Quando si parla di investimenti, l’utente medio, ovvero chi si considera profano rispetto alle materie economiche, tende ad affidarsi (ciecamente, a volte) al consulente di turno, meglio se facente parte della banca di fiducia. In ogni caso, la tendenza è a non fare da sé. Una scelta saggia, se non si possiedono le giuste competenze. Ciò non toglie, però, che una infarinatura generale sia alla portata di tutti, e che questa possa essere utile, come minimo, per verificare la bontà delle proposte del consulente.

L’articolo che segue ha proprio questo scopo: offrire una panoramica dei principali investimenti, quelli che, in linea teorica, potrebbero essere proposti in fase di consulenza. Prima, però, un appunto riguardante la questione dell’MiFid 2.

MiFid 2: come cambia il mondo degli investimenti

Il MiFid 2 è il nuovo sistema di regole varato in sede comunitaria. Il suo scopo è proteggere gli investitori retail, e in particolar modo coloro che, da una posizione di svantaggio rispetto ai consulenti, si apprestano a investire i propri risparmi.

Il principio di base è ottimo e, se si eccettuano alcuni elementi, anche le regole. Per esempio, grazie all’MiFid 2 i consulenti non possono nemmeno proporre investimenti che non si confanno al profilo di rischio del cliente. Per inciso, tale profilo viene disegnato a partire da un questionario.

Ciò può causare qualche limitazione, in quanto la corrispondenza tra i profili e le categoria di investimento è piuttosto rigida e conservativa. Dunque, è alta la probabilità che il cliente possa “perdere” alcune soluzioni redditizie, se non è lui a proporle in prima persona. Infatti, è comunque fatta salva la libertà di investimento: tutti possono investire il loro denaro ovunque, purché, nel caso sopracitato, venga  firmata una liberatoria che sollevi il consulente dalle sue responsabilità.

Questa nuova dinamica pone in essere un bisogno: ovvero quello di conoscere tutte le forme di investimento possibile, anche da parte dei piccoli investitori retail.

Pro e contro dei principali investimenti

Di seguito, una lista dei principali investimento, e relative descrizioni circa vantaggi e svantaggi.

Titoli di Stato

I Titoli di Stato fanno parte dell’immaginario collettivo degli investimenti più sicuri. I piccoli risparmiatori italiani li hanno presi seriamente in considerazione, quasi come se fossero un elemento della tradizione. Questa percezione è stata (ingiustamente) scalfita negli ultimi anni, caratterizzati da una crisi del debito quasi senza precedenti.

Ma tant’è: ancora oggi, a certe condizioni, i Titoli di Stato rappresentano un ottimo investimento. La durata è in genere decennale, e in questo casa di parla di BTP, ma può essere caratterizzata anche da un orizzonte a medio termine.

Il loro pregio sta nella sicurezza. Checché ne dicano le cassandre della stabilità finanziaria, chi investe nel debito italiano corre un rischio estremamente basso. Ciò si riflette, però, sui rendimenti, che infatti sono bassi, nell’ordine del quarto di punto percentuale annuo.

Fortunatamente, non si corre il rischio di vedersi erodere l’interesse dalla tasse. Il regime fiscale, relativamente ai Titoli di Stato, è infatti molto conciliante. Siamo al 12,5%, ovvero meno della metà rispetto alle altre forme di investimento. Inoltre, e questi sono altri pregi indiscutibili: rilasciano cedole a cadenza semestrale e in alcuni casi sono indicizzati all’inflazione.

In linea di massima, si può concludere che i Titoli di Stato rappresentino la soluzione ideale per chi non ha grosse pretese in termini di investimenti ma vuole comunque stare in una botte di ferro.

