Dollaro misto mentre la guerra in Medio Oriente scuote i mercati globali

Il dollaro si presenta con un andamento contrastato all’apertura della sessione nordamericana, in un contesto dominato dall’escalation del conflitto in Medio Oriente e dalle sue ripercussioni dirette sui mercati energetici, valutari e obbligazionari. Le aspettative crescenti di un rialzo dei tassi in Australia hanno spinto il dollaro australiano ai massimi dal giugno 2022, mentre lo yen giapponese si conferma la valuta più debole tra le G10, con il biglietto verde che ha esteso i guadagni fino a quota JPY 158,50, il livello più alto dal controllo dei tassi segnalato da Fed e Tesoro USA il 23 gennaio.

Petrolio e riserve strategiche: la proposta dell’IEA al G7

I prezzi del petrolio restano sostenuti, pur mantenendosi all’interno dei range della sessione precedente. Tre navi sarebbero state attaccate nello Stretto di Hormuz e nel Golfo Persico nelle prime ore della giornata, alimentando ulteriormente le tensioni geopolitiche. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha avanzato una proposta ai leader del G7: coordinare il rilascio di 300-400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche per stabilizzare i mercati. Per dare un ordine di grandezza, dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, i membri dell’IEA rilasciarono poco più di 180 milioni di barili. Le stime attuali indicano che la guerra in Medio Oriente sta provocando un’interruzione dell’offerta compresa tra 11 e 16 milioni di barili al giorno, una cifra senza precedenti che giustifica l’entità della proposta. Il WTI con consegna ad aprile scambia stabilmente tra 86 e 87 dollari al barile in Europa, dopo essersi mantenuto prevalentemente sopra gli 82 dollari ma sotto gli 89.

Valute G10: euro, sterlina e yen sotto pressione geopolitica

Euro in ritirata sotto $1,16

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L’euro aveva raggiunto ieri un massimo a cinque giorni in area $1,1665, recuperando circa la metà delle perdite accumulate dall’inizio del conflitto contro l’Iran. Il rimbalzo si è fermato poco sotto la media mobile a 200 giorni, posizionata oggi intorno a $1,1675. Tuttavia, i segnali contrastanti dal Medio Oriente — con il proseguimento degli attacchi nella regione — hanno riportato la moneta unica sotto quota $1,16 nella sessione europea. Il supporto iniziale si individua in area $1,1565, con un livello successivo vicino al minimo di lunedì a $1,1505.

Yen giapponese: il dollaro punta a JPY 159

La shooting star ribassista registrata lunedì sul cambio USD/JPY non ha trovato conferma nelle vendite successive. Dopo un minimo a JPY 157,30 martedì, il dollaro ha recuperato sopra JPY 158 nella tarda sessione e ha esteso i guadagni oltre JPY 158,50 in Europa. Il massimo di lunedì a circa JPY 158,90 rappresenta il livello più alto dal 23 gennaio, quando il cambio toccò quasi JPY 159,25 prima dell’intervento verbale delle autorità statunitensi.

Sterlina in difficoltà sotto $1,3420

La sterlina britannica era tornata ieri in area $1,3480, il livello pre-conflitto, ma ha chiuso vicino ai minimi di sessione sotto $1,3420 a causa del recupero del dollaro. Oggi si è avvicinata ulteriormente a $1,3400. Opzioni per circa 710 milioni di sterline con strike tra $1,3410 e $1,3420 scadono nella giornata odierna. Il supporto più vicino si colloca nell’area $1,3360-$1,3380.

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Dollaro canadese in fase di consolidamento

Il dollaro canadese continua a muoversi in un range ristretto, confinato tra CAD 1,3555 e CAD 1,3585. La serie di inside day che si sta formando viene tipicamente interpretata come un pattern di continuazione, e gli indicatori di momentum giornaliero puntano verso il basso. Il minimo del mese scorso per il biglietto verde si posiziona intorno a CAD 1,3500, mentre il minimo annuale, registrato a fine gennaio, è più vicino a CAD 1,3480.

Dollaro australiano ai massimi pluriennali

Il dollaro australiano ha toccato un nuovo massimo dal giugno 2022 a circa $0,7185, sostenuto dalla crescente speculazione su un rialzo dei tassi da parte della Reserve Bank of Australia la prossima settimana. Un numero crescente di banche d’investimento si aspetta ora l’intervento restrittivo. L’obiettivo tecnico successivo si colloca in area $0,7200, con un target ulteriore a $0,7240.

Valute emergenti: peso cileno protagonista, yuan in rafforzamento

America Latina in evidenza

Il peso cileno ha guidato il rally delle valute emergenti con un rialzo di quasi il 2,7%, seguito dal sol peruviano e dal peso colombiano (circa +1,8%). Il peso messicano ha registrato un guadagno più contenuto dello 0,25%. Dopo un’inversione da sopra MXN 18,00 lunedì, il dollaro è sceso fino a MXN 17,45 prima di recuperare parzialmente. Oggi consolida in un range compreso tra MXN 17,5270 e MXN 17,6565.

