Il conflitto geopolitico domina i mercati: dollaro forte, equity in calo
Le tensioni belliche e la retorica che le accompagna continuano a mantenere gli investitori in uno stato di elevata incertezza. Il WTI e il Brent stanno consolidando dopo aver raggiunto nuovi massimi a quattro giorni, mentre il biglietto verde si rafforza contro tutte le valute del G10. Il clima di avversione al rischio pervade ogni asset class, con i mercati azionari in difficoltà e i rendimenti obbligazionari in rialzo. Il Dollar Index è salito dell’1,2% nella settimana corrente, dopo un rialzo dell’1,4% nella settimana precedente, raggiungendo i livelli più alti dallo scorso novembre. I rischi legati al fine settimana potrebbero continuare a sostenere la domanda di dollari nella sessione nordamericana. Nel frattempo, il prezzo medio della benzina al dettaglio negli Stati Uniti è aumentato di oltre il 4% questa settimana, dopo un rally del 16% la settimana scorsa, mentre i tassi sui mutui hanno toccato i massimi degli ultimi undici mesi.
Valute G10: sterlina in forte calo, yen relativamente resiliente
Euro sotto pressione: minimi da agosto
L’euro ha registrato una performance negativa, avvicinandosi al minimo di martedì poco sopra $1,1505 prima di subire ulteriori vendite che lo hanno spinto sotto $1,1435, il livello più basso da agosto scorso. Un parziale recupero verso $1,1470 si è materializzato nella tarda mattinata europea, ma il quadro tecnico resta deteriorato. Le incertezze geopolitiche legate al fine settimana potrebbero limitare qualsiasi tentativo di rimbalzo più consistente.
Dollaro/Yen: il livello psicologico di 160 frena i rialzisti
Per la terza sessione consecutiva, il dollaro ha chiuso vicino ai massimi di seduta contro lo yen, superando il picco del 23 gennaio, quando secondo alcune fonti la Federal Reserve aveva verificato i tassi di cambio per conto del Tesoro americano. I guadagni si sono estesi fino a quasi JPY159,70, il miglior livello da luglio 2024. Tuttavia, la prossimità del livello psicologicamente cruciale di JPY160 sta incoraggiando un tono più cauto, rendendo lo yen la valuta con la migliore performance relativa tra le major, con un calo contenuto allo 0,1%. Il rischio di un intervento diretto da parte delle autorità giapponesi appare comunque minimo, considerando l’ordine del mercato, la volatilità contenuta e il carattere graduale dell’avanzata del dollaro.
Sterlina: il PIL deludente del Regno Unito pesa
La sterlina ha subito il calo più marcato tra le valute principali, perdendo lo 0,65%. Il dato deludente sul PIL britannico di gennaio — crescita zero contro attese di +0,2% — ha fornito ulteriore incentivo alle vendite, spingendo il cable fino a circa $1,3255, in prossimità del minimo annuale fissato il 3 marzo. La produzione industriale è scesa dello 0,1% a gennaio, i servizi sono rimasti piatti e solo il settore delle costruzioni ha mostrato un modesto +0,2%. Un dato positivo è arrivato dalla bilancia commerciale, migliorata a -3,9 miliardi di sterline rispetto ai -4,3 miliardi precedenti, con un piccolo surplus al netto dei metalli preziosi per la prima volta da dicembre 2024. La Bank of England si riunisce la prossima settimana e le probabilità di un taglio dei tassi sono crollate nel mercato swap a circa il 5%, rispetto all’85% stimato prima dell’inizio del conflitto.
Dollaro canadese: deficit commerciale triplica le attese
Il dollaro statunitense ha rotto al rialzo contro il dollaro canadese, sostenuto dal deterioramento della bilancia commerciale di gennaio: il deficit di 3,65 miliardi di dollari canadesi è risultato tre volte superiore alla previsione mediana degli economisti. Il biglietto verde ha superato con decisione la soglia di CAD1,36 e si è spinto oltre CAD1,3670, con il prossimo obiettivo tecnico individuato nell’area CAD1,3700-1,3715.