Buoni Fruttiferi Postali

Il profilo di rischio-rendimenti dei Buoni Fruttiferi Postali è simile a quello dei Titoli di Stato. Anche le due storie hanno molto in comune. Anche i BFP, infatti, sono considerati dagli italiani come uno degli investimenti privilegiati, facenti parte di una tradizione consolidata. Il loro funzionamento è diverso: per esempio, hanno un rendimento crescente: più tardi vengono ritirati, maggiore è il rendimento. Anche perché hanno sì una durata stabilita, ma possono essere liquidati in ogni momento. Tuttavia, se lo si fa entro i primi anni, il rischio è di guadagnare zero o addirittura perdere parte del capitale. Ecco un recap dei pro e dei contro dei BFP.

Pro: sicurezza, possibilità di liquidazione anche prima della scadenza, redditività superiore ai Titoli di Stato (fino al 6-7% complessivo)

Contro: rendimento comunque basso, rendimento zero se si liquida il buono entro i primi anni.

I Buoni Fruttiferi Postali, affinché siano realmente “fruttiferi”, devono essere concepiti come un investimento a lunghissimo termine. Non a caso sono considerati la soluzione migliore per garantire il capitale a un figlio, un nipote etc. Dunque, se appartenete a questa categoria, prendete seriamente in considerazione i BFP.

Real Estate

Anche il Real Estate, ossia l’investimento immobiliare, fa parte dell’immaginario collettivo degli italiani. Vista da fuori, la tendenza ad acquistare abitazioni potrebbe sembrare un ossessione. Infatti, l’Italia vanta la percentuale più alta di cittadini proprietari almeno di una casa (80% circa). Tuttavia, c’è da chiedersi… E’ un investimento che rende? A certe condizioni sì, ma va specificato che la situazione è nettamente peggiorata negli ultimi anni, principalmente a causa del calo dei prezzi delle case e dell’aumento della tassazione a carico degli immobili. Ecco una lista di pro e contro.

Pro. A certe condizioni, investimento redditizio, ovvero se l’immobile acquistato ha “mercato”, quindi è situato in una zona ben servita, frequentata da studenti o lavoratori (che potrebbero prenderla in affitto).

Contro. Mercato in sofferenza, con conseguente calo dei prezzi; tassazione elevata; rischio idrogeologico.

E’ bene spendere qualche parola in più sul calo dei prezzi. In linea di massima, infatti, non dovrebbe essere considerato un svantaggio: d’altronde, i trend ribassisti rappresentano il momento giusto per comprare! Per l’immobiliare, però, potrebbe essere diverso. I prezzi delle case potrebbero continuare a scendere a lungo, e riprendersi troppo tardi o, in alcune zone, non riprendersi mai del tutto. Dunque, prima di considerare la casa come un investimento speculativo e non come un bisogno, pensateci più volte.

Polizze vita

Le polizza vita sono dei normali contratti assicurativi che però, da un certo punto di vista, possono essere considerati delle vere e proprie forme di investimento. Ovvero, sono in grado di generare un rendimento. Di base, funzionano come una qualsiasi polizza: viene corrisposto un premio, tale premio va ai benefici in caso si realizzi l’evento oggetto dell’assicurazione. In questo caso, la morte del titolare. Tuttavia, nel corso degli anni le polizze maturano interessi, che alla scadenza della polizza possono essere ritirati dal titolare (insieme al premio ovviamente). Un po’ come i BFP, possono essere ritirati in ogni momento, per quanto il rischio di rendimento zero, o addirittura negativo, sia più alto rispetto ai buoni postali.

Pro. Rendimenti discreti, maggiori rispetto ai BTP e ai BFP. Possibilità di liquidare l’investimento in modo anticipato. Designazione di beneficiari (utile in caso di decesso).

Contro. Rischio rendimento zero se liquidati entro i primi anni. Costi di gestione molto elevati.

Conti deposito

I conti depositi rappresentano una alternativa ai conti correnti. In un certo senso, ne rappresentano una versione più redditizia. Al costo di una riduzione dell’operatività, il rendimento è nettamente più alto. Si parla di un punto, un punto percentuale e mezzo annuo (nel migliore dei casi). L’operatività è più o meno ridotta a seconda del rendimento. Esistono infatti conti vincolati, che non possono essere “toccati” senza richiesta di liquidazioni; e conti liberi, che invece contemplano il prelievo classico. Il conto deposito è una soluzione sicura, adatta a chi vuole “parcheggiare”, con un minimo di rendimento, per un limitato lasso di tempo (le scadenza vanno dai 12 ai 36 mesi).

