I mercati scommettono sulla fine del conflitto con l’Iran
I mercati finanziari globali hanno reagito con cauto ottimismo ai segnali lanciati dal Presidente Trump circa una possibile conclusione imminente del conflitto con l’Iran. Tuttavia, la realtà sul campo racconta una storia più complessa: lo Stretto di Hormuz resta in gran parte bloccato e diversi Paesi europei hanno incrementato il proprio impegno militare a difesa degli Emirati Arabi Uniti, dispiegando ulteriori risorse belliche nella regione. In un contesto di guerra, le dichiarazioni pubbliche fanno parte della strategia stessa del conflitto. Nonostante ciò, gli investitori sembrano voler credere a una de-escalation, anche se l’entusiasmo iniziale della giornata precedente appare già in fase di esaurimento. I mercati si trovano ora in una fase di attesa, alla ricerca di sviluppi concreti o chiarimenti ufficiali.
Dollaro misto contro le valute G10
Il biglietto verde si muove in un range ristretto contro le principali valute del G10, con dinamiche differenziate su ciascun cross valutario.
EUR/USD: recupero deciso dai minimi
L’euro ha recuperato terreno da un minimo a quattro giorni toccato lunedì nella sessione Asia-Pacifico, poco sotto quota $1,1510. La moneta unica ha raggiunto massimi di sessione vicini a $1,1640 in risposta alle dichiarazioni di Trump sulla possibile fine del conflitto. Per la prima volta nel mese corrente, l’euro ha superato il massimo della sessione precedente, registrando una candela rialzista di tipo “outside up day” — ovvero scambiando su entrambi i lati del range di venerdì e chiudendo sopra il massimo. L’acquisto successivo ha spinto la coppia fino a quasi $1,1665, anche se il momentum si è poi attenuato. Da segnalare la scadenza di opzioni per quasi un miliardo di euro a $1,1650 e un ulteriore blocco da 875 milioni di euro a $1,1600.
USD/JPY: inversione ribassista dopo il picco
Il dollaro si era avvicinato a JPY 159 durante il picco del petrolio nella sessione asiatica, per poi invertire bruscamente al ribasso dopo le dichiarazioni presidenziali, scendendo fino a circa JPY 157,65. Si è formata una candela ribassista di tipo “shooting star”, segnale tecnico di potenziale inversione. Nonostante la revisione al rialzo del PIL giapponese del Q4 2025 e il calo dei prezzi petroliferi, le vendite sul dollaro sono rimaste contenute, con un minimo poco sotto JPY 157,30. Il supporto iniziale si colloca intorno a JPY 156,50.
GBP/USD: sterlina in ripresa verso area di resistenza
La sterlina ha recuperato con decisione da un minimo a quattro giorni appena sotto $1,3285, spingendosi fino a quasi $1,3450 dopo i commenti di Trump. I guadagni si sono estesi fino a $1,3485, avvicinandosi a una fascia di resistenza chiave nell’area $1,3490-$1,3510.
USD/CAD e la politica canadese
Il dollaro statunitense è inizialmente sceso fino a circa CAD 1,3525, quasi un minimo a quattro settimane, per poi recuperare in sessione nordamericana verso CAD 1,3610. La coppia scambia oggi all’interno del range della giornata precedente, con resistenza iniziale a CAD 1,3615 e successivamente a CAD 1,3630-40. Sul fronte politico canadese, il Primo Ministro Carney ha indetto elezioni suppletive per tre seggi vacanti alla Camera dei Comuni il 13 aprile. Se il Partito Liberale dovesse conquistare tutti e tre i seggi, otterrebbe una maggioranza di un solo seggio.
Dollaro australiano e neozelandese: segnali rialzisti ma limitati
Sia il dollaro australiano che quello neozelandese hanno registrato candele rialziste di tipo “outside up day”. Tuttavia, gli acquisti successivi sono rimasti contenuti, con entrambe le valute ancora all’interno dei range stabiliti martedì scorso: l’Aussie tra $0,6945 e $0,7125, il Kiwi tra $0,5835 e $0,5955. Il dollaro australiano ha toccato circa $0,7100, livello dove scadono opzioni per quasi A$350 milioni.
