Il trading non direzionale è una forma di investimento speculativo che sta prendendo sempre più piede. Si contrappone al classico trading direzionale, con il quale ha poco in comune. Anzi, punta a superarne i limiti e a proporre un nuovo modo di intendere il trading. Ne parliamo in questo articolo, descrivendo le differenze con le tipologie di trading più classiche, sviscerando i vantaggi e gli svantaggi, le minacce e le opportunità.

I limiti del trading direzionale

Possiamo definire il trading direzionale come la forma più classica e lineare di investimento speculativo. Il trading basa la sua attività sul trend. Cerca di seguire il trend o muoversi in una direzione opposta, ma esso rimane la stella polare, l’elemento attorno a cui ruotano le operazioni.

adv-72

Pur essendo la forma di trading attualmente più utilizzata, e che anzi rappresenta lo standard per tutti i trader, pone in essere alcuni svantaggi o per meglio dire, difficoltà complicate da gestire. Ecco quelle principali.

Si basa sulla predizione del prezzo. Che adottiate un approccio contro-trend o Following Trend, in ogni caso il vostro scopo è sempre lo stesso: predire il prezzo. Non è esattamente l’obiettivo più semplice da portare a termine. Anzi, anche solo provarci significa praticare un analisi tecnica e fondamentale con tutti i crismi, almeno teoricamente perfetta.

Stimare l’inizio e la fine di un trend è complicato. Il trending direzionale, lo abbiamo già detto, si basa sullo studio del trend e sul suo utilizzo allo scopo di generare profitto. Ciò significa che il trader è chiamato a stimare l’inizio e la fine del trend stesso, in qualche modo a circoscriverlo. Anche in questo caso, stiamo parlando di attività piuttosto complicate.

Non consente di guadagnare sempre e comunque. Se è vero che la stella polare è il trend, ciò significa che operare “in assenza di trend” è veramente complicato, se non impossibile. In buona sostanza, le fasi laterali rappresentano sempre un motivo di difficoltà per i trader che utilizzano l’approccio direzionale. In realtà, guadagnare risulta impossibile anche se il trend discendente, dal momento che non si può fare altro che vendere, almeno nell’immediato. A meno che, ovviamente, non si utilizzino prodotti derivati come Futures e CFD.

Cos’è il trading non direzionale

Il trading non direzionale è tutta un’altra storia. Il suo scopo non è sfruttare un trend ascendente per aumentare il valore del proprio portfolio e ingenerare un surplus nel medio è lungo periodo. Il suo scopo non è nemmeno vendere allo scoperto attraverso prodotti derivati.

La vera finalità nel trading non direzionale è sfruttare le differenze di prezzo che si sviluppano non a partire dai trend ma a partire dalla volatilità, ovvero dalle oscillazioni repentine, immediate e spesso “prive di significato analitico “.

Si tratta di un cambiamento di paradigma radicale, e impatta sia dal punto di vista operativo sia per quanto concerne le attività di analisi.

Il Trading non direzionale si caratterizza per tre vantaggi principali. Ecco quali.

  • Sfruttare la volatilità. La volatilità è uno dei fenomeni importanti del mercato, probabilmente è il fenomeno che si sviluppa con maggiore frequenza. Il trading non direzionale, dunque, mette a frutto un qualcosa di estremamente abbondante, e non si esaurisce mai. Di conseguenza, le occasioni di guadagno sono superiori, almeno sulla carta.
  • Guadagnare a prescindere dal trend. Lo dice il nome stesso: Il trading non direzionale non segue il trend. Al trader che adotta questa approccio non importa se il trend generale è ascendente, discendente, se esiste o non esiste. Potrebbe operare con profitto persino durante le fasi laterali. L’unico elemento per lui fondamentale è la volatilità, o per meglio dire le oscillazioni, e queste sono presenti durante tutte le fasi del mercato.
  • Diminuisce la profondità dell’analisi. Se è vero che il trend perde di significato, allora non è necessario studiarlo con la massima dedizione. Dunque, le attività di analisi si alleggeriscono, in qualche modo subiscono una riduzione in termini di orizzonte temporale e profondità.

Il limite del trading non direzionale

Se è vero che il trading non direzionale sfrutta la volatilità e le oscillazioni, allora il compito del trader è quello di individuare i segnali di aumento del prezzo o diminuzione dello stesso nel brevissimo periodo. In buona sostanza, appena il prezzo accenna a riprendersi, il trader acquista. Appena il prezzo accenna a diminuire, il trader vende. Questa semplice dinamica, che dunque non tiene conto dei movimenti generali e a lungo termine, pone in essere in realtà alcune derive. Ecco quali.

Guadagni ristretti

Se la partita si gioca sulle oscillazioni del brevissimo periodo, allora è palese che i guadagni non possono mai essere elevati, almeno considerando il singolo trade. Infatti, è estremamente raro che da un minuto all’altro, da un’ora all’altra, il prezzo cambi in maniera sostanziale. Ciò pone in essere la necessità di produrre molti trade nell’arco della giornata, secondo un approccio che ricorda da vicino lo scalping.

Certamente Lo scalping è una forma di trading molto più frenetica, persino stressante. E la differenza sostanziale tra lo scalping è il Trading non direzionale: il primo si basa su un’azione di tipo intuitivo, il secondo si basa comunque sull’utilizzo di indicatori che segnalano con un certo anticipo il cambiamento del prezzo. Il sottoprodotto di entrambe le modalità di approccio, però, è lo stesso: guadagni singoli molto contenuti, necessità di mettere a segno svariati trade nell’arco della giornata.

adv-29

Necessità di affidarsi a un robot (perché gli episodi di volatilità

In teoria, per mettere a frutto un’attività di trading non direzionale, è necessario impegnarsi in maniera costante è quasi totalizzante. Se l’unico modo per guadagnare è produrre tanti investimenti, il trader si vede costretto a presenziare il mercato per lunghi periodi di tempo, con tutto ciò che ne consegue in termini tenuta fisica e psicologica.

Certamente, i Trader più allenati sono in grado di sopportare lo sforzo. Per tutti gli altri, fare trading direzionale significa usufruire di un supporto esterno, ovvero di software che agiscono in automatico, rispondendo agli stessi stimoli a cui risponderebbe il trader “umano”.

La necessità di praticare il trading automatico può essere considerato a tutti gli effetti una deriva del training direzionale, anche perché, a tutt’oggi, software come robot ed Expert Advisor presentano alcuni limiti, Per quanto possano essere considerati in linea di massima strumenti molti utili.