Pro: rendimento superiore ai conti correnti, possibilità di liquidare in fretta le somme o addirittura di prelevare normalmente, ottime garanzie di sicurezza.

Contro: rendimento basso rispetto agli investimenti speculativi, scadenze ravvicinate.

Fondi di investimento

I fondi di investimento rappresentano una delle soluzioni più frequentemente proposte dai consulenti. Sono realmente efficaci? Sì, ovviamente a certe condizioni e dipendentemente dal tipo di prodotto. L’argomento è infatti molto complesso in quanto esistono svariate tipologie di fondo di investimento. In linea di massima, siamo sempre nel campo del risparmio gestito. Dunque la banca raccoglie il capitale degli aderenti al fondo e lo investe secondo alcune linee guide ma anche con un certo margine di discrezione. Il rendimento è potenzialmente elevato, e determinato anche dall’entità del capitale che, essendo collettivo, raggiunge livelli molto alti.

Pro: ampia offerta (fondi meno rischiosi, più rischiosi), rendimento potenzialmente elevato

Contro: rischio da medio a elevato, elevati costi di gestione.

ETF

GlI ETF rappresentano soluzioni di investimento molto redditizie. Questo genere di prodotti replica indici e asset differenti, in una prospettiva di diversificazione che pur in un contesto di rendimento elevato assicura un certo grado di sicurezza. Hanno però un difetto: l’entry level è piuttosto elevato.

Pro. Rendimenti elevati, costi di gestione bassi (la replica passiva non richiede molto in questo senso), grado di sicurezza medio-elevato (grazie alla diversificazione)

Contro: rendimento molto variabile, entry level elevatissimo, costi occulti (ovvero spread).

Trading azionario

Il trading azionario, ossia la compravendita di titoli azionari, appartiene a tutti gli effetti alla categoria “investimento speculativo”. Tale attività può essere svolta presso la banca, che comunque eterodirige il cliente nella scelta dei titoli, in genere divisi in pacchetti, o “quasi” in forma privata, per mezzo di un broker (che può essere anch’esso bancario). Il trading azionario è considerato il trading per eccellenza, tuttavia non è detto che sia in ogni caso e in ogni situazione la scelta migliore.

Pro: rendimenti potenzialmente molto elevati, possibilità di diversificazione, canali informativi abbondanti e sempre aperti

Contro: estrema volatilità del mercato, complessità di fondo

Forex trading e simili

Il Forex Trading sta prendendo piede anche presso le persone comuni, i normali risparmiatori. E’ un’attività molto complicata, in primo luogo perché il mercato valutario, se possibile, è ancora più complesso e volatile dell’azionario. Secondariamente, per essere approcciato con qualche speranza di successo, richiede la frequentazione di un percorso di formazione lungo, completo, serrato. Dunque, non vi è niente di scontato nel Forex Trading, il quale – in presenza di intenzione non speculative – non dovrebbe quindi rappresentare la prima scelta.

Pro: potenzialmente molto redditizio, mercato con ottimi volumi d’affari, canali informativi abbondanti e aperti (è oggetto di analisi, paper, articoli di settore), costo bassi (se si fa riferimento al brokeraggio retail), entry level basso.

Contro: mercato estremamente volatile, dinamiche complesse, necessità di intraprendere un percorso di formazione ad hoc, stressante e a tratti pericoloso.

Dunque, il Forex Trading dovrebbe essere preso in considerazione solo da chi è ha studiato. La questione del capitale è controversa. Di base, l’entry level è basso. Tuttavia, per fare “carriera” è necessario partire con capitali nell’ordine di migliaia di euro.

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