Trump minimizza l’impatto economico del conflitto con l’Iran
Durante una riunione di gabinetto, il presidente Donald Trump ha dichiarato che né il rialzo del prezzo del petrolio né il calo dei mercati azionari registrati nel corso del conflitto con l’Iran si sono rivelati così gravi come inizialmente temuto. Il presidente ha espresso fiducia nell’andamento delle operazioni militari e ha assicurato che i danni economici saranno temporanei. Rivolgendosi direttamente al Segretario al Tesoro Scott Bessent, Trump ha affermato: «I prezzi del petrolio non sono saliti quanto pensavo, Scott, ad essere onesto. Torneranno ai livelli precedenti, probabilmente anche più in basso.»
Petrolio e mercati azionari sotto pressione
Il mercato del petrolio
I mercati finanziari hanno mostrato un’elevata volatilità, reagendo con sensibilità a ogni segnale geopolitico legato all’intensità o all’evoluzione del conflitto. Il greggio statunitense (WTI) ha sfiorato i 100 dollari al barile nelle fasi più acute della crisi, per poi ridiscendere dopo le dichiarazioni di Trump sulla rapida conclusione delle ostilità. Nonostante il parziale rientro, i prezzi del petrolio hanno registrato un incremento complessivo superiore al 40% dall’inizio del conflitto, trascinando al rialzo il prezzo della benzina di oltre un dollaro al gallone. Un dato che pesa concretamente sulle famiglie americane e alimenta pressioni inflazionistiche sull’intera economia.
L’andamento di Wall Street
Sul fronte azionario, l’S&P 500 ha ceduto il 4,8% nel mese di marzo e si trova attualmente a circa il 6,5% al di sotto dei massimi storici toccati all’inizio del 2026. I principali indici erano in territorio negativo anche nel momento in cui Trump prendeva la parola, mentre il petrolio segnava un ulteriore rialzo di oltre il 4% nella stessa seduta.
Le contraddizioni politiche di Trump sui dati economici
Questi due indicatori — prezzi della benzina e performance degli indici azionari — rappresentano da sempre parametri chiave attraverso cui Trump misura il proprio successo economico. Lo stesso presidente aveva duramente criticato l’ex presidente Joe Biden quando i prezzi del carburante erano saliti durante il suo mandato. Allo stesso modo, Trump aveva più volte sottolineato con orgoglio il superamento della soglia dei 50.000 punti del Dow Jones Industrial Average a inizio febbraio 2026. «Le mie previsioni si sono rivelate corrette», ha dichiarato Trump, ribadendo la propria fiducia nella gestione della crisi.
Il rischio recessione preoccupa gli economisti
Nonostante l’ottimismo presidenziale, il quadro delineato dagli economisti di Wall Street è ben più cauto. Nelle ultime settimane, diversi istituti finanziari hanno alzato significativamente la probabilità di una recessione nei prossimi 12 mesi. Il consenso tra gli analisti è che, qualora il conflitto non si concludesse in tempi brevi, la combinazione di inflazione elevata e shock energetici potrebbe innescare una contrazione dell’economia americana. Il canale di trasmissione è chiaro: prezzi del petrolio più alti aumentano i costi di produzione e trasporto, erodono il potere d’acquisto dei consumatori e comprimono i margini aziendali, creando le condizioni per un rallentamento strutturale.
La pressione diplomatica sull’Iran
Sul piano diplomatico, nelle stesse ore Trump ha pubblicato un messaggio sui social media in cui avvertiva i negoziatori iraniani di «farsi seri, prima che sia troppo tardi». Un segnale che, pur nella retorica muscolare tipica del presidente, lascia aperta la porta a una soluzione negoziale, la cui eventuale concretizzazione potrebbe rappresentare il principale catalizzatore per una stabilizzazione dei mercati energetici e finanziari.