Valute emergenti: peso messicano e yuan offshore in primo piano
Peso messicano: volatilità estrema
Il clima iniziale di avversione al rischio ha spinto il peso messicano — spesso utilizzato come proxy per le valute emergenti meno liquide — a un minimo a due mesi. Il dollaro ha superato quota MXN 18,00 per la prima volta dal 9 gennaio. Con l’inversione generalizzata del biglietto verde, la coppia è scesa fino a circa MXN 17,5980, chiudendo sotto il minimo pre-weekend (MXN 17,6375) con una candela ribassista “outside down day”. Le vendite successive hanno portato il dollaro poco sotto MXN 17,5150. Una rottura di MXN 17,50 potrebbe innescare un movimento verso l’area MXN 17,34-17,37.
Yuan offshore: la PBOC invia un segnale forte
Contro lo yuan offshore, il dollaro si è inizialmente avvicinato a un massimo a quattro giorni vicino a CNH 6,9340, per poi essere venduto fino a nuovi minimi di sessione nel pomeriggio nordamericano, raggiungendo quasi CNH 6,8850. Anche in questo caso si è registrata una candela “outside down day”. Il biglietto verde è sceso ulteriormente fino a circa CNH 6,8720, sfiorando il minimo di martedì scorso. Un dato particolarmente significativo: la PBOC ha fissato il riferimento giornaliero del dollaro a un nuovo minimo pluriennale di CNY 6,8982 (rispetto a CNY 6,9158 del giorno precedente), un aggiustamento dello 0,25% che rappresenta la variazione più ampia in oltre un anno. Questo segnale indica chiaramente la volontà di Pechino di guidare un apprezzamento controllato dello yuan. Secondo alcune fonti, navi cinesi cariche di petrolio iraniano stanno attraversando lo Stretto di Hormuz senza essere disturbate, un dettaglio geopolitico di notevole rilevanza.
Rupia indiana: tregua grazie al calo del petrolio
Il ribasso dei prezzi petroliferi ha concesso una tregua alla rupia indiana. Dopo aver toccato minimi storici nella giornata precedente, la valuta ha recuperato terreno nonostante le vendite nette di azioni e obbligazioni indiane da parte degli investitori stranieri. Il dollaro è sceso da poco sopra INR 92,19 fino a circa INR 91,7425, chiudendo vicino a INR 91,8050.
Equity globale in ripresa, rendimenti obbligazionari in calo
Mercati azionari: rally generalizzato
Le borse globali hanno registrato un rally significativo dopo il recupero drammatico di Wall Street e il calo dei prezzi petroliferi. Il Kospi sudcoreano ha guidato la regione Asia-Pacifico con un balzo del 5,35%, mentre la maggior parte dei mercati asiatici ha chiuso con guadagni superiori all’1%. In Europa, lo Stoxx 600 ha interrotto una serie negativa di tre sedute con un rialzo del 2,1% nelle contrattazioni mattutine. I futures sugli indici statunitensi segnalano aperture in rialzo dello 0,25%-0,35%.
Obbligazioni: rendimenti in discesa
I rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni sono in calo sia nella regione Asia-Pacifico che in Europa. Il rendimento del JGB decennale giapponese è sceso di un punto base al 2,16%, mentre quello australiano ha perso nove punti base. In Europa, i rendimenti sono generalmente in discesa, con i premi al rischio della periferia in restringimento rispetto ai Bund tedeschi, che restano sostanzialmente invariati. Il rendimento del Gilt britannico decennale è sceso di oltre sei punti base al 4,58%. In controtendenza, il rendimento del Treasury decennale statunitense è salito di un paio di punti base, attestandosi vicino al 4,12%.
