Il Bitcoin sta attraversando un periodo travagliato. Di conseguenza, anche alcuni investitori stanno avvertendo alcune difficoltà. Altri, invece, hanno subito una vera e propria debacle. Alla base, ovviamente, i movimenti della criptovaluta, il suo andamento nel mercato, ben peggiore rispetto alle attese di inizio anno.

Tuttavia, hanno inciso alcune false credenze che hanno sostanzialmente privato gli investitori meno esperti di efficaci strumenti di contrasto, che hanno compromesso le loro capacità di reazione. Ne parliamo qui, fornendo una panoramica delle recenti vicende del Bitcoin e dando contezza di queste false credenze. 

Bitcoin, un anno particolare

Il 2022 è un anno particolare per il Bitcoin. Secondo i detrattori, l’anno della fine delle speranze di stabilità. Non si parla più di bolla pronta a scoppiare (ormai il Bitcoin è una realtà, ed è qui per rimanere) ma le difficoltà sono evidenti anche a chi tende a mostrare un atteggiamento troppo fiducioso. È sufficiente dare un’occhiata ai grafici per comprendere la reale portata del crollo del Bitcoin. Vedi grafico BTC/USD.

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L’8 novembre 2021, la criptovaluta aveva fatto segnare il suo massimo di sempre, superando i 67mila dollari. Da lì, la discesa. Che non disegnasse semplicemente un insieme di rimbalzi tecnici, lo si è compreso però ad aprile, quando il Bitcoin ha intrapreso una rapidissima discesa, che lo ha portato a minimi davvero bassi, che non si vedevano da quasi due anni. Per la precisione, a metà giugno 2022 è sceso al di sotto dei 20mila dollari.

Nel momento in cui stiamo scrivendo, il Bitcoin sembra impegnato in una fase laterale con qualche speranza di crescita.

Le 4 false credenze che hanno segnato il fallimento di alcuni investitori

È evidente che con questi numeri molti investitori ci abbiano lasciato le penne. C’è però chi ha saputo intravedere in lontananza la valanga ed è riuscito a reagire. Tutti gli altri sono stati frenati da alcuni pregiudizi di troppo, che hanno in qualche modo compromesso la capacità di leggere la situazione e agire di conseguenza.

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Credenze che, in realtà, accompagnano da sempre gli investitori più entusiasti del Bitcoin e che hanno il dono della plausibilità. Almeno, sembrano plausibili nei periodi di crescita. 

Ecco alcune di queste credenze, le più dannose. 

Il Bitcoin è destinato a salire

È probabilmente la credenza più diffusa tra i meno esperti. Anzi, molti sono entrati nel mercato proprio spinti da questa convinzione. Di certo, sono caduti preda di qualche campagna pubblicitaria troppo ardita, se non addirittura disonesta. La verità è che il Bitcoin, al netto delle sue tante diversità, può essere considerato come un asset di investimento vero e proprio (oltre che un asset funzionale). Dunque, sottostà a tutte le regole degli altri asset. 

È davvero raro che un asset sia percorso da un trend non solo ascendente, ma anche estremamente duraturo. E quando accade, è probabile che la corsa termine con l’esplosione di una bolla. 

Ovviamente, chi credeva che il Bitcoin non potesse fare altro che “salire”, almeno nel lungo periodo, è stato preso in contropiede dall’ultima ondata ribassista. 

Il Bitcoin è indipendente dall’economia mondiale. 

Un altro mito sul Bitcoin è l’indipendenza. Di certo, gode di una totale autonomia rispetto a organismi che possano modificarne artificiosamente l’offerta. Insomma, niente banche centrali e affini per Bitcoin (così come per le altre criptovalute). Tuttavia, ciò non si traduce con l’assenza di vincoli dalle condizioni economiche. 

Anzi, la questione è più complessa rispetto agli altri asset in quanto il Bitcoin non ha una valuta nazionale, dunque non ha un’economia nazionale a cui fare riferimento. Semplicemente, è influenzato in vario modo dal clima economico internazionale.

Il Bitcoin è il nuovo oro.

Più che una falsa credenza, l’associazione Bitcoin – “nuovo oro” era è una speranza. O, per meglio dire, una prospettiva. Ovviamente, per nuovo oro si intende un bene rifugio che possa essere meta di molti investitori durante i periodi più caotici, soprattutto lato monetario. 

Ebbene, le economie occidentali sono in difficoltà, l’inflazione galoppa e i tassi di interesse sono ancora bassi. Eppure l’oro sale, come lecito aspettarsi (pur con alti e bassi), mentre il Bitcoin si è pesantemente svalutato. 

D’altronde, il Bitcoin non ha le carte in regola per poter essere considerato un bene rifugio, se non altro perché pecca di instabilità e non gode ancora di un clima di fiducia sufficiente.

Il Bitcoin è indipendente dalle faccende extra-economiche. 

Stesso discorso per le vicende sì esterne al mercato, ma che non riguardano l’economia. Il riferimento è agli eventi geopolitici. La guerra in Ucraina, tra le altre cose, ci ha mostrato quanto Bitcoin sia suscettibile a certi avvenimenti. Il motivo è intuibile: i disordini in un paese allontanano (o perché no, avvicinano) gli investitori, in alcuni casi possono compromettere le attività di mining. Tra l’altro è proprio quanto è accaduto in Ucraina

Stesso discorso ovviamente per le deliberazioni dei policy maker di politica monetaria, che potrebbero concedere aperture di credito al Bitcoin, piuttosto che adottare un approccio più tranchant.