Le recessioni sono imprevedibili: la tesi dell’ex economista di Trump
L’economia americana ha dimostrato una resilienza sorprendente negli ultimi anni, sfidando le previsioni di chi annunciava un’inevitabile contrazione dopo quasi sei anni di espansione ininterrotta dalla crisi pandemica. Ma quando arriverà la prossima recessione? Secondo Tyler Goodspeed, ex presidente facente funzioni del Consiglio dei Consulenti Economici della Casa Bianca durante la prima amministrazione Trump, la risposta è semplice: nessuno può saperlo con certezza. Goodspeed ha appena pubblicato il libro “Recession: The Real Reasons Economies Shrink and What to Do About It”, un’opera destinata a mettere in discussione le certezze di molti analisti e previsori professionisti. Oggi ricopre il ruolo di chief economist presso ExxonMobil.
Perché le recessioni non si possono prevedere
«Le recessioni sono fondamentalmente imprevedibili», afferma Goodspeed. Il motivo è strutturale: le recessioni nascono da shock economici che, per loro natura, non possono essere anticipati né neutralizzati in anticipo. Strumenti come la curva dei rendimenti vengono comunemente utilizzati per segnalare l’arrivo di una recessione, ma quando si analizza la loro efficacia storica, emergono numerosi falsi positivi e falsi negativi. Goodspeed stesso ammette di consultarla ancora, pur non considerandola uno strumento affidabile — un po’ come chi non crede all’astrologia ma dà comunque un’occhiata all’oroscopo.
I veri motori delle recessioni: gli shock economici
Shock aggregati e shock settoriali
Goodspeed distingue due grandi categorie di shock capaci di innescare una recessione:
- Shock aggregati: eventi che colpiscono tutti i settori dell’economia contemporaneamente, come una pandemia.
- Shock settoriali: eventi che colpiscono uno o due settori specifici, ma con effetti a cascata sull’intera economia grazie alle loro forti interconnessioni.
Il ruolo centrale dell’energia
Analizzando tre secoli e mezzo di storia economica, Goodspeed individua nell’energia uno dei settori più ricorrenti nell’origine delle recessioni. La ragione è intuitiva: l’energia è un input produttivo trasversale, e nel breve-medio termine — 12 o 24 mesi — è estremamente difficile trovare sostituti per carburanti, riscaldamento e materie prime derivate dal petrolio.
Esempi storici sorprendenti
La storia offre casi emblematici che vanno ben oltre le crisi energetiche più note:
- La recessione del 1960 fu in parte causata da un grande sciopero dell’acciaio nel 1959, che generò carenze di scorte con effetti a valle su numerosi settori.
- La recessione del 1927 fu alimentata dalla decisione della Ford Motor Company di fermare la produzione per mesi, durante il passaggio dal Modello T al Modello A, combinata con uno sciopero del carbone e un’infestazione di insetti nelle piantagioni di cotone delle Carolinas.
Il 2008: non solo mutui, anche energia
Uno degli aspetti più sorprendenti del libro riguarda la crisi finanziaria del 2008-2009. La narrativa dominante attribuisce quella recessione al collasso del mercato immobiliare e dei mutui subprime. Ma Goodspeed porta dati che ribaltano parzialmente questa lettura. Nel giugno 2008, il prezzo del petrolio Brent sfiorò i 150 dollari al barile — il livello più alto dal 1945, superiore persino ai picchi del 1973 durante l’embargo arabo, del 1979 dopo la rivoluzione iraniana e del 1990 durante la prima Guerra del Golfo. In quel contesto, la famiglia americana media si trovava a spendere circa 2.000 dollari in più all’anno in energia, beni e servizi rispetto a pochi anni prima. Contemporaneamente, i pagamenti dei mutui a tasso variabile si stavano resettando verso l’alto, aggiungendo circa 800 dollari annui di oneri aggiuntivi per interessi. La domanda che Goodspeed pone è provocatoria: era uno shock energetico o uno shock sui mutui? La risposta è: entrambi.
Lo Stato può fermare una recessione?
I limiti della politica economica
Nonostante decenni di interventi pubblici sempre più sofisticati, la durata e la profondità delle recessioni sono rimaste statisticamente costanti nel tempo, senza differenze significative tra il periodo pre e post 1945. Questo suggerisce che lo Stato non abbia la capacità di eliminare le recessioni. Tuttavia, Goodspeed è chiaro su un punto: politiche fiscali e monetarie restrittive durante una recessione possono aggravare significativamente la situazione. Gli esempi più evidenti sono la Grande Depressione negli Stati Uniti e la recessione britannica degli anni ’40 dell’Ottocento, che coincise con la Grande Carestia irlandese. Il principio guida dovrebbe essere: prima di tutto, non fare danni.
Il ruolo degli ammortizzatori sociali
Anche se le economie tendono a riprendersi nel complesso, non tutti gli individui e le famiglie recuperano allo stesso modo. Per questo motivo, Goodspeed sostiene l’importanza di misure di sostegno mirate — anche più generose rispetto ai normali sussidi di disoccupazione — indirizzate a chi ne ha realmente bisogno durante le fasi di contrazione.
La tendenza di lungo periodo: espansioni sempre più durature
Al di là delle preoccupazioni congiunturali, Goodspeed offre una prospettiva incoraggiante: nel lungo periodo, le espansioni economiche tendono a diventare sempre più lunghe. Le economie moderne stanno migliorando la loro capacità di assorbire gli shock che in passato avrebbero inevitabilmente generato una recessione. Questo non significa che le recessioni appartengano al passato — non è mai esistita un’espansione economica immortale — ma che la storia economica mostra una progressiva capacità di adattamento e resilienza. Qualunque cosa accada nei prossimi mesi, questa tendenza strutturale rimane solida.

