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Forex, azionario e materie prime. Tre mercati diversi, che si caratterizzano per alcune profonde differenze, e che richiedono una certa specializzazione per essere padroneggiati al meglio. Ciò impone al trader di compiere una scelta fin dall’inizio, e a lungo termine. Chi si approccia al trading deve decidere se puntare al Forex, all’azionario e alle materie prime. Senza considerare, ovviamente, gli altri mercati. Tuttavia citiamo questi, perché sono i più frequentati in assoluto.

Nell’articolo che segue offriamo qualche strumenti per orientarsi in questa scelta. Una scelta che, come vedremo nel prossimo paragrafo, può essere anche piuttosto complicata.

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Forex, azionario, materie prime: qual è il mercato migliore?

Il trading in erba, o per meglio dire colui che ancora non ha iniziato a investire, molto probabilmente non ha ancora maturato una preferenza specifica per questa o per quell’asset class. E’ assolutamente normale, dal momento che dal di fuori la scelta potrebbe sembrare arbitraria. Dunque, il suo obiettivo è semplicemente puntare al mercato più redditizio, quello che offre i maggiori guadagni con il minimo sforzo.

Quale dei tre mercati risponde a questo profilo? Insomma, chi vince la partita tra Forex, azionario e materie prime? E’ davvero difficile rispondere a questa domanda. Quindi, è meglio mettere le mani avanti: è impossibile aggiudicare la palma del “miglior mercato”. La questione è molto più complessa di quanto si possa pensare, dal momento che ciascun mercato ha i suoi pregi e i suoi difetti, le sue peculiarità e i suoi tratti distintivi. Essi manifestano una certa compatibilità con determinati stili di trading, piuttosto che con altri. Dunque, la scelta riguarda il trader, e solo il trader. Insomma, è soggettiva.

Anche scegliere in base alla propria soggettività può essere complicato. Da qui, la necessità in primis di conoscere le proprie esigenze e passare in rassegna il proprio approccio, secondariamente di conoscere a fondo i mercati oggetto del contendere. I prossimi paragrafi vi aiuteranno proprio a maturare le giuste conoscenze circa il Forex, l’azionario e le materie prime. Proponiamo infatti un’analisi comparata, che prenda in considerazione importanti criteri come l’analisi tecnica, l’analisi fondamentale, la componente strategica e la componente operativa.

L’analisi tecnica

L’analisi tecnica è un’attività fondamentale. Essa consente di maturare una certa consapevolezza del mercato, di capire in che direzione sta andando. Consente anche di trarre elementi utili alla composizione degli ordini, nonché di raccogliere informazioni il più possibile plausibili circa il futuro del mercato stesso. Possiamo paragonarlo a uno studio approfondito dei prezzi che fa riferimento a modelli statistici, che si basa sul concetto della “storia che si ripete”. In estrema sintesi, posto un evento A, la reazione sarà sempre B; posto un evento C la reazione sarà sempre D e via discorrendo.

L’attività di analisi tecnica segue un canovaccio simile da mercato a mercato. Simile, appunto, ma non identico. Anche sotto questo aspetto, infatti, si segnalano alcune importanti differenze. Esse riguardano soprattutto la reattività ai prezzi rispetto alle dinamiche interne al mercato, ovvero agli scambi. L’analisi tecnica, infatti, può rilevare solo queste dinamiche e nessun’altra. Per esempio, non dice nulla circa l’impatto degli eventi economici, che sono appunto appannaggio dell’analisi fondamentale (a essa dedicheremo il prossimo paragrafo).

Un altro elemento da considerare è la liquidità. Più il mercato è liquido, minore è l’impatto dei grandi investitori. Se l’impatto è grande, l’ago della bilancia si sposterebbe in modo quasi arbitrario e quindi poco prevedibile, almeno dall’analisi tecnica.

