Il manifatturiero USA accelera: PMI ISM a 55,5% in ottobre 2026

Il settore manifatturiero statunitense ha chiuso ottobre 2026 con un ISM Manufacturing PMI al 55,5%, in rialzo di 1 punto percentuale rispetto al 54,5% di settembre. Si tratta del decimo mese consecutivo di espansione, dopo la lunga fase di contrazione che aveva caratterizzato il comparto nei dieci mesi precedenti.

Il report, diffuso il 2 novembre 2026 da Tempe (Arizona), è stato curato da Susan Spence, MBA, presidente del Manufacturing Business Survey Committee dell’Institute for Supply Management (ISM). I dati, raccolti tra i responsabili acquisti e supply chain delle principali aziende industriali americane, confermano una dinamica di crescita che si estende ora anche all’economia nel suo complesso: un PMI stabilmente sopra la soglia del 47,5% segnala infatti un’espansione del PIL, giunta al 24° mese consecutivo.

Cosa significa per i mercati

Secondo le stime ISM, la lettura di ottobre è coerente con una crescita del PIL reale del 2,7% su base annualizzata. Per gli operatori sul forex e sull’obbligazionario, un dato di questa intensità rafforza lo scenario di un’economia statunitense resiliente, con implicazioni dirette sulle aspettative di politica monetaria della Federal Reserve e, di riflesso, sul posizionamento del dollaro rispetto a euro, yen e valute emergenti. Un manifatturiero in accelerazione, abbinato a un indice dei prezzi ancora elevato, tende a ridurre lo spazio per tagli aggressivi dei tassi.

Le componenti del PMI: quattro sottoindici su cinque in accelerazione

Dei cinque sottoindici che compongono il PMI manifatturiero, quattro hanno accelerato rispetto a settembre (Nuovi Ordini, Produzione, Consegne dei Fornitori e Scorte), mentre l’occupazione ha rallentato leggermente.

Nuovi ordini: domanda ancora solida

L’indice dei Nuovi Ordini si è attestato al 55,5%, in crescita di 0,2 punti rispetto al 55,3% di settembre, con dieci mesi consecutivi in territorio espansivo. Quattro dei sei maggiori comparti industriali – Macchinari, Prodotti Informatici ed Elettronici, Mezzi di Trasporto e Prodotti Chimici – hanno segnalato un aumento degli ordinativi. Il rapporto tra commenti positivi e negativi sulla domanda è salito a 1,8 contro 1.

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Produzione ai massimi da novembre 2021

Il dato più significativo arriva dall’indice di Produzione, balzato al 59% dal 56,7% di settembre (+2,3 punti). Si tratta del livello più alto dal novembre 2021, quando l’indice toccò il 60,5%. L’espansione dura ormai da dodici mesi consecutivi e il sentiment dei panelist è migliorato, con due commenti positivi per ogni commento negativo.

Occupazione in crescita, ma più lentamente

L’indice Employment si è fermato al 52,4%, in calo di 0,3 punti dal 52,7% di settembre. Resta comunque in espansione per il quarto mese consecutivo. Il rapporto tra assunzioni e riduzioni di organico nei commenti raccolti è stato di 1,8 a 1. Otto delle diciotto industrie monitorate hanno aumentato la forza lavoro, mentre cinque l’hanno ridotta.

Scorte di nuovo in espansione

L’indice delle Scorte è risalito al 51,4% dal 48,6% di settembre, con un guadagno di 2,8 punti che lo riporta in territorio espansivo dopo la contrazione del mese precedente. L’indice delle Scorte dei Clienti resta al 41,6%, invariato e per il 25° mese consecutivo in zona “troppo basse”: una condizione storicamente considerata favorevole alla produzione futura, perché implica una necessità di riapprovvigionamento.

Consegne dei fornitori: tempi ancora lunghi

L’indice Supplier Deliveries si è portato al 59,1% (+0,1 punti), segnalando un rallentamento delle consegne per l’undicesimo mese di fila. Va ricordato che questo è l’unico indice ISM con lettura invertita: valori sopra 50 indicano consegne più lente, fenomeno tipico nelle fasi di rafforzamento della domanda.

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Prezzi: pressione inflattiva in attenuazione, ma su livelli critici

L’indice dei Prezzi è sceso al 75,2% dal 77,9% di settembre, con una flessione di 2,7 punti. Nonostante il miglioramento, il dato segnala il 25° mese consecutivo di aumento dei prezzi delle materie prime. La quota di intervistati che riferisce rincari è scesa al 53,1% dal 58,6% di settembre.