Dollaro australiano: prese di profitto nonostante le attese di rialzo tassi
Nonostante le elevate aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Reserve Bank of Australia la prossima settimana, il dollaro australiano ha ceduto terreno per effetto delle prese di profitto. Dopo aver toccato mercoledì il livello più alto da metà 2022, poco sopra $0,7185, l’AUD è scivolato fino a circa $0,7015. Opzioni per circa 855 milioni di dollari australiani con strike a $0,7000 scadono oggi.
Mercati emergenti: peso messicano e rupia indiana sotto pressione
Peso messicano: rischio di ulteriori ribassi
Il peso messicano è rimasto sotto pressione nel contesto di avversione al rischio. Il dollaro ha raggiunto un massimo a tre giorni vicino a MXN17,8955 e si è spinto fino a quasi MXN17,95. Un supporto è individuato intorno a MXN17,80, mentre un superamento di MXN18,04 potrebbe segnalare un’accelerazione verso MXN18,12-18,13. Il Messico pubblica oggi i dati sulla produzione industriale di gennaio. L’economia messicana potrebbe aver evitato una recessione tecnica, ma fatica ancora a trovare una trazione significativa.
Yuan offshore: la PBOC continua a guidare il fixing
Il dollaro è rimasto all’interno del range di martedì contro lo yuan offshore (~CNH6,86-CNH6,8970) prima di salire fino a circa CNH6,9075, mantenendosi sotto la resistenza di CNH6,91. La PBOC ha alzato il tasso di riferimento del dollaro per la seconda sessione consecutiva (CNY6,9007 rispetto a CNY6,8959), pur continuando per la quattordicesima settimana a ridurre il fixing complessivo del dollaro. I dati sul credito cinese di febbraio sono risultati leggermente superiori alle attese, con 5.600 miliardi di yuan nei primi due mesi dell’anno. Lunedì mattina Pechino pubblicherà i dati del settore reale di febbraio, con l’economia che fatica a mantenere slancio.
Rupia indiana: nuovo minimo storico
La rupia è scivolata a un nuovo record negativo nonostante le voci di intervento della banca centrale, con il dollaro che ha raggiunto quasi INR92,4790. Il biglietto verde è salito di quasi lo 0,8% questa settimana, dopo un guadagno dello 0,85% la settimana precedente.
Equity globali: nessuna tregua per i mercati azionari
Non c’è sollievo per i mercati azionari. Quasi tutti i listini dell’Asia-Pacifico hanno chiuso in ribasso, con l’India in calo del 2% — la flessione più marcata tra le grandi borse — seguita da Nikkei e Kospi con perdite superiori all’1%. Lo Stoxx 600 europeo cede circa lo 0,5%, dopo essere entrato nella seduta odierna sostanzialmente invariato sulla settimana. I futures sugli indici statunitensi mostrano variazioni contenute e contrastanti.
Obbligazioni: rendimenti in rialzo su scala globale
I rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni sono in prevalenza più alti. Il rendimento del JGB decennale è balzato di circa sette punti base al 2,24%. I rendimenti europei a 10 anni sono generalmente in rialzo, con l’eccezione del Gilt britannico e del Bund tedesco, leggermente più morbidi. Su base settimanale, i rendimenti europei sono saliti di 10-15 punti base. Il rendimento del Treasury decennale USA si attesta al 4,27%, in rialzo di un punto base nella giornata e di 17,5 punti base sulla settimana. Il rendimento del biennale americano è stabile intorno al 3,74%, dopo un balzo di quasi nove punti base nella seduta precedente, rispetto al 3,56% della chiusura della settimana scorsa.