Yuan cinese: Pechino accelera l’apprezzamento

La People’s Bank of China (PBOC) ha fissato il tasso di riferimento del dollaro a un nuovo minimo pluriennale: CNY 6,8917, il livello più basso dall’aprile 2023, in calo di quasi lo 0,10% rispetto alla sessione precedente. Mercoledì scorso il fixing era stato fissato a CNY 6,9124. In un periodo di elevata incertezza e volatilità, Pechino appare determinata a proseguire la strategia di apprezzamento graduale dello yuan. Il dollaro offshore scambia nella parte bassa del range di ieri, con supporto in area CNH 6,84-6,85.

Mercati azionari e obbligazionari: divergenza tra Asia ed Europa

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Ad eccezione di Hong Kong e India, la maggior parte dei principali mercati azionari dell’Asia-Pacifico ha chiuso in rialzo. Spicca il rally del Taiex di Taiwan, salito di circa il 4,4% — la migliore performance in 11 mesi — trainato da TSMC, che ha riportato un incremento del 30% dei ricavi nei primi due mesi dell’anno. In Europa, invece, lo Stoxx 600 cede oltre l’1% e i futures sugli indici statunitensi sono leggermente negativi. I rendimenti dei titoli di Stato decennali europei sono balzati di 5-10 punti base, con un allargamento degli spread periferici. Almeno due funzionari della BCE sembrano aver ventilato la possibilità di un rialzo dei tassi: il mercato degli swap sconta ora una probabilità superiore al 60% di un intervento restrittivo entro la fine del secondo trimestre. Il rendimento del Treasury USA a 10 anni è salito di poco più di un punto base, portandosi a circa il 4,17%.

Oro e argento

L’oro scambia tranquillamente nella parte alta del range di ieri, oscillando in un intervallo di circa 25 dollari su entrambi i lati di quota $5.200. L’argento perde poco più di un dollaro, attestandosi intorno a $87 e testando i minimi della sessione precedente.

Dati macro in primo piano: CPI USA e prezzi alla produzione giapponesi

Inflazione USA di febbraio: un punto di riferimento pre-shock

La guerra in Medio Oriente non rende irrilevante il dato odierno sull’indice dei prezzi al consumo (CPI) statunitense. Al contrario, il report illustrerà il quadro inflazionistico americano prima che lo shock geopolitico colpisse. Le attese per il CPI di febbraio indicano un aumento dello 0,3% su base mensile, con un tasso annuo stabile al 2,4%. Tuttavia, dopo l’incremento dello 0,2% registrato a gennaio, il ritmo annualizzato nei primi due mesi dell’anno si attesterebbe al 6%. Inoltre, lo scorso marzo il CPI era rimasto invariato su base mensile — la prima volta dalla fine del 2022 — il che segnala il rischio di un aumento della misura anno su anno. Il tasso core è atteso in crescita dello 0,2% (dopo lo 0,3% di gennaio), con il dato annuale stabile al 2,5%. Nel corso della sessione verrà pubblicato anche il deficit di bilancio USA di febbraio. Nei primi quattro mesi dell’anno fiscale, il disavanzo ammontava a circa 697 miliardi di dollari, in calo rispetto agli 840 miliardi dello stesso periodo dell’anno fiscale precedente. Questo dato include tuttavia le entrate tariffarie che verranno rimborsate con gli interessi.

Giappone: calo inatteso dei prezzi alla produzione

Il Giappone ha riportato un calo inatteso dello 0,1% dei prezzi alla produzione di febbraio, contro le attese di un aumento dello 0,2%. Il tasso anno su anno è sceso al 2,0% dal 2,3% precedente. I prezzi alla produzione avevano raggiunto il picco l’anno scorso tra febbraio e marzo al 4,3%. Il mercato degli swap prezza attualmente una probabilità di circa il 60% di un rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan ad aprile, in calo rispetto al quasi 70% stimato prima dell’inizio del conflitto in Medio Oriente. Complessivamente, il mercato sconta circa 48 punti base di inasprimento per l’anno in corso, rispetto ai 44 punti base di fine febbraio.

Prospettive e fattori chiave da monitorare

L’evoluzione del conflitto in Medio Oriente resta il principale driver dei mercati nel breve termine. La decisione del G7 sulla proposta dell’IEA di rilascio coordinato delle riserve strategiche potrebbe avere un impatto significativo sui prezzi del petrolio e, di conseguenza, sulle aspettative inflazionistiche globali. Parallelamente, i dati sull’inflazione USA forniranno indicazioni cruciali sulla traiettoria della politica monetaria della Federal Reserve, in un contesto in cui lo shock energetico rischia di complicare ulteriormente il percorso verso la stabilità dei prezzi. Gli operatori dovranno prestare particolare attenzione anche alle prossime decisioni della RBA, della BOJ e della BCE, tutte potenzialmente orientate verso un inasprimento monetario nelle prossime settimane.