Le speranze legate a un possibile cessate il fuoco in Medio Oriente hanno riacceso l’interesse degli investitori verso gli asset rischiosi nelle ultime sessioni. I mercati azionari hanno registrato un rally generalizzato, mentre il petrolio ha subito un forte ribasso: il WTI di maggio e il Brent di giugno sono scesi di quasi l’11,5%. Il dollaro ha ceduto terreno nei confronti di tutte le valute del G10, con le valute australiana, neozelandese e scandinave che si sono dimostrate le più reattive al miglioramento del sentiment di rischio. Il JP Morgan Emerging Market Currency Index ha guadagnato oltre il 2%, registrando la migliore settimana da marzo 2018.
I negoziati proseguono nel fine settimana, e gli operatori di mercato nutrono la speranza che possano portare a una cessazione più duratura delle ostilità. Il percorso rimane però complesso, ostacolato dalla mancanza di fiducia reciproca e dall’estensione del conflitto al fronte libanese. Nel frattempo, si profilano altri due potenziali punti di svolta: i colloqui tra Russia e Ucraina mostrano segnali incoraggianti, e in Ungheria i sondaggi indicano che il premier Viktor Orbán — al potere da 16 anni — potrebbe perdere le elezioni del 12 aprile.
Dollaro USA: il cessate il fuoco ridisegna le aspettative
Dinamiche di mercato
Il dollaro aveva guadagnato terreno durante l’escalation del conflitto mediorientale, per poi essere venduto massicciamente all’annuncio del cessate il fuoco. Il mercato dei derivati considera ora la Federal Reserve come la banca centrale più accomodante tra le principali: la probabilità di un taglio dei tassi nel 2026 è salita a circa il 33%, rispetto a un periodo in cui si scontava addirittura una lieve possibilità di rialzo.
Dati macro in arrivo
La settimana si presenta ricca di dati ad alta frequenza per gli Stati Uniti. Tuttavia, in questo contesto, i report più attesi saranno l’Empire State Manufacturing Survey e il sondaggio della Fed di Philadelphia, utili per valutare in tempo reale l’impatto del conflitto sull’economia reale. Anche il Beige Book della Fed fornirà indicazioni qualitative preziose, sebbene nessuno si aspetti variazioni di politica monetaria nella prossima riunione del FOMC.
Analisi tecnica del Dollar Index
Il Dollar Index ha aperto un gap ribassista nella parte centrale della scorsa settimana, tra circa 99,18 e 99,51, un livello tecnicamente rilevante. Il supporto è stato trovato in prossimità della media mobile a 200 giorni, intorno a 98,50. Gli indicatori di momentum hanno invertito la direzione al ribasso, e la media mobile a 5 giorni è scesa sotto quella a 20 giorni per la prima volta dal 18 febbraio. Il prossimo obiettivo ribassista si colloca in area 97,50.
Euro: basi solide per una ripresa
Contesto fondamentale
L’euro aveva toccato i minimi a metà marzo, ma il rialzo sembrava bloccato fino all’annuncio del cessate il fuoco. Le aspettative sui rialzi dei tassi BCE per il 2026 sono state ridimensionate: da almeno tre interventi si è passati a due, con circa il 40% di probabilità per un terzo. Il differenziale di rendimento a 2 anni tra USA e Germania era intorno a 138 punti base prima del conflitto, è crollato a circa 108 bp nel momento di massima tensione, per poi risalire a quasi 130 bp dopo l’annuncio del cessate il fuoco e chiudere la settimana intorno a 123 bp.
Dati dell’Eurozona
Con diversi Paesi membri che hanno già pubblicato i dati nazionali sulla produzione industriale di febbraio (Germania +0,5%, Francia -0,7%, Spagna +0,2%), il dato aggregato dell’Eurozona non dovrebbe riservare sorprese. Le previsioni di consenso Bloomberg indicano una crescita dello 0,3% nel primo e secondo trimestre del 2026, una stima che appare leggermente ottimistica. Le proiezioni della BCE prevedono una crescita dello 0,9% per l’anno in corso, con un surplus delle partite correnti pari all’1,7% del PIL e un deficit di bilancio al 3,4% del PIL.
