Crollo del petrolio dopo la dichiarazione dell’Iran sullo Stretto di Hormuz
Il prezzo del petrolio ha subito un brusco calo venerdì, dopo che il Ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi ha dichiarato lo Stretto di Hormuz “completamente aperto”, alimentando le speranze di una riduzione delle tensioni sull’approvvigionamento globale di greggio. Le dichiarazioni di Araghchi, diffuse tramite un post su X, sono arrivate a poche ore dalle parole del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che giovedì sera aveva affermato che il conflitto con l’Iran — iniziato il 28 febbraio — “dovrebbe concludersi molto presto”.
Il crollo dei prezzi: numeri e mercati
La reazione dei mercati è stata immediata e decisa:
- WTI (West Texas Intermediate), il greggio americano con consegna a maggio, è crollato dell’11,1%, scendendo a 84,26 dollari al barile.
- Brent, il benchmark internazionale con consegna a giugno, ha perso il 10,5%, attestandosi a 88,95 dollari al barile.
Si tratta di uno dei ribassi giornalieri più significativi degli ultimi anni per il mercato petrolifero, direttamente riconducibile a un allentamento delle tensioni geopolitiche in una delle rotte marittime più strategiche al mondo.
Lo Stretto di Hormuz: perché è così cruciale
Lo Stretto di Hormuz è il passaggio marittimo attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Qualsiasi interruzione dei flussi in questa area ha ripercussioni immediate sui mercati energetici globali. Nel suo post, Araghchi ha precisato che le navi che attraversano lo stretto devono seguire una “rotta coordinata” stabilita dalle autorità marittime iraniane. Trump ha risposto ringraziando l’Iran per l’apertura del corridoio, ma ha chiarito in un secondo messaggio che il blocco navale statunitense dei porti iraniani resterà “IN PIENA VIGORE” fino al raggiungimento di un accordo definitivo.
La tregua Israele-Libano e il contesto regionale
A contribuire al miglioramento del sentiment sui mercati ha concorso anche la tregua di 10 giorni concordata giovedì tra Israele e Libano, entrata in vigore alle 17:00 ora della costa est degli Stati Uniti. Israele aveva condotto una campagna militare in Libano contro Hezbollah, gruppo armato alleato dell’Iran, il cui coinvolgimento aveva complicato i negoziati tra Washington e Teheran. Trump ha annunciato che il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il Presidente libanese Joseph Aoun saranno invitati alla Casa Bianca per quelli che ha definito “i primi colloqui significativi tra i due Paesi dal 1983”. Il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che entrambe le parti puntano a creare le condizioni per una pace duratura, incluso il reciproco riconoscimento della sovranità, il rafforzamento della sicurezza ai confini e la riaffermazione del diritto di Israele all’autodifesa. Washington ha inoltre espresso preoccupazione per il ruolo dei gruppi armati non statali nel destabilizzare la sovranità libanese, con Trump che ha esplicitamente chiesto al Libano di “occuparsi di Hezbollah”.
L’analisi degli esperti: rischi ancora presenti
Nonostante l’ottimismo dei mercati, gli analisti invitano alla cautela. Secondo ING, il calo dei prezzi riflette le aspettative di una possibile proroga del cessate il fuoco tra USA e Iran di altre due settimane e la ripresa dei negoziati. Tuttavia, la banca d’investimento avverte:
“Il mercato fisico diventa più rigido ogni giorno che passa senza una ripresa dei flussi petroliferi attraverso lo Stretto di Hormuz.”
L’impatto sull’offerta globale
ING stima che, considerando anche i percorsi alternativi via pipeline e i limitati movimenti delle petroliere, circa 13 milioni di barili al giorno di offerta siano stati finora compromessi — una cifra destinata a crescere ulteriormente se il blocco navale statunitense dovesse protrarsi.
Il principale rischio al rialzo per il petrolio
Gli analisti di ING identificano chiaramente il principale scenario di rischio per i prezzi: “Il rischio principale al rialzo per il mercato è un eventuale fallimento dei negoziati di pace tra USA e Iran. Non si tratta di uno scenario irrealistico, considerato che le posizioni delle due parti restano ancora molto distanti.” In sintesi, mentre i mercati festeggiano un allentamento temporaneo delle tensioni, la situazione rimane fragile e strettamente legata all’evoluzione diplomatica nelle prossime settimane.
