Il petrolio si mantiene vicino ai 100 dollari al barile

Il Brent crude, il benchmark globale per il prezzo del petrolio, si è mantenuto in prossimità della soglia psicologica dei 100 dollari al barile nella sessione di venerdì mattina, mentre il conflitto tra Stati Uniti e Iran si avvia verso la terza settimana. I futures sul Brent hanno registrato un calo dell’1,13%, attestandosi a 99,32 dollari al barile, dopo aver chiuso sopra i 100 dollari nella seduta precedente. I futures sul West Texas Intermediate (WTI) hanno segnato una flessione più marcata del 2,07%, scendendo a 93,75 dollari al barile. Nonostante il ritracciamento intraday, i prezzi del greggio hanno messo a segno un’altra settimana di rialzi significativi: i futures sul Brent hanno guadagnato oltre il 9% su base settimanale, dopo il balzo del 27,9% della settimana precedente, che ha rappresentato il più grande rialzo settimanale dal crollo legato alla pandemia di Covid-19 nel 2020. I futures sul WTI, reduci dalla migliore settimana dal 1983, si avviano a chiudere la settimana con un progresso del 5,8%.

Le dichiarazioni di Trump alimentano l’incertezza geopolitica

I trader continuano a monitorare con estrema attenzione gli sviluppi in Medio Oriente, dove il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran è prossimo a entrare nella terza settimana. Il presidente Donald Trump ha lasciato intendere che una risoluzione rapida del conflitto non è all’orizzonte. “Disponiamo di una potenza di fuoco senza pari, munizioni illimitate e tutto il tempo necessario”, ha dichiarato Trump, invitando i suoi sostenitori a “osservare cosa accadrà” al regime iraniano. Secondo un rapporto di Axios, Trump avrebbe affermato durante una telefonata con i leader del G7 che l’Iran sarebbe “sul punto di arrendersi”. Tuttavia, il giorno successivo, il nuovo leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei ha giurato di continuare a combattere in un messaggio trasmesso dalla televisione di Stato, smentendo di fatto qualsiasi ipotesi di resa imminente.

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Lo Stretto di Hormuz: il nodo critico per i mercati energetici

Nel corso della settimana, diverse navi straniere in transito o nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz — una delle rotte marittime più strategiche al mondo per il trasporto di petrolio — sono state colpite da munizioni. Lo stretto, attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio mondiale, è oggetto di un blocco navale legato all’escalation del conflitto. Questi attacchi hanno alimentato i timori che un conflitto prolungato possa tradursi in uno shock economico globale di proporzioni significative. Ebrahim Zolfaqari, portavoce del comando militare iraniano, ha lanciato un avvertimento inequivocabile: “Preparatevi a un petrolio a 200 dollari al barile, perché il prezzo del greggio dipende dalla sicurezza regionale, che voi avete destabilizzato”, ha dichiarato secondo quanto riportato da Reuters.

Le contromisure internazionali non bastano a contenere i prezzi

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I prezzi del petrolio restano su livelli elevati nonostante le misure straordinarie adottate dalla comunità internazionale. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha concordato il rilascio di un volume record di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche di emergenza, mentre la Casa Bianca ha temporaneamente sospeso alcune sanzioni sulle esportazioni russe per aumentare l’offerta globale. Tuttavia, queste iniziative si sono rivelate insufficienti a riportare i prezzi su livelli più contenuti, a testimonianza della gravità della crisi in corso.

I mercati finanziari tra nervosismo crescente e rischio stagflazione

In una nota pubblicata venerdì mattina, Emmanuel Cau di Barclays ha evidenziato come gli investitori stiano diventando sempre più nervosi, dopo aver inizialmente scommesso su un conflitto di breve durata. “Gli investitori credono ancora nel cosiddetto ‘Trump put’, motivo per cui i mercati equity globali non hanno subito cali paragonabili a quelli registrati durante i precedenti shock petroliferi”, ha spiegato Cau. “Ma il nervosismo cresce di giorno in giorno: più a lungo lo Stretto di Hormuz resterà chiuso, più i mercati assumeranno una dinamica stagflazionaria. La prossima settimana sarà cruciale osservare le banche centrali, in un contesto di repricing aggressivo sui tassi di interesse”.

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Un paragone con l’embargo petrolifero degli anni ’70

Intervenendo su CNBC, Amjad Bseisu, CEO della compagnia petrolifera britannica EnQuest, ha sottolineato la portata senza precedenti della crisi attuale. “Il mercato petrolifero non ha mai visto qualcosa di questa magnitudine”, ha affermato. Bseisu ha evidenziato che ogni giorno di ritardo nella riapertura delle rotte commerciali comporta la perdita di circa 20 milioni di barili dal mercato globale, con un impatto cumulativo sempre più pesante. Secondo il CEO di EnQuest, l’ultima volta che si è verificata una riduzione comparabile dell’offerta globale di petrolio risale all’embargo arabo degli anni ’70. “Allora assistemmo a un quadruplicamento dei prezzi. Finora i prezzi sono saliti del 50%, ma credo che questa crisi sarà più lunga e più dura delle precedenti”, ha dichiarato Bseisu, invitando gli operatori a prepararsi ai rischi al ribasso piuttosto che concentrarsi sulle opportunità al rialzo.

Prospettive per i mercati energetici e implicazioni per gli investitori

La situazione attuale rappresenta un banco di prova cruciale per i mercati finanziari globali nel 2026. Il protrarsi del conflitto e il blocco dello Stretto di Hormuz stanno creando le condizioni per un potenziale scenario di stagflazione, caratterizzato da inflazione elevata e rallentamento della crescita economica. Per gli investitori, le variabili chiave da monitorare nelle prossime settimane includono: Le decisioni delle banche centrali, in particolare della Federal Reserve e della BCE, che potrebbero essere costrette a rivedere le proprie politiche monetarie di fronte a pressioni inflazionistiche alimentate dall’energia. L’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e la possibilità di una riapertura dello Stretto di Hormuz, che rappresenta il fattore determinante per un eventuale rientro dei prezzi del greggio. Infine, l’efficacia delle misure di emergenza adottate dall’IEA e dai governi occidentali nel compensare la riduzione dell’offerta globale. In un contesto di volatilità estrema, la prudenza e la diversificazione del portafoglio restano le strategie più indicate per navigare una delle crisi energetiche più gravi degli ultimi decenni.