Materie prime: oro in consolidamento, petrolio volatile
L’oro consolida in modo tranquillo intorno ai $5.100, dopo aver chiuso la settimana precedente vicino a $5.172. L’argento è più debole, oscillando intorno agli $83 nella mattinata europea, rispetto ai circa $84,50 della chiusura settimanale precedente. Il WTI con consegna aprile ha raggiunto un massimo a quattro giorni poco sopra i $98, per poi ripiegare verso i minimi di seduta nell’area $94,50-$95 nel corso della mattinata europea. La volatilità del greggio resta elevata, alimentata dalle incertezze geopolitiche.
Agenda macroeconomica: dati chiave in arrivo dagli Stati Uniti
Il calendario economico statunitense è particolarmente denso, anche se il conflitto in corso potrebbe attenuare la reazione dei mercati ai singoli dati.
PIL USA del quarto trimestre e consumi personali
La revisione del PIL del Q4, cresciuto a un tasso annualizzato deludente dell’1,4%, potrebbe risultare tra i dati meno rilevanti con il primo trimestre 2026 ormai in fase conclusiva. L’elemento più importante dei dati su reddito e consumi personali di gennaio è che la spesa, corretta per l’inflazione, dovrebbe risultare piatta dopo il +0,1% di dicembre. I deflatori dei prezzi resteranno elevati: il dato headline è atteso stabile al 2,9%, mentre il core potrebbe salire al 3,1% dal 3,0%.
Ordini di beni durevoli e mercato del lavoro
Gli ordini di Boeing e del settore difesa probabilmente hanno gonfiato i dati sugli ordini di beni durevoli di gennaio; escludendo queste componenti, la previsione mediana indica un aumento dello 0,5%. Il rapporto JOLTS di gennaio dovrebbe mostrare un incremento delle posizioni aperte per la prima volta in quattro mesi, mentre il livello delle dimissioni volontarie sarebbe calato per la prima volta in tre mesi, supportando l’idea espressa da alcuni funzionari della Fed che il mercato del lavoro stia mostrando segnali di stabilizzazione.
Aspettative di inflazione e fiducia dei consumatori
Non sorprenderebbe nessuno un ulteriore rialzo delle aspettative di inflazione nel sondaggio preliminare di marzo dell’Università del Michigan. Il prezzo medio della benzina al dettaglio è aumentato ogni giorno dall’inizio del conflitto, con un incremento cumulativo superiore al 20%.
Canada: dati sull’occupazione di febbraio
Il Canada pubblica oggi i dati sul mercato del lavoro di febbraio. È difficile immaginare un rapporto migliore di quello di gennaio, quando il tasso di disoccupazione era sceso al 6,5% dal 6,8%, con quasi 45.000 posti di lavoro creati e pressioni salariali in attenuazione. La previsione mediana anticipa un lieve aumento della disoccupazione e una crescita salariale più contenuta.
Eurozona: produzione industriale in calo
La produzione industriale dell’eurozona di gennaio ha deluso le attese, registrando un calo dell’1,5% contro una previsione di +0,6%. Il dato era già preannunciato dalla flessione dello 0,5% in Germania e dello 0,4% in Spagna. La revisione al rialzo del dato di dicembre a -0,5% dal precedente -1,4% ha parzialmente attenuato l’impatto negativo.
Prospettive: l’incertezza geopolitica resta il driver principale
I mercati finanziari globali restano ostaggio delle dinamiche geopolitiche. Il dollaro forte, i rendimenti obbligazionari in rialzo e i mercati azionari sotto pressione riflettono un posizionamento difensivo degli investitori. I rischi legati al fine settimana potrebbero amplificare ulteriormente la domanda di asset rifugio, mentre i dati macroeconomici — per quanto rilevanti — rischiano di passare in secondo piano rispetto all’evoluzione del conflitto. La prossima settimana, con le riunioni della Bank of England e della Reserve Bank of Australia, offrirà ulteriori spunti di volatilità per i mercati valutari e obbligazionari.