Secondo Spence, tre fattori continuano a sostenere la pressione sui costi:

  • Aumenti dei prezzi di acciaio e alluminio, che si propagano lungo l’intera catena del valore;
  • Dazi doganali applicati a numerosi beni importati;
  • Rincaro dei prodotti petroliferi legato al conflitto in Medio Oriente.

Ben sedici settori su diciotto hanno riferito costi delle materie prime in aumento, mentre nessun comparto ha segnalato riduzioni. Un indice dei prezzi stabilmente sopra il 52,8% è storicamente coerente con un aumento del Producer Price Index per i materiali intermedi rilevato dal Bureau of Labor Statistics: un segnale che gli operatori attenti all’inflazione dovrebbero monitorare con attenzione.

Commercio estero: export e import in miglioramento

L’indice dei Nuovi Ordini all’Esportazione è salito al 51,2% (dal 50,9%), confermando quattro mesi consecutivi di espansione, seppur marginale. Solo due settori – Prodotti Chimici e Mezzi di Trasporto – hanno registrato una crescita degli ordini esteri, mentre nove hanno riportato una flessione.

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L’indice Imports è avanzato al 52,9% dal 51% di settembre, con un progresso di 1,9 punti e nove mesi consecutivi di crescita.

Portafoglio ordini e quadro settoriale

Il Backlog of Orders (portafoglio ordini inevaso) si è attestato al 54,6%, in calo di 1,8 punti dal 56,4% di settembre, pur restando in espansione per il decimo mese.

I settori in crescita

Dodici comparti manifatturieri hanno registrato crescita in ottobre, in ordine di intensità: Plastica e Gomma; Apparecchiature Elettriche, Elettrodomestici e Componenti; Macchinari; Prodotti Informatici ed Elettronici; Tessile; Metalli Primari; Mezzi di Trasporto; Prodotti in Metallo; Mobili e Affini; Prodotti Chimici; Manifattura Varia; Alimentari, Bevande e Tabacco.

I settori in contrazione

Tre industrie hanno segnalato una flessione: Stampa e Attività di Supporto; Prodotti Cartacei; Minerali Non Metalliferi.

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Da notare che cinque dei sei maggiori comparti manifatturieri (Macchinari, Prodotti Informatici ed Elettronici, Mezzi di Trasporto, Prodotti Chimici, Alimentari-Bevande-Tabacco) sono risultati in espansione. Tuttavia, il 6% del PIL manifatturiero si trovava in contrazione a ottobre, contro il 2% di settembre, e la stessa quota del 6% era in contrazione forte (PMI composito pari o inferiore a 45%): un indicatore di debolezza da tenere d’occhio nei prossimi mesi.

Il sentiment degli operatori peggiora per il terzo mese

Nonostante i numeri in miglioramento, il clima di fiducia tra i responsabili acquisti si è deteriorato per il terzo mese consecutivo: il 34% dei commenti è risultato positivo e il 66% negativo, un rapporto di 1 a 2.

Tra i fattori di preoccupazione citati:

  • Volatilità dei prezzi: menzionata nel 62% dei commenti negativi;
  • Allungamento dei tempi di consegna: 41%;
  • Dazi: 25%;
  • Conflitto con l’Iran: 21%.

Le voci dal campo

Prodotti Chimici: «”Negativo, inflazione, in rosso” sono le tre espressioni che meglio descrivono il nostro sourcing strategico per il 2026. Di norma assumiamo un’inflazione del 2-3% annuo e riusciamo a contenere i costi sotto il 2%. Quest’anno i costi sono saliti di oltre il 6%. Su 39 voci monitorate, solo nove sono in calo, 24 in aumento e sei stabili. La politica economica statunitense rende impossibile prendere decisioni di lungo periodo solide».

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Macchinari: «La crescita esplosiva nei semiconduttori e nella spesa pubblica per la difesa ci ha colti impreparati. I tempi di consegna e i prezzi stanno aumentando, con ritardi che ricordano l’era Covid: quattro settimane sono diventate 50; un articolo da 2.000 dollari sei mesi fa oggi ne costa 4.000».

Manifattura Varia: «Qualsiasi commodity consumata da AI e data center è sotto pressione, sia per disponibilità che per prezzo. Nel pianificare il budget del prossimo anno è preoccupante sommare l’impatto annualizzato di dazi residui, rincari legati all’intelligenza artificiale e aumenti su commodity influenzate dalla geopolitica».

Mezzi di Trasporto: «I clienti restano in modalità attendista. Si parla timidamente di acquisti nel 2027, ma senza volumi superiori alla norma. Tipicamente vediamo un rimbalzo nel quarto trimestre per l’utilizzo dei budget residui: quest’anno quel rimbalzo non c’è».

