Il Forex Trading è legato a doppio filo con le performance dell’economia reale. Spesso esse fanno fa riferimento ai trader, che così possono coltivare maggiori chances di intuire il reale movimento delle quotazioni. In altri casi, queste fungono da ostacolo per una serena attività di investimento e creano delle vere e proprie distorsioni. E’ il caso della trappola della liquidità, un fenomeno conosciuto e studiato da quasi un secolo ma che non smette di preoccupare i trader (oltre che gli economisti).

Ne parliamo in questo articolo, fornendo anche qualche consiglio di massima per uscirne a testa alta.

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Cos’è la trappola della liquidità

L’espressione trappola della liquidità non dice molto, se non che riguarda la trasmissione monetaria. In effetti, la trappola della liquidità può essere definita come una patologia cronica della trasmissione monetaria. In buona sostanza, quando questo fenomeno irrompe, gli attori economici non rispondono agli stimoli, all’aumento dell’offerta di moneta. 

Anziché utilizzare il denaro che le banche centrali immettono nel sistema economico, lo tesaurizzano e lo trasformano in risparmio. In questo modo, gli effetti delle politiche monetarie espansive, ovvero dell’aumento dell’offerta, scemano fino ad azzerarsi. Di conseguenza, i prezzi non si alzano e l’inflazione bassa rimane tale, o diminuisce ulteriormente.

Qual è la genesi, o per utilizzare un termine medico l’eziologia della trappola della liquidità? Essa giunge, in genere, a seguito di un “abuso” delle politiche monetarie espansive, ovvero quando sono in campo da molto tempo e con un grado di intensità elevato. Ovvero, quando i tassi sono molto bassi, vicino allo zero ed è attivo un corposo programma di Quantitative Easing.

Se queste politiche monetarie si rivelano meno efficaci, e l’inflazione tarda a salire, gli attori economici maturano il convincimento che i prezzi siano destinati a rimanere bassi, dunque non hanno alcun interesse a spendere il denaro in più. L’altra condizione necessaria affinché la trappola della liquidità scatti è la stagnazione – o peggio – la recessione economica. Altro motivo per cui gli attori economici semplicemente “non si muovono”, e risparmiano per proteggersi da un futuro fosco.

Uscire dalla trappola della liquidità è molto complicato. Anche perché le banche centrale hanno a disposizione degli strumenti tutto sommato limitati. I tassi non possono scendere al di sotto di un certo livello, ed è sempre bene non esagerare con il Quantitative Easing (per non provocare bolle speculative). D’altronde, alcuni esempi di trappola della liquidità ne dimostrano il lunghissimo ciclo vitale. Il Giappone, per esempio, è “intrappolato” da più di un decennio: le politiche monetarie sono perennemente espansive, eppure l’inflazione è ancorata sotto il target del 2%. 

I danni della trappola della liquidità

E’ evidente che l’uscita dalla trappola della liquidità non può essere monetaria. Il buon vecchio Keynes ha individuato a suo tempo una soluzione, che è – in gergo tecnico – fiscale e politica. E’ necessario agire sulla politica fiscale e sulla politica del lavoro, che deve essere improntata sugli investimenti pubblici. Solo con ingenti investimenti pubblici è possibile utilizzare quella liquidità “dormiente” e di fatti sprecata, e smuovere l’economia dal suo torpore, o per meglio dire dalla trappola che la costringe all’immobilità.

Anche perché la trappola della liquidità cagiona danni non solo a livello macro, ma anche a livello micro. Sono i danni della bassa inflazione, che a lungo andare contrae i salari e compromette il mercato del lavoro, con ulteriori e conseguenti danni per la produzione, il tessuto industriale etc.

La trappola della liquidità non danneggia solo l’economia ma anche gli investitori e, in particolare, il trader del Forex. Se l’inflazione è ferma, le chance che si “fermino” anche le quotazioni delle valute sono davvero significative. 

La trappola della liquidità, epigona dell’immobilismo, favorisce il raggiungimento di un equilibrio tra le valute. Ciò significa un numero minore di oscillazioni, e oscillazioni meno profonde. Ora, la volatilità eccessiva fa male in quanto genera imprevedibilità, ma anche la “bonaccia” può cagionare danni e impedire la produzione di surplus degni di questo nome. Dunque sì, la trappola della liquidità è un problema anche per i trader.

Come i trader possono difendersi dalla trappola della liquidità

I trader del Forex possono difendersi dalla trappola della liquidità? La risposta è sì. Anzi, i  metodi sono principalmente due. Il primo è il più draconiano: cambiare asset. Certo, le economie sono interdipendenti e seguono spesso un medesimo canovaccio. Lo stesso fenomeno si ravvisa con le banche centrali, a tal punto che si parla di convergenza delle politiche monetarie. 

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Tuttavia, è veramente raro che la trappola della liquidità colpisca contemporaneamente una quantità rilevante di economie. Dunque, è sempre (o quasi sempre) possibile trovare coppie di valute che non siano compromesse dalla “trappola”. Certo, questa soluzione impone un’attività di studio e di preparazione, dal momento che passare da un asset all’altro non è un gioco da ragazzi, ma è comunque una strada che può essere tentata. 

L’altra soluzione non è altrettanto draconiana ma è comunque complessa da mettere in atto: modificare l’orizzonte temporale della propria attività di trading. Se una coppia di valuta, in quanto compromessa dalla trappola della liquidità, ha raggiunto un equilibrio, non significa che le oscillazioni siano completamente assenti. Nella stragrande maggioranza dei casi, quelle a breve termine sono ancora presenti. Dunque, è su quelle che si deve puntare. 

Si tratta, in buona sostanza, di passare al trading a stretto giro, veloce o intraday. Lo scalping può essere un’idea, ma è da considerare come l’ultima spiaggia. In ogni caso, come i trader più avventati hanno scoperto sulla propria pelle, lo Scalping è anche difficilissimo da mettere in pratica, e il più delle volte rischia di rivelarsi un approccio controproducente.

Non che cambiare orizzonte temporale sia semplice, ma è una soluzione da prendere in considerazione. Di nuovo, sono necessari studi e un’attività di preparazione, soprattutto se il proprio approccio era solito prediligere il lungo periodo. 

Il consiglio, in questi casi, è di puntare sui conti demo. Questi sono considerati strumenti per principianti, per chi deve fare ancora pratica. Possono però essere utilizzati anche dai trader di lungo corso, se devono sperimentare situazioni nuove (come il passaggio a un approccio più rapido).