Materie prime: oro stabile, petrolio in forte calo
L’oro si mantiene solido vicino ai massimi della giornata precedente, restando però sotto la soglia dei $5.200. L’argento ha superato il massimo precedente (~$87) raggiungendo $90 prima di consolidare. Il WTI di aprile ha toccato un picco vicino a $119,50 nella giornata precedente, per poi chiudere intorno a $94,75. Nella sessione odierna è sceso fino a circa $84,45, recuperando poi verso $88,50 nella mattinata europea. Il calo del petrolio rappresenta un elemento cruciale per l’intero quadro macroeconomico, alleviando le pressioni inflazionistiche e sostenendo il sentiment degli investitori.
Dati macroeconomici: cosa monitorare
Stati Uniti: mercato immobiliare sotto pressione
La debolezza delle vendite di case in attesa e la perdita di posti di lavoro nel settore dei colletti bianchi segnalano sfide persistenti per il mercato immobiliare statunitense. Dopo un calo dell’8,4% a gennaio — il più marcato da febbraio 2022 — le vendite di nuove abitazioni dovrebbero aver registrato un ulteriore rallentamento a febbraio. La mediana delle previsioni del sondaggio Bloomberg indica un ritmo annualizzato destagionalizzato di 3,88 milioni di unità, che rappresenterebbe il livello più basso dalla fine del 2023.
Germania e Francia: bilancia commerciale in miglioramento
La Germania ha riportato un surplus commerciale di 21,2 miliardi di euro a gennaio, in netto aumento rispetto ai 15,9 miliardi di gennaio 2025. Il surplus mensile medio nel 2025 si è attestato a 16,9 miliardi di euro, rispetto ai 20,4 miliardi del 2024. La Francia ha registrato un deficit commerciale di 1,8 miliardi di euro, in significativo miglioramento rispetto al deficit di 6,2 miliardi di gennaio 2025. Il deficit mensile medio dello scorso anno è stato di circa 5,8 miliardi di euro, in calo rispetto ai 6,6 miliardi mensili del 2024.
Giappone: PIL rivisto al rialzo, ma consumi deboli
L’economia giapponese sembrava avviata su un percorso solido a inizio anno, prima che il conflitto in Medio Oriente complicasse il quadro. I salari reali sono risultati in crescita, ma la spesa reale delle famiglie ha deluso con un calo dell’1,0% su base annua. Sul fronte positivo, il PIL del Q4 2025 è stato rivisto significativamente al rialzo, passando dallo 0,2% all’1,3% annualizzato, trainato principalmente da migliori investimenti in conto capitale (capex), con un contributo marginale anche dalla revisione al rialzo dei consumi.
Cina: surplus commerciale record e ribilanciamento degli scambi
I dati commerciali cinesi di febbraio hanno evidenziato numeri impressionanti: le esportazioni sono cresciute del 39,6% su base annua, mentre le importazioni sono aumentate del 13,8%. Il surplus commerciale di febbraio si è attestato a $90,98 miliardi, rispetto ai $31,2 miliardi dello stesso mese del 2025. Un dato strutturalmente rilevante: la quota degli Stati Uniti nelle esportazioni cinesi è scesa a un nuovo minimo del 10,2% nel periodo gennaio-febbraio, in calo rispetto all’11,1% dello stesso periodo del 2025. Questo trend conferma il progressivo ribilanciamento commerciale della Cina verso mercati alternativi, una dinamica accelerata dalle tensioni geopolitiche e dalle politiche tariffarie statunitensi.
Prospettive per gli investitori
Il quadro attuale presenta un equilibrio fragile tra speranza e incertezza. I mercati stanno prezzando uno scenario di de-escalation nel conflitto con l’Iran, ma la realtà operativa nello Stretto di Hormuz e l’escalation militare europea suggeriscono che la situazione resta fluida. Gli investitori dovrebbero mantenere un approccio prudente, monitorando attentamente tre variabili chiave: l’evoluzione del conflitto mediorientale, la traiettoria dei prezzi petroliferi e le decisioni delle banche centrali in un contesto di rinnovate pressioni inflazionistiche legate all’energia.

