Quanto denaro è bene investire su un singolo trade? E’ una domanda che tutti i trader dovrebbero porsi, anche perché ha a che fare con una disciplina che è poi un vero salva-vita per chi si cimenta nel trading online: il money management? Ecco una guida, esaustiva per quanto completa, su come decidere le dimensioni della posizione nel Forex Trading.

Position Trading con Kelly

Chiariamo subito un punto: in realtà, non esiste un metodo unico per determinare la dimensione della posizione. Il money management stesso è una disciplina flessibile, che per sua natura si adatta (o dovrebbe farlo) allo stile di trading di ciascun e, in particolare, alla propensione al rischio. E’ ovvio: se la propensione al rischio è alta, per tutta una serie di motivi, fosse anche per una maggiore disponibilità economica, allora la dimensione della posizione sarà più corposa. Un metodo che accontenta più o meno tutti, ma che comunque sta largo ad alcuni e stretto ad altri, è quello che vede come protagonista il Criterio di Kelly.

Immagine Come Ottimizzare la Dimensione della Posizione nel Forex Trading

Chi è Kelly? E cosa dice il suo metodo?

In realtà, John Kelly non nasce come trader, tutt’altro. Lavorava, infatti, per il Bell Laboratory di AT&AT, quindi faceva sostanzialmente il tecnico. Quando però sviluppò un metodo per studiare i problemi di noise che disturbavano le linee telefoniche, alcuni giocatori si accorsero che, miracolosamente, proprio per caso, che tale metodo poteva essere applicato al mondo delle scommesse. Nello specifico, per ottimizzare le puntate delle scommesse, insomma per fare il cosiddetto “bet sizing”. Da qui alla dimensione della posizione nel Forex trading il passo è breve. D’altronde, che cosa è la determinazione della dimensione del trade (in inglese, position sizing) se non una ottimizzazione delle puntata delle scommesse?

Il Criterio di Kelly

Il Criterio di Kelly, in realtà, è più difficile da spiegare che da utilizzare. Per prima cosa, occorre conoscere le due componenti fondamentali che lo costituiscono, che sono:

Le probabilità di vincita, in gergo winning probability, ossia la probabilità che ciascuna posizione si risolva in una vincita (gain).

Il rapporto tra vincita media e perdita media, in gergo (winAV/lossAV ratio), ossia il valore medio delle posizione conclusesi in vincita fratto il valore medio delle posizioni conclusesi in perdita.

Ora, possiamo enunciare la formula, che all’inizio, e senza conoscere gli altri termini, può risultare incomprensibile.

Kelly % = W – (1 – W) / R

Facciamo luce sui termini.

W è la probabilità di vincita, il Winning Probability

R è il winAV / lossAV ratio

La formula, più che un numero assoluto, restituisce una percentuale. Non potrebbe essere altrimenti, visto che tutti i trader partono da diversi capitali. Su che cosa si calcola questa percentuale? A questo domanda risponderemo in seguito. Prima di tutto, è necessario calcolare W ed R, e non è una passeggiata.

Sia per calcolare W che per calcolare R dovete compiere uno studio sul vostro operato da trader. Esatto, siamo nel campo della statistica o, perlomeno, della raccolta dei dati. E’ questa la più grande forza del Criterio Kelly, che lo rende adatto a ciascun trader. Di fatti, è cucito addosso alla propria storia personale. Questo, però, implica un lavoro non da poco: registrare gli ultimi 50 trade. Potete farlo manualmente (in senso relativo), ossia studiando la lista del vostro broker, oppure utilizzare un ben più comodo sistema meccanico di trading, che mette a disposizione il back testing.

Da qui, calcolare W è relativamente semplice: prendete il numero delle posizioni in gain, ossia che si sono concluse con una vincita, e dividetelo per 50. Se per esempio avete vinto 30 volte su 50, il W sarà di 0,6.

Adesso, calcolate R, che è già più difficile. Dovete prima di tutto sommare i valori delle vincite e dividere per il numero delle vincite stesse. Ipotizziamo che la somma esca 15.000 (euro, ovvio). Il dato parziale sarà di 500 euro (le vincite erano 30, ricordate?). Successivamente, dovete fare lo stesso per le perdite. Immaginiamo che questa seconda somma restituisca 6.000, che diviso 20 fa 300. Ora, ricavate R semplicemente ponendo a frazione le due medie. 500/300 fa 1,66.

Non rimane che inserire i valori così ottenuti nella formula di Kelly.

Come si interpretano i risultati?

Una precisazione: il risultato da sempre un numero inferiore a uno. Per la precisione, tra zero e uno. Moltiplicate per 100 e ricavate la percentuale di portafoglio da spendere per un singolo trader. Nell’esempio che abbiamo fatto, la formula restituisce 0,36. Questo valore, reso in percentuale, consegna il 36%.

Ciò vuol dire che dovete investire il 36% del vostro portafoglio ogni singola operazione? Certamente no. Indica semplicemente il massimo che potete investire. La dimensione della posizione nel Forex Trading, anche secondo il criterio di Kelly, è passibile di un tetto, che è poi il tetto del buon senso. Questo dice che è sempre sconsigliato investire più del 20% del proprio portafoglio. Va da sé che il Criterio di Kelly funziona soprattutto su quei trader che non inanellano il classico filotto di vittorio, e va bene così dal momento che il Position Sizing è un problema di tutti, ma soprattutto di chi ha problemi di profitto. Anche perché se solo proviamo ad abbassare di poco sia la probabilità di vincita che la media del gain la percentuale finale risulta molto più bassa. Se proviamo ad utilizzare i numeri che producono i trader perdenti, è davvero prossima al’1%.

Si può comunque discutere quanto il Criterio di Kelly sia efficace, dal momento che non esiste niente di perfetto in questo mondo ed è, anzi, tutto confutabile.

Beh, dipende dall’utilizzo che se ne fa. Se è l’unico strumento di money management, allora è destinato al fallimento. Anche perché non agisce su un piano qualitativo, ma solo quantitativo. Non dice quale trade è sicuro e quale trade è meno sicuro, non riflette le condizioni del mercato. Semplicemente, dà una indicazione di massima circa la maggiore dimensione sopportabile, vista alla luce della storia personale di chi lo utilizza. Traccia un confine che, c’è da crederci, è già tanto.