La Curva dei Futures sul Brent Prima e Dopo il Conflitto: Un’Analisi Approfondita

Il prezzo del greggio Brent ha registrato un’impennata significativa nel corso del conflitto in Medio Oriente, passando da una chiusura di 70,75 dollari al barile il 26 febbraio a 112,19 dollari al barile il 20 marzo. Questo movimento straordinario ha trasformato radicalmente la struttura della curva dei futures, sollevando interrogativi fondamentali su cosa stia realmente scontando il mercato e per quanto tempo si prevede che la disruption si prolunghi.

Dalla Backwardation Moderata alla Backwardation Strutturale

Lo Scenario Pre-Conflitto

Prima dello scoppio del conflitto, la curva dei futures sul Brent presentava caratteristiche ben precise. Secondo Janiv Shah, Vice President Commodity Markets – Oil di Rystad Energy, la curva mostrava una backwardation contenuta tra il primo e il terzo mese, con la concreta possibilità di un passaggio in contango a causa dell’eccesso di offerta atteso sul mercato globale. La parte più lontana della curva, intorno al 2028, era già in contango, segnalando aspettative di abbondante disponibilità di greggio nel medio-lungo termine. Alan Gelder, SVP Refining, Chemicals & Oil Markets di Wood Mackenzie, descrive la situazione di un mese fa come una curva “ragionevolmente piatta”, con una backwardation modesta nei mesi immediatamente successivi — nell’ordine di 2-3 dollari al barile — e poi un profilo sostanzialmente orizzontale.

La Trasformazione Post-Conflitto

Il quadro attuale è radicalmente diverso. Shah sottolinea come la curva mostri ora una forte backwardation estesa fino oltre il 2033, riflettendo la difficoltà di reperire barili fisici in tutte le aree geografiche, con il mercato che si trova a competere per l’approvvigionamento immediato di greggio. Gelder evidenzia che la backwardation nei prossimi mesi è balzata a circa 20 dollari al barile, per poi ridursi progressivamente fino a convergere con i livelli pre-conflitto oltre i cinque anni. Questo profilo indica chiaramente che il mercato fisico è in condizione di scarsità di offerta a breve termine, con i raffinatori in competizione per le forniture immediate.

Cosa Rivela la Nuova Struttura della Curva

Segnali di Breve Termine

Emily Ashford, Head of Energy Research di Standard Chartered Bank, parla di una “trasformazione straordinaria” della curva forward. Tre mesi fa il sentiment dominante era ribassista, con narrazioni di eccesso di offerta e squilibri significativi tra domanda e offerta. La curva rifletteva questo pessimismo con un profilo piatto o in contango, con la parte lunga ancorata intorno ai 68 dollari al barile. Oggi la situazione è capovolta: la backwardation si estende lungo tutta la curva, con i contratti front-month in backwardation molto accentuata e la parte lunga ancorata intorno ai 70 dollari al barile. Secondo Ashford, la ripida backwardation che si estende per circa sei mesi indica che il mercato sta prezzando una scarsità di offerta nel breve periodo.

Cosa Suggerisce la Parte Lunga della Curva

Un elemento chiave dell’analisi di Ashford riguarda i contratti a scadenza più lontana: finché questi non mostrano un rialzo significativo, il mercato non sta scontando disruption prolungate. “Quando la curva inizia a salire nei contratti a lungo termine, è allora che possiamo assumere che il mercato si aspetti interruzioni più durature”, afferma l’analista. Per ora, l’attività e i movimenti di prezzo si concentrano sui primi 3-4 contratti.

Incentivi all’Inventario e Comportamento dei Produttori

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Gelder sottolinea un effetto pratico importante: con una backwardation così accentuata, i detentori di scorte commerciali sono incentivati a liberare tutto l’inventario disponibile, poiché vendere oggi è più conveniente che stoccare per il futuro. Questo meccanismo amplifica ulteriormente la pressione sul mercato fisico a breve termine. Sul fronte dei produttori, Gelder rileva che questi erano entrati nella crisi con tassi di copertura relativamente bassi, come indicato dai dati ICE Brent Commitment of Traders. Nelle settimane successive, le posizioni short nette dei produttori sono aumentate significativamente man mano che i prezzi diventavano più attraenti per operazioni di hedging. Questo fenomeno ha contribuito a limitare il rialzo dei prezzi sui futures a lungo termine.

La Prospettiva di Enverus: Prezzi e Struttura del Mercato

Al Salazar, Director di Enverus Intelligence Research (EIR), fornisce un dato concreto: prima del conflitto, la curva forward del Brent per il 2026 si collocava nella fascia dei 60 dollari al barile, mentre oggi si trova nella fascia degli 80 dollari. Oltre al livello assoluto dei prezzi, la backwardation è diventata molto più ripida, segnalando una carenza di barili nel breve termine e l’assenza di incentivi a stoccare petrolio in prospettiva futura. Guardando alla parte finale della curva, Salazar indica che i prezzi più elevati riflettono un potenziale rallentamento dei programmi di hedging e/o una minore fiducia nel fatto che i fondamentali torneranno alle condizioni pre-conflitto, a causa delle interruzioni nei flussi e dei bassi livelli di scorte.

Il Rischio di Mercato nell’Era della Volatilità Estrema

David Leevan, President di Zema Global, ha evidenziato come al CERAWeek 2026 (svoltosi a Houston dal 23 al 27 marzo) le discussioni abbiano messo in luce il divario crescente tra la disruption fisica e la velocità con cui i mercati riescono a prezzarla. La prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz ha sottratto al sistema una quota significativa dei flussi globali di petrolio e GNL, ma gli effetti completi si stanno ancora dispiegando, creando rischi rilevanti per tutti gli operatori di mercato. In questo contesto di incertezza e volatilità estrema, la capacità di mantenere una visione chiara del rischio, analizzare dinamicamente gli scenari emergenti e agire rapidamente rappresenta un vantaggio competitivo decisivo.