Il petrolio sale nonostante il rilascio record di riserve strategiche dell’IEA

I prezzi del petrolio hanno registrato un significativo rialzo nella giornata di mercoledì, con il mercato impegnato a valutare le implicazioni di una decisione senza precedenti da parte dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA): il rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche di emergenza dei Paesi membri, il più grande nella storia dell’organizzazione. Il Brent, benchmark globale del greggio, ha guadagnato il 3,4% portandosi a 90,77 dollari al barile, dopo aver toccato un massimo intraday vicino ai 93 dollari. Il WTI (West Texas Intermediate), riferimento per il mercato statunitense, è salito del 2,8% a 86,01 dollari, con un picco sfiorato a 89 dollari.

Lo Stretto di Hormuz al centro della crisi geopolitica

A innescare la fiammata dei prezzi è stata l’escalation delle tensioni nello Stretto di Hormuz, uno dei colli di bottiglia più critici per il commercio globale di energia, attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio mondiale. Diversi attacchi a navi commerciali al largo delle coste iraniane hanno provocato una grave interruzione del traffico marittimo, sia di petroliere che di cargo.

Attacchi navali e scontri militari

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Durante la notte, è stato confermato che le forze americane hanno affondato diverse imbarcazioni iraniane, tra cui 16 posamine, nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz. Nella mattinata di mercoledì, l’autorità britannica per la sicurezza marittima (UKMTO) ha segnalato che tre navi cargo al largo dell’Iran sono state colpite da proiettili, una delle quali proprio nello Stretto. A complicare ulteriormente il quadro, le autorità di Dubai hanno riferito che due droni sono caduti nelle vicinanze dell’aeroporto internazionale della città, causando il ferimento di quattro persone e la temporanea chiusura dello spazio aereo.

La risposta dell’IEA: un rilascio di riserve senza precedenti

Per contenere l’impatto della crisi sui mercati energetici, i Paesi membri dell’IEA hanno concordato il rilascio coordinato di 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve di emergenza. Si tratta della più grande operazione di questo tipo mai realizzata dall’organizzazione. Fatih Birol, direttore esecutivo dell’IEA, ha dichiarato: “Le sfide che il mercato petrolifero sta affrontando sono di portata senza precedenti, per questo sono molto soddisfatto che i Paesi membri abbiano risposto con un’azione collettiva di emergenza altrettanto straordinaria. I mercati petroliferi sono globali, quindi anche la risposta alle grandi interruzioni deve essere globale. La sicurezza energetica è il mandato fondante dell’IEA, e sono lieto che i membri stiano dimostrando forte solidarietà nell’agire insieme in modo deciso.”

Il caso della falsa notizia sulla scorta navale USA

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Nella giornata di martedì, i prezzi del greggio avevano subito un brusco calo dopo che un post pubblicato sull’account social del Segretario all’Energia statunitense Chris Wright aveva erroneamente annunciato che la Marina americana aveva scortato una petroliera attraverso lo Stretto di Hormuz. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha successivamente smentito la notizia, precisando che la Marina USA “non ha scortato alcuna petroliera o nave in questo momento”. L’episodio ha evidenziato quanto i mercati energetici siano sensibili a ogni singola informazione proveniente dall’area di crisi.

Scenari di prezzo: il rischio di un petrolio sopra i 100 dollari

Gli analisti concordano sul fatto che la variabile chiave per l’andamento dei prezzi sia la durata del conflitto e la riapertura sicura dello Stretto di Hormuz. Sasha Foss, analista dei mercati energetici presso Marex, ha spiegato a CNBC: “Il fattore critico resta la durata della guerra. Il rilascio delle riserve dell’IEA ci fa guadagnare qualche giorno, ma in realtà tutto dipende dalla riapertura dello Stretto di Hormuz. Questo conflitto deve concludersi entro la fine della settimana, altrimenti vedremo i prezzi del petrolio tornare a superare i 100 dollari.”

Proiezioni a medio termine

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Anche in uno scenario di de-escalation, il ritorno ai livelli di prezzo precedenti appare improbabile. Paul Gooden, responsabile delle risorse naturali globali presso Ninety One, ha avvertito: “Se le tensioni si allentano nelle prossime settimane, i prezzi del petrolio potrebbero ritirarsi, ma anche in quello scenario è improbabile un ritorno nella fascia 60-70 dollari vista all’inizio di quest’anno.” Lo scenario peggiore, secondo Gooden, prevede conseguenze ben più gravi: “Se l’interruzione dura più a lungo, le conseguenze diventano molto più significative. I prezzi del petrolio potrebbero schizzare ulteriormente, potenzialmente sopra i 120 dollari o anche oltre, fino a quando i prezzi elevati non inizieranno a frenare la domanda.”

Cosa significa per i mercati e gli investitori

La crisi nello Stretto di Hormuz rappresenta un rischio sistemico per l’intera economia globale. Un’interruzione prolungata dei flussi petroliferi attraverso questo passaggio strategico avrebbe ripercussioni a catena su inflazione, costi di trasporto, margini industriali e politiche monetarie delle banche centrali. Per gli investitori, il contesto attuale suggerisce di monitorare con estrema attenzione: L’evoluzione del conflitto USA-Iran e le eventuali trattative diplomatiche; l’efficacia del rilascio delle riserve IEA nel contenere la volatilità dei prezzi; l’impatto sui titoli del settore energetico e sulle valute dei Paesi esportatori di petrolio; le possibili ricadute sulle decisioni di politica monetaria della Fed e della BCE, qualora l’aumento dei prezzi energetici alimentasse nuove pressioni inflazionistiche nel corso del 2026.