Partiamo dal Forex. Quanto i prezzi sono suscettibili degli scambi? Ebbene, molto ma non moltissimo. L’analisi tecnica è in grado di cogliere la maggior parte dei movimenti, ma non tutti. Infatti, alcuni di questi sono causati esclusivamente da fattori esterni. L’analisi tecnica, comunque, conserva per intero il suo ruolo. Per quanto riguarda la liquidità, invece, c’è poco da dire: il Forex è il mercato più liquido del mondo, dunque almeno in linea teorica l’impatto dei “big” è limitato, e certamente non inficia – se non con qualche eccezione – le evidenze dell’analisi tecnica.

Discorso parzialmente diverso per l’azionario. La stragrande maggioranza dei prezzi è infatti causata da dinamiche interne, dagli scambi, che in questo mercato sono sempre accesi. D’altronde, la borsa è sinonimo di investimento speculativo. Dunque, l’analisi tecnica è in questo caso un’attività imprescindibile. Per quanto concerne la liquidità, anche l’azionario è messo bene, anzi benissimo, per quanto non sia in grado di rubare lo scettro al Forex. Dunque, l’impatto dei grandi investitori si nota, ma raramente incide sulle valutazioni post-analisi tecnica.

Discorso abbastanza diverso per le materie prime. Certo, fare di tutta l’erba un fascio è complicato in questo caso, dal momento che le materie prime sono numerose, e ciascuna è dotata di una sua specificità. Tuttavia, hanno alcune caratteristiche comuni. Per esempio, la dipendenza da fattori esterni. D’altronde, stiamo parlando di materie prime, dunque di materiali che servono a qualcosa, che rappresentano una funzione di altre attività. Anche la liquidità risulta minore rispetto all’azionario e al Forex, per quanto sia comunque abbondante.

L’analisi fondamentale

L’analisi fondamentale è lo studio degli eventi economici, politici e sociali che possono impattare sui prezzi. La finalità è appunto anticipare l’impatto e agire di conseguenza. Anche in questo caso, siamo di fronte a un’attività sia conoscitiva che previsionale. E anche in questo caso si segnalano differenze di approccio da un mercato all’altro. La questione riguarda la “facilità” nella pratica dell’analisi tecnica, ovvero la stabilità del rapporto tra i prezzi e i market mover (ovvero gli eventi impattanti).

Partiamo dal Forex. I market mover del Forex sono innanzitutto gli appuntamenti periodici riguardanti la politica monetaria, come i meeting delle banche centrali chiamate a decidere i tassi di interesse. Sono importanti market mover anche le pubblicazioni dei dati sull’economia reale, dal momento che una valuta è sempre espressione di almeno un sistema economico. Lo stesso dicasi dei sistemi politici: una notizia di risonanza internazionale e riguardante un paese, può muovere il prezzo della sua valuta. Ebbene, il legame tra questi market mover e i prezzi è piuttosto solido, per quanto non granitico. Per esempio, all’annuncio del crollo del PIL segue spesso e volentieri una svalutazione più o meno grande della valuta corrispondente.

Per quanto riguarda le azioni, il discorso è simile. In questo caso, i market mover riguardano l’economia reale, ovvero le sue performance. L’analisi fondamentale però segue dinamiche particolari a causa della specificità di ogni singolo azionario. Per esempio, guardare ai dati sulla produzione è importante se si commercia con un titolo azionario emesso da un grande gruppo industriale, mentre è quasi inutile se si commercia con un titolo azionario collegato a un’azienda di servizi o delle telecomunicazioni.

Discorso ancora più complicato per le materie prime. Infatti, le materie prime dipendono quasi esclusivamente dagli eventi esterni. A muoverne i prezzi, però, sono soprattutto gli eventi estemporanei. Per esempio, l’esplosione di tensioni geopolitiche per il petrolio, oppure una catastrofe naturale (come ce ne sono sempre ogni anni) per il cacao e così via. Dunque, l’analisi fondamentale è allo stesso tempo necessaria e difficile. 

