Il dollaro si rafforza per il terzo giorno consecutivo grazie al rialzo del petrolio

Il dollaro statunitense ha registrato un apprezzamento contro l’euro per la terza seduta consecutiva giovedì 12 marzo 2026, avvicinandosi ai livelli più alti dell’anno in corso. A guidare il movimento è stata l’impennata dei prezzi dell’energia, che ha alimentato timori crescenti sulla tenuta dell’economia europea — fortemente dipendente dalle importazioni di materie prime energetiche — spingendo gli investitori verso la sicurezza del biglietto verde. Il cambio EUR/USD è sceso dello 0,4% a quota 1,152, non lontano dai minimi toccati lo scorso novembre. Nel frattempo, il Dollar Index è salito di oltre l’1,5% rispetto a un paniere di valute principali, avvicinandosi ai massimi da novembre, sostenuto sia dal suo ruolo di bene rifugio sia dal fatto che gli Stati Uniti sono esportatori netti di energia.

Crisi in Medio Oriente: lo Stretto di Hormuz resta chiuso

I prezzi del petrolio sono balzati in modo significativo dopo che l’Iran ha intensificato gli attacchi contro infrastrutture petrolifere e di trasporto in tutto il Medio Oriente, alimentando il timore di un conflitto prolungato e di una potenziale interruzione dei flussi di greggio nella regione. Il nuovo leader supremo iraniano, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei, ha dichiarato giovedì l’intenzione di mantenere chiuso lo Stretto di Hormuz, un passaggio strategico attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio mondiale. Questa decisione ha avuto un impatto immediato sui mercati globali.

La risposta dell’IEA e i limiti delle riserve strategiche

L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha annunciato mercoledì il rilascio record di 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche globali. Tuttavia, questa quantità coprirebbe soltanto circa 20 giorni di forniture perse a causa delle interruzioni lungo lo Stretto di Hormuz, e il greggio impiegherebbe settimane o mesi per raggiungere effettivamente i mercati. “Un aggiornamento deludente dall’IEA, unito all’impegno del leader supremo Khamenei a mantenere chiuso lo Stretto di Hormuz, è alla base di questi movimenti”, ha commentato Benjamin Ford, ricercatore presso Macro Hive.

Le valute dei grandi importatori di energia sotto pressione

Le divise dei maggiori importatori mondiali di energia hanno subito le perdite più consistenti contro il dollaro dall’inizio del conflitto USA-Israele contro l’Iran:

  • Rupia indiana e yen giapponese: in calo di oltre l’1,5% ciascuno
  • Key to Markets Broker ECN
  • Euro: perdita del 2%
  • Won sudcoreano: in ribasso del 3%

“Ciò che conta oggi è il gas e il petrolio, e l’Eurozona è particolarmente esposta a questi fattori. Per questo vediamo l’euro in vendita su tutti i fronti”, ha dichiarato Lefteris Farmakis, strategist di Barclays.

Previsioni sul cambio EUR/USD

Jane Foley, responsabile della strategia forex di Rabobank, ha avvertito in una nota che esistono rischi al ribasso rispetto alla previsione di EUR/USD a 1,16 nel breve termine (1-3 mesi), qualora lo Stretto di Hormuz dovesse restare chiuso per un periodo prolungato. La banca olandese ha annunciato una rivalutazione delle proprie stime nel corso della prossima settimana.

Banche centrali: si avvicinano decisioni cruciali sui tassi

L’attenzione degli investitori è rivolta anche alle riunioni della prossima settimana della Federal Reserve e della Banca Centrale Europea (BCE), per comprendere come i policymaker reagiranno alla prospettiva di uno shock energetico.

Aspettative sui tassi di interesse

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Secondo i dati del mercato swap compilati da LSEG, i trader si aspettano ora che:

  • La BCE possa alzare i tassi già a partire da giugno 2026, in risposta alle pressioni inflazionistiche derivanti dal rincaro energetico.
  • La Fed potrebbe posticipare il taglio dei tassi a settembre, rispetto alla precedente aspettativa di luglio.

Gli analisti di Monex Europe hanno sottolineato un punto chiave: “La comunicazione recente della BCE è stata particolarmente vigile, ma un repricing in chiave hawkish non si traduce automaticamente in un rafforzamento dell’EUR/USD quando lo shock sottostante è negativo per la crescita dell’area euro”. In altre parole, anche se la BCE dovesse alzare i tassi, l’euro potrebbe non beneficiarne se il contesto macroeconomico europeo continua a deteriorarsi a causa dei prezzi energetici elevati.

Nuove tensioni commerciali e impatto sulla sterlina

A pesare ulteriormente sulla propensione al rischio è stata la decisione dell’amministrazione Trump di avviare mercoledì una nuova indagine commerciale sulla sovraccapacità industriale in 16 importanti partner commerciali. La mossa è stata interpretata come un tentativo di ricostruire la pressione tariffaria dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva invalidato il mese scorso il pilastro centrale del programma di dazi di Trump. La sterlina britannica è scesa dello 0,4% a 1,3358 dollari, poco sopra il minimo annuale. Il dollaro/yen è salito dello 0,1% a 159,125.

Bitcoin in calo ma lontano dai minimi di febbraio

Sul fronte delle criptovalute, Bitcoin ha perso l’1% giovedì, scendendo a 70.215 dollari. Tuttavia, la principale criptovaluta si mantiene ben al di sopra del minimo pluriennale di 60.008 dollari toccato all’inizio di febbraio 2026, segnale che il mercato crypto, pur sotto pressione, non ha ancora ceduto ai livelli di panico visti nelle settimane precedenti.

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Cosa monitorare nelle prossime sedute

Per i trader e gli investitori attivi sul forex e sui mercati finanziari, i fattori chiave da tenere sotto osservazione nelle prossime giornate sono:

  • Evoluzione della crisi nello Stretto di Hormuz e il suo impatto sui prezzi di petrolio e gas naturale.
  • Decisioni di Fed e BCE della prossima settimana, con particolare attenzione al tono delle dichiarazioni sui tassi.
  • Sviluppi sulle indagini commerciali USA e possibili nuove misure tariffarie.
  • Dati macroeconomici europei, che potrebbero confermare o smentire i timori di rallentamento legati allo shock energetico.

In un contesto di elevata incertezza geopolitica e di prezzi energetici in rapida ascesa, il dollaro resta la valuta di riferimento per gli investitori in cerca di protezione, mentre l’euro appare vulnerabile a ulteriori pressioni ribassiste nel breve termine.