Il prezzo del petrolio è al centro di timori, nonostante un 2021 che si sta rivelando di gran lunga migliore delle attese. Permangono tuttavia incertezze, mentre stanno emergendo elementi in grado, per ora, di confondere le acque.

Ne parliamo in questo articolo, proponendo due scenari alternativi per questa seconda parte dell’anno.

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Una panoramica sul prezzo del petrolio

Le previsioni circa il 2021 elaborate sul finire dell’anno scorso non dipingono una situazione rosea. D’altronde, il mondo era ancora nel pieno della crisi economica e sanitaria, la luce in fondo al tunnel si scorgeva in lontananza, ma a una distanza siderale. Poi sono giunti i vaccini e quindi le prospettive sono migliorate. Anche al netto delle migliori speranze, però, ciò che è accaduto fin qui era stato previsto da pochi: un aumento del prezzo del petrolio come raramente se ne sono visti, men che meno in una situazione di prostrazione economica come quella attuale.

Sicché sia il Brent che il WTI si sono portati rapidamente sopra i 60 dollari al barile, inserendosi in un trend ascendente dall’apparenza stabile. All’inizio di maggio almeno il Brent sembrava poter raggiungere stabilmente quota 70, considerata come una soglia psicologica. Tuttavia, tale traguardo non è stato raggiunto.

L’incertezza sta proprio nel movimento di inizio maggio: si tratta di una battuta di arresto o di un ritracciamento estemporaneo?

Per scoprirlo, o almeno per azzardare previsioni, è bene analizzare gli elementi a supporto di un futuro trend rialzista e quelli a supporto di un futuro trend ribassista.

Perché aspettarsi un rialzo

I motivi per essere ottimisti non mancano, almeno per quanto riguarda il prezzo del petrolio. Essi, comunque, coincidono principalmente alle speranze di ripresa economica. Una speranza che ha più di qualche fondamento, e sicuramente ce l’ha oggi più di quanto non l’avesse sei mesi fa. La questione ruota, manco a dirlo, attorno all’epidemia di coronavirus. E’ ovvio: non si può pensare a una ripresa definitiva dell’economia senza una uscita dalla crisi sanitaria.

A stimolare l’ottimismo ci sono i recenti successi di alcuni piani vaccinali. Al netto delle notizie e delle ambiguità riguardanti gli effetti collaterali, i vaccini hanno dimostrato di funzionare in quei paesi in cui la campagna è andata a gonfie vele: Israele soprattutto, ma anche Regno Unito e – parzialmente – gli Stati Uniti. 

Da non trascurare anche il fattore stagionale: almeno in questo emisfero, alla stagione estiva corrisponde un calo dei contagio. La combinazione bella stagione – intensificazione della campagna vaccinale dovrebbe porre le basi per una uscita definitiva dalla crisi sanitaria e quindi per un percorso di ripresa economico più agevole.

A queste condizioni, è ovvio, la domanda di petrolio non potrà fare altro che crescere, e con essa anche il prezzo.

Perché aspettarsi un ribasso

Vi sono anche elementi negativi da prendere in considerazione. Elementi che suggeriscono un arresto del trend ascendente o, addirittura, un rischio di inversione.

In primo luogo, gli investitori potrebbero aver già scontato una situazione di là da venire. Una dinamica frequente e fisiologica, ma che certamente pone in essere la fine di trend ascendente e l’inizio, nella migliore delle ipotesi, di una fase laterale. Insomma, gli effetti della ripresa economia post-Covid, comunque timida per questo 2021, potrebbe non sortire effetti sul prezzo del petrolio in quanto li ha già sortiti in anticipo.

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Inoltre, le prospettive per l’economia potrebbero rivelarsi troppo ottimistiche. Che l’uscita dalla crisi sanitaria sia più lenta, o che addirittura debba essere rimandata al 2022, è una eventualità di cui bisogna tenere conto. 

Il motivo è semplice: forse si è cantata vittoria troppo presto. I vaccini hanno dimostrato di funzionare, è vero, ma da qui a pensare a un successo delle campagne almeno in Occidente ce ne vuole. Le incognite circa la produzione e la distribuzione, per la maggior parte, sono ancora sul tavolo.

E poi c’è il rischio varianti, che potrebbero emergere in altre forme e richiedere una seconda o terza tornata di vaccinazioni. In tal caso, si assisterebbe a un miglioramento della crisi sanitaria, ma non a una sua risoluzione.

In questo scenario, la domanda del petrolio sarebbe ancora a livelli troppo bassi per sostenere un aumento costante del prezzo. Senza contare lo “shock”, la doccia fredda che gli investitori percepirebbero una volta realizzato che le loro previsioni erano state troppo ottimistiche.

Quale 2021 per il petrolio

Dunque, la situazione rimane incerta. E’ impossibile prevedere con un margine di errore minimo cosa ne sarà del prezzo del petrolio. D’altronde, il fattore principale rimane la questione sanitaria, che è un “market mover” ingombrante e imprevedibile.

Di certo, il mondo economico e degli investimenti ha dimostrato una certa resilienza, e questo fa ben sperare a prescindere dallo scenario che si avvererà.