Livelli tecnici chiave
L’euro sembra aver costruito una base solida nella seconda metà di marzo. La media mobile a 5 giorni è sopra quella a 20 giorni e gli indicatori di momentum supportano ulteriori guadagni nel breve termine. La resistenza immediata si trova in area 1,1745-1,1750, con un potenziale obiettivo verso 1,1825, il massimo dell’ultimo giorno di febbraio. Un’eventuale svolta nei negoziati Russia-Ucraina e una sconfitta di Orbán in Ungheria rappresenterebbero catalizzatori positivi per la moneta unica.
Yuan cinese: Pechino sostiene l’apprezzamento
Politica valutaria della PBOC
La Banca Popolare Cinese continua a favorire l’apprezzamento dello yuan. La scorsa settimana, la PBOC ha fissato il tasso di riferimento del dollaro al livello più basso degli ultimi tre anni, con una riduzione settimanale di circa lo 0,30%, il calo settimanale più marcato degli ultimi due mesi.
Dati macro cinesi in arrivo
Entro la fine della settimana saranno pubblicati i dati sul PIL del primo trimestre 2026 e i principali indicatori macro di marzo, tra cui commercio estero, vendite al dettaglio, produzione industriale, investimenti e prezzi delle abitazioni. Il consensus Bloomberg prevede una crescita leggermente superiore rispetto al quarto trimestre del 2025 (1,2%).
Scenario tecnico
Il dollaro ha chiuso venerdì al livello più basso rispetto allo yuan offshore da marzo 2023. Una rottura di CNH 6,8200 potrebbe aprire la strada verso CNH 6,80, con un potenziale obiettivo verso i minimi del 2023, leggermente sotto CNH 6,70. Le autorità cinesi sembrano favorire un apprezzamento graduale, con un range accettabile stimato tra CNY 6,60 e CNY 6,70.
Yen giapponese: correlazione con i rendimenti USA ancora elevata
Dinamiche di mercato
La correlazione a 30 giorni tra le variazioni del cambio dollaro-yen e il rendimento decennale USA rimane sopra 0,60, il livello più alto da settembre scorso. La correlazione con il Dollar Index si attesta intorno a 0,75. Il mercato ha testato il livello di JPY 160 all’inizio della settimana, per poi ritracciare verso JPY 158,00 dopo l’annuncio del cessate il fuoco.
Dati e politica monetaria
Dopo il balzo del 4,3% mensile della produzione industriale giapponese a gennaio — il maggiore da giugno 2022 — febbraio ha mostrato un rallentamento di circa la metà. Un dato preoccupante rimane la debolezza degli ordini di macchinari del settore privato (capex), scesi del 5,5% a gennaio. Il report di febbraio è atteso per il 15 aprile. La Bank of Japan appare orientata verso un ulteriore rialzo dei tassi, ma la debolezza degli investimenti privati rappresenta un fattore di rischio da monitorare.
Livelli tecnici
Gli indicatori di momentum giornalieri sono in calo e la media mobile a 5 giorni minaccia di scendere sotto quella a 20 giorni per la prima volta dal 20 febbraio. Una rottura convincente di JPY 157,50 segnalerebbe la formazione di un massimo significativo.
Sterlina britannica: inversamente correlata al dollaro
Contesto fondamentale
La sterlina continua a muoversi in direzione opposta al Dollar Index, con una correlazione inversa a 30 giorni di quasi -0,87, ai livelli più estremi dal quarto trimestre del 2025. La correlazione con il rendimento a 2 anni USA è intorno a -0,35, mentre quella con l’S&P 500 si avvicina a 0,57, nella parte alta del range dal 2022.
Dati UK e prospettive BOE
A fine settimana il Regno Unito pubblicherà il PIL di febbraio. A gennaio il dato aveva sorpreso negativamente con una crescita piatta (consensus: +0,2%). Un ulteriore deludente potrebbe innescare vendite di sterlina e una revisione delle aspettative sulla Bank of England. La BOE prevede una crescita dello 0,9% per il 2026, mentre l’Office for Budget Responsibility stima l’1,1%, entrambe stime che potrebbero rivelarsi ottimistiche.
Analisi tecnica
La sterlina ha chiuso venerdì ai massimi dall’inizio del conflitto, senza però superare i massimi intraday di marzo in area 1,3480-1,3485. Gli indicatori di momentum sono costruttivi. Sopra i massimi di marzo si trova l’area 1,3515, corrispondente al 50% del ritracciamento dai massimi di quattro anni toccati il 27 gennaio (circa 1,3670). Da notare che la banda superiore di Bollinger si trova leggermente sotto 1,3500.