Strategia e operatività

Ci sono altri due punti da analizzare, sempre in una prospettiva di comparazione: la strategia e l’operatività. A tal proposito possiamo prendere in esame elementi quali l’offerta di asset e la volatilità dei prezzi. La prima incide sul grado di personalizzazione a disposizione del trader, sulla possibilità per lui di individuare uno spazio che risponda alle sue esigenze. La volatilità invece incide sulla generica difficoltà nella gestione dell’operatività. E’ ovvio: se un asset è volatile, è molto più difficile da gestire, soprattutto quando si è dentro al mercato (ovvero quando si ha una posizione aperta).

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Partiamo anche in questo caso dal Forex. L’offerta di asset è ampia ma non amplissima. Tra parentesi, si parla di coppie di valute, dal momento che il prezzo di una valuta può essere stabilito solo in relazione ad un altra. Le valute, in tutte il mondo, sono pochissime centinaia, alcune delle quali niente affatto significative per il trading. Dunque il paniere si restringe, e non è poi così pieno. Dipende, poi, dalle possibilità del broker, che potrebbe limitarsi anche a poche coppie di valute (anche meno di una decina). Per ciò che concerne la volatilità, il Forex presenta valori medi, oscillazioni sufficientemente ampie da garantire occasioni di guadagno ma raramente in grado di vanificare qualsiasi attività di analisi.

Passando alle azioni, il discorso si complica. Le azioni sono molto volatilità, anche perché spesso sono coinvolte in dinamiche di natura psicologica. Il termine “panico in borsa” è entrato nell’immaginario collettivo. In periodi di relativa calma, le oscillazioni sono contenute, ma questo equilibrio rischia di rompersi con una certa frequenza. Nulla da ridire, invece, sull’offerta: è praticamente sterminata. Sono migliaia e migliaia, anzi decine di migliaia le imprese quotate in borsa, dunque c’è solo l’imbarazzo della scelta. Qualsiasi trader, anche il più esigente e “particolare”, può trovare una sua nicchia e prosperare.

Infine, le materie prime. Qui le oscillazioni sono importanti, anche se raramente al livello delle azioni. L’offerta, invece, è abbastanza ristretta, più che nel Forex. Gli asset disponibili si contano sulle dita di una mano, specie se si escludono dal conteggio i metalli preziosi: cacao, caffè, zucchero, grano, petrolio, gas e pochi altri. Questo potrebbe causare qualche problema in fase di scelta, anche perché non è detto che le esigenze di un trader collimino con uno dei pochi asset a disposizione.

Leggibilità

Con il termine leggibilità intendiamo la quantità e la qualità delle notizie a disposizione del trader, e che possono essere utilizzare come orientamento per elaborare gli ordini.

Per quanto riguarda il Forex, siamo su livelli ottimali. I volumi di investimento e la liquidità sono al top, dunque il mercato calamita l’interesse di molti investitori. Di conseguenza, abbondano i paper e le analisi, anche giornaliere, che riguardano il dollaro, l’euro, la sterlina etc. Ovviamente, è necessario saper scegliere, e distinguere i contenuti interessanti dai rumori di fondo.

Stesso discorso per le azioni. Anzi, sono considerate il mercato per eccellenza (più per retaggio che per importanza reale), dunque anche in questo caso abbondano documenti, contenuti e analisi che aiutano a comprendere il mercato. Tuttavia, si segnala una certa specializzazione nei confronti di un paniere ristretto di titoli azionario (quelli più famosi e a maggiore capitalizzazione).

Discorso diverso, invece per le materie prime. Se si escludono il petrolio e il gas, che comunque segnalano una certa penuria di informazioni rispetto all’azionario e al Forex, gli altri asset sono considerati un po’ troppo di nicchia per giustificare una produzione sostenuta di materiale analitico.

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