giappone non registra un surplus commerciale dal 2020, sebbene il deficit si stia riducendo. Le dichiarazioni del Governatore Ueda non sono state sufficientemente hawkish da sostenere le attese di un rialzo: la probabilità è scesa dal 67% a meno del 17% nelle ultime due settimane.
Prezzi e intervento valutario
Il dollaro, respinto in area JPY 160 a inizio settimana scorsa, è sceso a JPY 157,60. Terza settimana consecutiva di calo, a conferma che, nonostante le parole del Ministro delle Finanze su possibili “azioni decise”, le condizioni per un intervento sostanziale sul mercato valutario non sono presenti.
Regno Unito: settimana cruciale per i dati
Fattori di correlazione
La sterlina beneficia della debolezza del dollaro, con una correlazione inversa con il Dollar Index prossima a -0,90, la più alta in sei mesi. Sorprendentemente, esiste anche una correlazione inversa (-0,12) con il rendimento UK a 2 anni.
Dati attesi
In agenda mercato del lavoro, vendite al dettaglio, inflazione e PMI preliminare di aprile. Il Regno Unito registra una delle inflazioni più elevate e una delle crescite più deboli tra le economie avanzate. La Bank of England dovrebbe mantenere invariati i tassi, anche se potrebbe emergere qualche dissenso a favore di un rialzo. Si ricorda che la decisione unanime di marzo è stata la prima in 4 anni e mezzo.
Analisi tecnica della sterlina
La sterlina si è fermata attorno a 1,36 dollari. La chiusura di venerdì, a 1/100 di centesimo sotto il range del giorno precedente, configura un potenziale key reversal ribassista. Una rottura di 1,3500 potrebbe aprire a un ulteriore calo di un cent.
Canada: CAD in forte rally ma segnali di eccessivo
Correlazioni
Il cambio USD/CAD mostra una correlazione con il Dollar Index (0,65) più che doppia rispetto a quella con il petrolio. Controintuitivamente, da metà marzo il dollaro tende ad apprezzarsi contro il loonie quando il greggio sale (correlazione a 0,47, massimo da agosto).
Dati macro
In arrivo CPI di marzo e vendite al dettaglio di febbraio. L’inflazione headline, all’1,8% pre-conflitto, è attesa in salita al 2,6% secondo il consensus Bloomberg. Il mercato swap sconta ora un rialzo pieno e una probabilità del 10% di un secondo, dopo aver prezzato tre rialzi al picco del 20 marzo.
Prezzi
Il dollaro canadese è salito in 9 delle ultime 10 sedute, guadagnando quasi il 2%. Il dollaro USA ha toccato un minimo mensile a CAD 1,3650, rimbalzando poi verso 1,3690. Il rapporto rischio/rendimento appare meno favorevole per ulteriori posizioni long sul CAD.
Australia: rally dell’Aussie guidato dal dollaro debole
Driver principali
La correlazione inversa tra dollaro australiano e Dollar Index è attorno a -0,75. La correlazione positiva con l’S&P 500 è a 0,65, mentre quella con il petrolio si attesta a -0,40.
PMI e politica monetaria
In marzo il PMI composito è crollato a 46,6, minimo da fine 2023, dal 52,5 di febbraio. Primo dato sotto 50 da settembre 2024. Sorprendentemente il manifatturiero ha tenuto meglio dei servizi, con quest’ultimo precipitato a 46,3. La RBA si riunisce il 5 maggio e il mercato sconta quasi l’80% di probabilità di un ulteriore rialzo.
Livelli chiave
Il dollaro australiano ha toccato i massimi da metà 2022, superando 0,7220 dopo un rally di oltre il 4,5% in tre settimane. Primo supporto a 0,7130: una rottura potrebbe innescare una fase correttiva verso 0,7000.
Messico: peso sensibile al sentiment di rischio
Correlazioni e fattori di rischio
Il peso messicano è particolarmente sensibile al clima di risk-on/risk-off. La correlazione tra USD/MXN e S&P 500 è a -0,80, la più estrema dal 2020. Il rialzo dei prezzi del petrolio risulta penalizzante per il peso, con una correlazione a quasi 0,50, massimo quadriennale.
Dati e occupazione
In arrivo vendite al dettaglio di febbraio, IGAE di attività economica e tasso di disoccupazione di marzo (al 2,59% a febbraio, dopo il minimo storico del 2,22% registrato lo scorso anno). Va ricordato che oltre il 50% dei lavoratori messicani opera nell’economia informale.
Prezzi
Il dollaro ha inizialmente toccato un nuovo minimo dall’inizio del conflitto mediorientale a quota MXN 17,1275, per poi invertire al rialzo e chiudere sopra il massimo di giovedì (MXN 17,2960). Questo tipo di price action è tipico della fine di un movimento prolungato. Prima resistenza nell’area MXN 17,45-17,50.