Metalli Primari: «Carenze di materiali diffuse. Carburante ancora caro. Incertezza costante. I dazi canadesi continuano a pesare negativamente sull’acciaio».

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Materie prime: quali salgono e quali scarseggiano

Commodity in rialzo

Alluminio (35 mesi consecutivi), Rame (16), Imballaggi in cartone ondulato (7), Gasolio (3), Componenti elettronici (10), Energia, Trasporti merci (8), Carburanti (8), Componenti di memoria (8), Metanolo, Prodotti petroliferi (7), Prodotti cartacei, Circuiti stampati (4), Resine (9), Semiconduttori (5), Acciaio (12), Acciaio laminato a caldo (10), Acciaio inox (9), Prodotti siderurgici (11) e Tungsteno.

Commodity in ribasso

Alluminio (segnalato sia in rialzo sia in ribasso) e Resina di polipropilene.

Materiali in carenza di offerta

Prodotti in alluminio (2), Rame (4), Componenti elettrici (16), Componenti elettronici (20), Circuiti integrati, Memorie (10), Circuiti stampati (4) e Acciaio (4).

Il PMI manifatturiero negli ultimi dodici mesi

Mese PMI Mese PMI
Ott 2026 55,5 Apr 2026 52,7
Set 2026 54,5 Mar 2026 52,7
Ago 2026 54,6 Feb 2026 52,4
Lug 2026 55,6 Gen 2026 52,6
Giu 2026 53,3 Dic 2025 47,9
Mag 2026 54,0 Nov 2025 48,0
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Media 12 mesi: 52,8 – Massimo: 55,6 – Minimo: 47,9

Quadro sintetico degli indici – Ottobre 2026

Indice Ott Set Variazione Direzione Mesi consecutivi
Manufacturing PMI 55,5 54,5 +1,0 Espansione 10
Nuovi Ordini 55,5 55,3 +0,2 Espansione 10
Produzione 59,0 56,7 +2,3 Espansione 12
Occupazione 52,4 52,7 -0,3 Espansione 4
Consegne Fornitori 59,1 59,0 +0,1 Rallentamento 11
Scorte 51,4 48,6 +2,8 Espansione 1
Scorte Clienti 41,6 41,6 0,0 Troppo basse 25
Prezzi 75,2 77,9 -2,7 In aumento 25
Portafoglio Ordini 54,6 56,4 -1,8 Espansione 10
Nuovi Ordini Export 51,2 50,9 +0,3 Espansione 4
Importazioni 52,9 51,0 +1,9 Espansione 9

Politiche di acquisto e tempi di impegno

I tempi medi di impegno contrattuale offrono un’indicazione utile sulla visibilità delle imprese:

  • Investimenti in beni capitali: 175 giorni (-1 rispetto a settembre);
  • Materiali di produzione: 87 giorni (+3);
  • Forniture MRO (manutenzione, riparazione e operatività): 46 giorni (-3).

L’allungamento dei tempi sui materiali di produzione riflette le tensioni nelle catene di fornitura già evidenziate dall’indice Supplier Deliveries.

Come leggere il dato ISM

Il PMI manifatturiero ISM è un indice composito costruito su cinque sottoindici con pari peso: Nuovi Ordini, Produzione, Occupazione, Consegne dei Fornitori e Scorte. I dati provengono da un sondaggio mensile condotto tra i responsabili acquisti di tutto il territorio statunitense, ponderati in base al contributo di ciascun settore al PIL.

Soglie di riferimento da tenere presenti:

  • Sopra 50%: il manifatturiero è in espansione;
  • Sopra 47,5%: l’economia nel suo complesso è in crescita;
  • Nuovi Ordini sopra 51,9%: coerente con un aumento degli ordinativi rilevati dal Census Bureau;
  • Produzione sopra 52%: coerente con un aumento della produzione industriale della Fed;
  • Occupazione sopra 50,3%: coerente con un aumento dell’occupazione manifatturiera secondo il BLS.

È importante non confondere questo report nazionale con le numerose rilevazioni regionali sugli acquisti: i dati regionali non concorrono al calcolo dell’indice nazionale.

Prossimo appuntamento

Il prossimo ISM Manufacturing PMI Report, relativo ai dati di novembre 2026, sarà pubblicato martedì 1° dicembre 2026 alle 10:00 ET (16:00 ora italiana). Si tratta di uno degli appuntamenti macroeconomici più seguiti dagli operatori sui mercati valutari e azionari, con potenziale impatto immediato sulla volatilità delle coppie in dollari.