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Sull’impatto dei prezzi nel Forex Trading nessun trader che si definisca non alle prime armi dovrebbe avere dubbi. I market mover che fanno riferimento ai prezzi, infatti, rappresentano alcuni tra gli elementi base dell’analisi fondamentale, pratica assolutamente necessaria per prevedere o almeno farsi un’idea dell’andamento del mercato.

Nell’articolo che segue forniremo alcuni strumenti teorici per comprendere appieno l’impatto dei prezzi sul Forex Trading e offriremo qualche consiglio per interpretare al meglio i dati, facendo distinzione tra i vari market mover e concedendo il giusto spazio alle specificità delle economie più importanti.

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Perché i market mover dei prezzi sono importanti

Il primo passo per utilizzare in maniera proficua i market mover dei prezzi è indagare sulle origine della loro importanza, ovvero rispondere alla domanda perché i dati sul prezzo sono importanti. I motivi sono essenzialmente tre (almeno quelli principali) e riguardano elementi tecnici, psicologici e spiccatamente monetaria.

La questione dell’economia reale. La verità, almeno da questo punto di vista, è abbastanza scontata. I market mover sui prezzi incidono sull’economia reale. Non è un dettaglio da poco, dal momento che le performance, lo stato di salute e l’outlook dell’economia reale orienta in maniera netta le azioni degli investitori, a tutti i livelli (a partire da quelli istituzionali). Prendiamo l’inflazione ad esempio: un rallentamento dei prezzi fin sotto i livelli di guardia genera un effetto paralizzante sull’economia. Analogamente, un aumento fuori controllo dei prezzi genere pesanti squilibri.

La questione della politica monetaria Anche qui siamo nel campo delle verità apparentemente scontate. Le performance dei prezzi orientano le decisioni di politica monetaria. Ovvero, vengono ampiamente e prioritariamente considerate dalle banche centrale nella modulazione dei tassi di interesse. A loro volta, i tassi di interesse incidono in maniera netta e preponderante sulla quotazione delle valute (sia per una questione tecnica che psicologica). Non c’è da stupirsi: il primo compito elle banche centrali è proprio quello di “tenere a bada” i prezzi, ovvero mantenerli su un livello che stimoli la crescita economica e non danneggi gli investimenti a breve e lungo termine.

Psicologia ed effetto tecnico. Quando si parla di impatto sul Forex Trading, è difficile tracciare un confine tra effetti tecnici ed effetti psicologici. Ciò riguarda tutti i market mover, ma soprattutto quelli che si pongono in una relazione diretta o quasi diretta con le questioni monetarie. I market mover dei prezzi, vista soprattutto l’impatto sulle decisioni di politica monetaria, possono essere ascritti a questa categoria. In ogni caso è bene prendere in considerazione che l’impatto dei market mover dei prezzi potrebbe essere causato anche dalle aspettative che i trader si erano fatti prima della pubblicazione e dalle aspettative che si fanno dopo la pubblicazione dei dati.

Quali sono i principali market mover dei prezzi

Il market mover più importante, nonché quello in assoluto maggiormente preso in considerazione, è l’inflazione. Tuttavia, l’analisi dei prezzi non si limitano allo studio di questo dato. A complicare le cose intervengono altri. Ecco una panoramica esaustiva.

Indice dei prezzi al consumo. E’ l’indice dei prezzi più importante in assoluto, noto nel gergo non tecnico come inflazione. Nelle lingue anglosassoni è noto invece come CPI, Consumer Price Index. Questo market mover, per i pochi che non lo sapessero, segnala la variazione dei prezzi registrati durante il commercio al dettaglio. E’ ricavato dallo studio di un paniere di beni, che viene ritoccato con ampi margine di discrezione dagli istituti di statistica e ricerca nazionali (in Italia è l’ISTAT). Universalmente, è considerata una buona inflazione quella che si avvicina al 2% annuo.

Indice dei prezzi alla produzione. Il market mover è quasi del tutto simile all’inflazione. Anche l’indice dei prezzi alla produzione, infatti, segnala la variazione dei prezzi a partire da un paniere di beni. Tuttavia, i prezzi non vengono rilevati al consumo, ovvero al commercio minuto, bensì al passaggio della merce dalla produzione alla distribuzione. E’ un dato utile in quanto offre informazioni sulla futura inflazione. Anche in questo caso, il livello ideale è prossimo al 2%, sebbene sia tendenzialmente più alto rispetto all’inflazione “semplice”.

Varianti minori degli indici di prezzo. L’indice dei prezzi al consumo e gli indice dei prezzi alla produzione sono i market mover più importanti (tra quelli che riguardano i prezzi), quelli che tutti i paesi elaborano e comunicano. A seconda delle esigenze dei vari paesi, che in merito hanno un significativo margine di discrezione, possono essere comunicati altri indici, ovvero varianti più o meno importanti. Il riferimento, per esempio, è all’indice dei prezzi all’ingrosso, che rileva i prezzi non al passaggio tra produttore e distribuzione, bensì tra distribuzione ed esercente. Più spesso, però, vengono evacuati dati che ritraggono l’inflazione al netto di alcuni merci “particolari”, come gli energetici (es. petrolio).

Come leggere i market mover dei prezzi

Come si leggono e interpretano i market mover sul prezzo? La risposta è meno scontata di quanto si possa immaginare. Di seguito, alcune informazioni utili per chi voglia utilizzare in maniera puntuale ed efficace questa tipologia di market mover in una prospettiva previsionale.

La direzione rispetto al target. Per analizzare molti market mover si fa riferimento, spesso, alla direzione. Se il valore cresce, l’impatto è rialzista. Se il valore decresce, l’impatto è ribassista (o viceversa). Questo ragionamento, in relazione a inflazione et similia, non è valido. Infatti, occorre guardare il movimento rispetto al target. Ovvero rispondere alla domanda: l’inflazione si sta avvicinando al target o si sta allontanando? Nel primo caso, l’impatto è rialzista. Nel secondo caso, l’impatto è ribassista.

L’analisi diacronica. In alcuni casi, l’impatto non è consequenziale. Ovvero, potrebbe essere “sporcato” da alcune dinamiche. Per esempio, una oggettiva difficoltà che i prezzi hanno vissuto nell’intraprendere la direzione giusta. Per questo motivo è bene sempre contestualizzare. Ad esempio, l’inflazione giapponese è storicamente bassa. Per giunta, fa fatica anche solo ad aumentare, a produrre segni più. Da questo punto di vista è ovvio: se l’inflazione giapponese a un certo punto intraprendesse in maniera netta una direzione di avvicino al target del 2% annuo, l’impatto andrebbe oltre quello che sarebbe lecito aspettarsi.

La specificità delle singole economie. Questo punto è un diretto corollario del precedente. Occorre prendere considerare i dati (e filtrarli) in base alle specificità della singola economia. Per esempio, l’Europa e il Giappone si caratterizzano per una inflazione molto bassa. Viceversa, l’inflazione del Brasile e dell’India è storicamente alta (e non c’è di che stupirsi, visto che sono economie emergenti). Per questo motivo, un aumento di trenta punti base dell’inflazione ha un impatto se riguarda l’Europa o il Giappone, e ha un altro impatto se riguarda il Brasile e l’India. Il tutto anche se in entrambi i casi ci fosse un avvicinamento al target del 2% annuo.

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