Il cessate il fuoco USA-Iran fa crollare il petrolio: cosa succede ora alla benzina

Dopo l’accordo di cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran, i prezzi del petrolio hanno subito un brusco ribasso, aprendo la strada a un possibile, seppur graduale, calo dei prezzi alla pompa. Gli analisti del settore energetico invitano tuttavia alla cautela: il percorso verso una normalizzazione dei prezzi è ancora lungo e irto di incognite geopolitiche.

Il crollo del petrolio dopo l’accordo di tregua

Con la riapertura potenziale dello Stretto di Hormuz — arteria vitale per il trasporto globale di petrolio — i mercati hanno reagito immediatamente. Il West Texas Intermediate (WTI), il greggio di riferimento americano, è sceso intorno ai 95 dollari al barile, rispetto ai quasi 113 dollari registrati il giorno precedente. Anche il Brent, il benchmark internazionale, ha perso terreno, passando da 109 a circa 95 dollari. Un calo significativo, ma che gli esperti considerano solo un primo segnale, non ancora una tendenza consolidata.

Quanto scenderà la benzina? Le previsioni degli analisti

Un sollievo moderato nel breve termine

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Andy Lipow, presidente di Lipow Oil Associates con sede a Houston, stima che i consumatori potrebbero iniziare a vedere qualche beneficio già nel fine settimana successivo all’accordo. «Mi aspetto un calo tra i 10 e i 20 centesimi per gallone nelle prossime due settimane», ha dichiarato, aggiungendo però una condizione fondamentale: «Tutto questo dipende dal fatto che il cessate il fuoco regga e che non si torni in guerra con l’Iran». A livello nazionale negli Stati Uniti, il prezzo medio della benzina si attestava a 4,16 dollari al gallone, secondo i dati di GasBuddy. Prima dell’inizio del conflitto con l’Iran, il 28 febbraio, la media era appena sotto i 3 dollari. Per contestualizzare: nel giugno 2022, a causa dell’invasione russa dell’Ucraina e dell’aumento della domanda post-pandemia, il prezzo aveva toccato il picco storico di 5,01 dollari al gallone.

Il ritorno alla normalità richiederà mesi

Secondo Patrick De Haan, responsabile dell’analisi petrolifera di GasBuddy, anche in uno scenario ottimistico — con lo Stretto di Hormuz pienamente operativo — potrebbero volerci diversi mesi prima che i prezzi tornino ai livelli pre-conflitto. «L’offerta ha bisogno di tempo per riorganizzarsi», ha spiegato, sottolineando che il percorso di normalizzazione sarà inevitabilmente lento. Lipow va ancora oltre: «Il mercato petrolifero non tornerà ai livelli pre-conflitto perché incorporerà stabilmente un premio di rischio geopolitico più elevato per il Medio Oriente». Il ragionamento è semplice ma potente: se l’Iran è riuscito a bloccare lo Stretto di Hormuz una volta, i mercati sconteranno la possibilità che possa farlo di nuovo.

I fattori stagionali che frenano il calo dei prezzi

Oltre alle tensioni geopolitiche, esistono dinamiche stagionali che complicano ulteriormente il quadro e che esercitano una pressione al rialzo sui prezzi della benzina proprio in questo periodo dell’anno.

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La benzina estiva: più costosa da produrre

Le stazioni di servizio stanno effettuando il consueto passaggio alla miscela estiva di benzina, obbligatoria per legge nei mesi caldi. Come spiega De Haan: «L’EPA impone una miscela a bassa volatilità nei mesi caldi per ridurre le emissioni, ma questa è più complessa e costosa da produrre per le raffinerie». Il risultato è un aumento strutturale dei costi di produzione proprio quando la domanda cresce per i viaggi primaverili ed estivi.

La manutenzione stagionale delle raffinerie

A complicare ulteriormente l’offerta, molte raffinerie stanno concludendo i loro cicli di manutenzione stagionale, un processo che riduce temporaneamente la capacità produttiva e limita la disponibilità di carburante sul mercato.

Scenari futuri: tra speranza e rischio

Il quadro complessivo che emerge è quello di un calo lento e condizionato dei prezzi alla pompa. La combinazione di incertezza geopolitica nel Golfo Persico, domanda stagionale in aumento e costi di produzione più elevati rende improbabile un ritorno rapido ai livelli precedenti al conflitto. Lo scenario peggiore rimane sul tavolo: se il cessate il fuoco dovesse saltare e le ostilità riprendere, «i prezzi schizzerebbero nuovamente verso l’alto», avverte Lipow. Un rischio che i mercati stanno già prezzando, mantenendo un livello di volatilità elevato sul greggio. Per i consumatori, il messaggio degli analisti è chiaro: qualche sollievo è atteso nel breve periodo, ma la strada verso prezzi normalizzati è ancora lunga e dipenderà in larga misura dall’evoluzione della situazione diplomatica e militare in Medio Oriente.