Dollaro canadese: sensibile al sentiment globale
Dinamiche di mercato
La correlazione a 30 giorni tra le variazioni del cambio USD/CAD e il Dollar Index si attesta intorno a 0,65, nella parte alta del range dell’anno precedente. La correlazione con l’S&P 500 è circa -0,28, mentre quella con i rendimenti a 2 anni USA è vicina ai massimi da ottobre scorso.
Dati in arrivo
I dati sulle transazioni internazionali del Canada meritano attenzione: dopo una prima metà del 2025 debole, la domanda estera di azioni e obbligazioni canadesi è ripresa nella seconda metà dell’anno, con i flussi di gennaio più che doppi rispetto alla media del quarto trimestre 2025. Sul fronte commerciale, il deficit commerciale di gennaio-febbraio di quasi C$ 10 miliardi è tra i più elevati mai registrati, con una media mobile a 12 mesi di C$ 3,675 miliardi — un record storico.
Scenario tecnico
Nonostante un deludente report sull’occupazione — con perdita di posti a tempo pieno per il secondo mese consecutivo — il dollaro canadese ha raggiunto i massimi delle ultime due settimane e mezza. Il greenback è sceso sotto CAD 1,38, al di sotto delle medie mobili a 20 e 200 giorni convergenti intorno a CAD 1,3820. Il prossimo obiettivo ribassista per il dollaro USA si trova in area CAD 1,3750, poi CAD 1,37.
Dollaro australiano: momentum in ripresa
Contesto fondamentale
Le variazioni del dollaro australiano e del Dollar Index mostrano la correlazione inversa più marcata degli ultimi sei mesi (circa -0,78). La correlazione con l’S&P 500 è intorno a 0,64, in calo dal picco di 0,73 del mese scorso. La correlazione con l’oro, dopo aver raggiunto 0,80 a febbraio, è scesa a quasi 0,30 a marzo per poi risalire verso 0,50.
Mercato del lavoro e RBA
A fine settimana l’Australia pubblicherà i dati sull’occupazione di marzo. A febbraio l’aumento di quasi 49.000 occupati era stato trainato esclusivamente da posizioni part-time, con una perdita di 30.500 posti a tempo pieno. Il tasso di disoccupazione è al 4,3%. La Reserve Bank of Australia si riunisce il 5 maggio: il mercato dei futures sconta circa il 65% di probabilità di un rialzo. Tre rialzi consecutivi sembrano tuttavia un’ipotesi aggressiva, considerato il contesto di incertezza geopolitica ancora elevato.
Livelli tecnici
Il dollaro australiano si avvicina all’area 0,7100, livello che non superava dal 19 marzo. Il massimo recente di 0,7185 del 13 marzo rappresenta il livello più alto dalla metà del 2022. Gli indicatori di momentum sono risaliti da condizioni di ipervenduto, con la media mobile a 5 giorni che ha superato quella a 20 giorni. La resistenza immediata si trova in area 0,7125.
Peso messicano: la migliore settimana da settembre 2024
Dinamiche di mercato
Il peso messicano è fortemente sensibile alla direzione generale del dollaro: la correlazione a 30 giorni tra USD/MXN e il Dollar Index è sopra 0,75, ai massimi da ottobre scorso. La correlazione inversa con l’S&P 500 è di quasi -0,80, la più estrema da luglio 2020, confermando l’elevata sensibilità del peso al sentiment di rischio globale.
Dati sui salari
Questa settimana saranno pubblicati i dati sui salari nominali di marzo in Messico. La media mobile a sei mesi degli aumenti salariali si attestava leggermente sopra il 6,35% a febbraio, il livello più basso dal primo trimestre del 2022, confermando una tendenza al ribasso delle pressioni salariali.
Analisi tecnica
Il peso messicano si è apprezzato di circa il 3,3% contro il dollaro la scorsa settimana, la migliore performance settimanale da settembre 2024. Il dollaro aveva chiuso intorno a MXN 17,2270 alla vigilia del conflitto mediorientale, per poi toccare un picco di MXN 18,1645 a fine marzo. A fine settimana il cambio ha testato l’area MXN 17,25, il livello più basso dal 2 marzo. Gli indicatori di momentum sono in calo e il greenback ha chiuso per tre sessioni consecutive al di sotto della banda inferiore di Bollinger (circa MXN 17,36), segnalando un movimento rapido che potrebbe richiedere una pausa tecnica prima di ulteriori sviluppi.


