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La sfera psicologica ricopre una importanza enorme nel trading online. Dopotutto, benché l’immaginario collettivo lo ritragga come un individuo freddo, razionale e calcolatore, il trading è innanzitutto un uomo. Dunque, se un aspirante trader vuole fare successo, e quindi punta a entrare in quello sparuto gruppo che con il trading guadagna, è bene che faccia fin da subito i conti con le pressioni psicologiche che affiorano quando si va a mercato.

In alcuni casi, le fisiologiche pressioni psicologiche assumono i contorni di un vero e proprio condizionamento. L’attività di trading ne risente, e viene in qualche modo indirizzata dai fattori che determinano tale condizionamento, fino a giungere alla compromissione vera e propria.

Nell’articolo che segue approfondiamo il ruolo del condizionamento psicologico nel trading online, elencando le varie tipologie di condizionamento e gli atteggiamenti sbagliati che ne conseguono.

I condizionamenti psicologici interni

Con tutta probabilità, i condizionamenti psicologici interni, ovvero quelli derivanti quasi esclusivamente dalla propria struttura mentale o da uno stato di fatto “materiale” ma riconducibile a se stessi, sono quelli più difficili da eliminare. Tre, in particolare, generano un impatto veramente significativo.

Personalità. Dalla propria personalità, dal proprio carattere, giungono le pressioni psicologiche più pesanti. D’altronde, affrontare il mercato, entità per sua stessa natura votata all’incertezza, non è cosa da tutti. E’ necessario aver acquisito o comunque vantare (c’è chi è fortunato e ha una predisposizione) una struttura mentale adeguata: resistenza allo stress, freddezza, lucidità, resilienza, ambiziose sono solo alcune delle abilità fondamentali. Di contro, un individuo che tende all’emotività, che perde facilmente la stima in se stesso, è destinato a subire l’influenza della sua sfera psicologica in modo eccessivo.

Conoscenze. Ovviamente, è impossibile anche solo pensare di praticare il trading online senza un bagaglio di conoscenze adeguato, senza aver sostenuto un percorso di formazione completo. Anche un aspirante trader che ha sempre agito in perfetta buona fede, però, potrebbe arrivare all’appuntamento con il mercato con un bagaglio non sufficiente. In questo caso, presto o tardi, egli avverte di essere in ritardo sulla tabella di marcia e comincerà a sviluppare una certa insicurezza. Questa insicurezza, poi, si trasforma facilmente in paura… Fino a giungere a quello che è un vero e proprio condizionamento interno.

Il patrimonio. Apparentemente, la situazione patrimoniale non dovrebbe avere nulla a che fare con la sfera psicologica. E invece incide parecchio. Se un trader ha dalla sua un capitale ingente, dunque è consapevole che anche qualora perdesse tre, quattro trade consecutivamente la sua situazione patrimoniale rimarrebbe stabile, come si comporterà? Certamente, agirò con un maggiore senso di sicurezza, con minore paura. Nella peggiore delle ipotesi, nel caso giungesse a una deriva, in maniera imprudente e sfrontata. A prescindere dalle conseguenze, la situazione patrimoniale impatta dal punto di vista psicologico.

I condizionamenti psicologici esterni

Per condizionamenti psicologici esterni si indicano tutti quelle pressioni psicologiche che scaturiscono da fattori esterni, che non dipendono dalle proprie azioni o dalla propria struttura mentale. Sono i più complicati da rimuovere, anche perché non dipendono dalla propria volontà. Tuttavia, sono anche quelli con cui è più facile venire a patti. Limitarne gli effetti potrebbe non essere così difficile.

Il fattore tempo. Spesso non ci si pensa, ma la maggior parte dei trader non opera full time. Semplicemente, non ne ha la possibilità. Deve fare altro per vivere e sostentarsi, almeno in attesa di aver accumulato la necessaria esperienza e aver compiuto il passaggio al professionismo. Il tempo può generare pressioni di tipo psicologico. Se non si ha molto tempo a disposizione per tradare, ma si avverte la necessità (anche per una questione di autostima) di generare risultati, può emergere una condizione di stress. Anzi, di stress ulteriore visto che questo particolare stato mentale è praticamente la prerogativa di qualsiasi attività di investimento speculativo.

Le fasi del mercato. Mettiamo in chiaro una cosa: il mercato è sempre incerto, a tratti imprevedibili. Tale incertezza, a sua volta, genera pressioni psicologiche, non fosse altro la semplice paura di sbagliare. In alcuni periodi, però, il mercato è più imprevedibile del solito. Anzi, meno leggibile. E’ in questi momenti che il trader – almeno quello meno esperto – non sa più che pesci prendere. Di nuovo, emerge dell’ulteriore stress, che può trasformarsi in una sofferenza psicologica vera e propria. Gli esperti, in questo caso, consigliano semplicemente di aspettare che la bufera passi, in modo da non rischiare perdite insostenibili o, peggio, inutili (anche ai fini del percorso di miglioramento e lavoro su se stessi).

La comunità dei trader. Ovviamente, questo fattore incide solo su chi intende il trader in senso “sociale”, ovvero frequenta una comunità di trading e da essa, occasionalmente, ne trae forza, competenze, consigli utili per la propria attività. A dire il vero, il trader è molto spesso un’attività solitaria, ma non mancano coloro che appartengono all’altra campana. In quest’ultimo caso, come in tutte le comunità, il singolo viene influenzato dal gruppo. Nella migliore delle ipotesi in senso positivo, nella peggiore delle ipotesi subendo pressioni, non necessariamente consapevoli. Se il gruppo che si sta frequentando produce un certo tipo di performance, questo genera pressioni indebite, e in qualche modo alza l’asticella del singolo che magari arranca.

Gli errori tipici e frequenti dei trader

Questi condizionamenti psicologici portano il trader a compiere alcuni errori, soprattutto di impostazione. Ecco i più frequenti.

Under-trading. Accade soprattutto quando le pressioni psicologiche inibiscono il trader. In questo caso il sentimento dominante è la paura. Il rischio è di non cogliere le occasioni quando arrivano, e innescare un circolo vizioso che non produce altro che disistima.

Over-trading. E’ l’esatto opposto, e coincide con il “trader troppo”, dunque con una esposizione elevata. Accade quando, per un motivo o per un altro, si cerca un riscatto oppure si è presi da un sentimento di euforia.

Eccessiva propensione al rischio. Essa si verifica durante molte casistiche, non ultimo il senso di emulazione tipico degli individui che subiscono il gruppo (se il gruppo ovviamente, a torto o a ragione, si comporta in un certo modo).

Leva troppo alta. La necessità di operare con leve alte, magari superiori a 20:1, può dipendere da molte situazioni. L’ansia per un capitale di partenza risicato, ma anche la volontà di riscatto dopo una sconfitta.

Scarsa accettazione delle perdite. Non è facile accettare una sconfitta, eppure si deve farlo. Anche perché rappresentano una parte insostituibile dell’attività di trading. Nel caso non si riuscisse ad accettare la perdita, non si sarebbe in grado di rielaborare la stessa. In questo modo, ogni possibilità di imparare dai propri errori sarebbe preclusa.

Adozione di strategie non adatte al proprio stile. E’ una delle conseguenze dell’impatto della comunità sul singolo. In genere, il singolo replica i comportamenti della massa. In questo caso è davvero un errore, anche perché a ogni stile di trading (o anche solo a ogni personalità) corrisponde un tipo di strategia.

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